Governo, Meloni cerca la quadra: a che punto siamo

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Proseguono le trattative nel centrodestra per la formazione del nuovo governo e non sono poche le spine che la Meloni sta tentando di spuntare.

Il Corriere della Sera sembra delineare una situazione tutt’altro che semplice da definire, al punto da ipotizzare addirittura che, in caso di mancato accordo dentro la coalizione, la leader di Fratelli d’Italia possa tirare dritto, presentare la lista dei ministri al Capo dello Stato secondo quelli che sono i suoi desiderata e le indicazioni del Quirinale, e poi presentarsi in Parlamento a chiedere la fiducia “al buio”. A quel punto saranno gli alleati a doversi assumere le proprie responsabilità di fronte al Paese. Scenario eccessivamente pessimista, probabilmente non del tutto rispondente alla realtà, ma trovare la quadra si sta rivelando alquanto complicato.

La Lega insiste nel chiedere il Ministero dell’Interno per Matteo Salvini e se non fosse chiaro che questa è la posizione ufficiale del Carroccio, a ribadirla è stato Giancarlo Giorgetti il più governista e filo draghiano dei leghisti; il quale ovviamente punta ad un ministero pesante per il leader in vista di una probabile resa dei conti interna che prima o poi dovrà avvenire e che tanti nel partito stanno chiedendo,

Il problema è che il ritorno di Salvini al Viminale non risulterebbe molto gradito a Mattarella che preferirebbe per il capo leghista un ministero meno delicato, lo Sviluppo Economico per esempio, o l’Agricoltura, e questo per due motivi; per evitare nuove tensioni con l’Europa sul tema dell’immigrazione e degli sbarchi visto che Salvini, essendo uscito fortemente indebolito dalle elezioni ha bisogno di riguadagnare terreno; e il tema della sicurezza, unito a quello delle bollette, è il suo cavallo di battaglia. Ma il Capo dello Stato è anche preoccupato da un aumento della tensione sociale in vista dell’inverno difficile che si annuncia all’orizzonte, con la crisi energetica e le bollette alle stelle e teme disordini di piazza: per questo preferirebbe avere al Viminale un profilo più moderato ed istituzionale per la gestione dell’ordine pubblico. Una preoccupazione condivisa anche dalla Meloni che sa benissimo come il suo essere di destra la pone in una situazione molto delicata per ciò che riguarda il rapporto con le piazze. E le opposizioni non aspettano di meglio per poter gridare al “governo fascista”.

Ma non è tutto: Salvini è anche sotto processo per sequestro di persona, un reato che gli viene imputato nell’esercizio delle sue funzioni da ministro dell’Interno durante il Conte 1. Il leader del Carroccio ha più volte avuto al riguardo scontri aperti con la magistratura accusando i giudici che lo hanno inquisito di pregiudizio politico. E tutto vuole la Meloni meno che una nuova guerra con le toghe come ai tempi di Berlusconi.

Altro nodo complicato da sciogliere riguarda anche il ruolo di Licia Ronzulli per la quale Silvio Berlusconi chiede un ministero di peso puntando sulla Salute. Ma la forzista è stata troppo in prima linea nel periodo delle proteste anti green pass  a difendere la linea dura del governo Draghi contro i non vaccinati, sostenendo a spada tratta lockdown, restrizioni, punizioni per i non allineati. scontrandosi frontalmente con chi dissentiva dalla linea del rigore sanitario. E la Meloni vuole superare quella stagione, evitando il più possibile nuove guerre civili fra vaccinati e non.

Insomma, i nodi da sciogliere non sono pochi. La squadra dei ministri che la Meloni sembra avere in mente è il prodotto di un mix tecnico-politico. Al Ministero dell’Interno il candidato più accreditato resta il prefetto Matteo Piantedosi che è stato uno stretto collaboratore di Salvini ed è considerato vicino alla Lega. Resta da sciogliere il nodo dell’Economia, uno di quelli che il Quirinale tiene sotto stretta osservazione, dove il favorito resta il banchiere Fabio Panetta membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, che continua a rifiutare, ma che alla fine potrebbe essere convinto ad accettare. In alternativa il nome più gettonato è quello dell’ex ministro tecnico del governo Berlusconi Domenico Siniscalco.

Agli Esteri dovrebbe andare Antonio Tajani o in alternativa Giampiero Massolo, Elisabetta Belloni o Stefano Pontecorvo. Ma un ministero di peso a Tajani dovrà comunque andare oltre alla scontata vicepresidenza del Consiglio che dividerà con Salvini. Non è nemmeno escluso che alla fine possa essere il vice di Berlusconi ad occupare il Viminale.

Alla Difesa la Meloni vorrebbe Guido Crosetto o in alternativa Adolfo Urso entrambi di FdI , ma in rampa di lancio ci sarebbe anche il generale di corpo d’armata Luciano Portolano. Alla Salute come detto Forza Italia vorrebbe vedere la Ronzulli che però non è gradita alla premier in pectore che per quell’incarico vedrebbe meglio altre figure come Andrea Mandelli per esempio o Anna Maria Bernini, Paolo Barelli o in campo tecnico Giorgio Palù, virologo e presidente dell’Aifa o il Presidente della Croce Rossa Francesco Rocca.

Carlo Nordio (FdI) e Giulia Bongiorno (Lega) sono in pole per la Giustizia, Anna Maria Bernini e Valentina Aprea entrambe forziste per l’Istruzione, Gianmarco Centinaio ed Edoardo Rixi entrambi leghisti sarebbero favoriti per l’Agricoltura e le Infrastrutture. Altre leghiste in ballo sarebbero Erika Stefani (Riforme-Affari regionali) e Lucia Borgonzoni alla Cultura. Giancarlo Giorgetti potrebbe restare allo Sviluppo Economico, ministero però che potrebbe essere occupato da Salvini in alternativa al Viminale.

Per quanto riguarda invece la presidenza delle Camere, c’è l’accordo fra Fratelli d’Italia e Forza Italia per eleggere Ignazio La Russa al Senato dove però la Lega punta i piedi per Roberto Calderoli. Alla Lega dovrebbe andare la presidenza della Camera con Riccardo Molinari ma a quanto pare i leghisti sono intenzionati a portare a casa la seconda carica lasciando la terza ai meloniani, che in quel caso punterebbero su Fabio Rampelli. Insomma, tutto in salita.

Una cosa è certa, la leader di Fratelli d’Italia non vuole sbagliare mosse e lo ha ribadito allo stato maggiore del suo partito riunito ieri in via dello Scrofa: “Il momento è importante e io voglio far bene, perché in questo governo sono io che ci metto la faccia – ha detto – Vi assicuro che daremo il massimo dell’impegno”. Gli alleati saranno dello stesso avviso?

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