Vaccini, parla Giulio Tarro: “Il caos nasce dagli Usa. Per me meglio i farmaci”

Interviste

E’ caos per le vaccinazioni anti Covid. La fondazione Gimbe ha previsto che andando avanti di questo passo ad aprile si sarà riusciti a vaccinare soltanto il 14% della popolazione, un dato lontanissimo dalle previsioni di una possibile immunità di gregge in autunno. E intanto continuano le polemiche per ciò che riguarda i contratti sottoscritti dall’Europa con le case farmaceutiche, giudicati “contratti capestro”. Ne abbiamo parlato con Giulio Tarro, medico e virologo, allievo e stretto collaboratore di Alber Sabin l’inventore del vaccino contro la poliomielite.

Professore, sui vaccini regna il caos. Se lo aspettava e quali sono secondo lei le principali cause?

“Guardi, quello che penso l’ho detto più volte in questi ultimi tempi. Ho l’impressione che questi vaccini siano stati comprati un po’ a scatola vuota e che rappresentino delle contraddizioni evidenti. Per quanto riguarda quello di AstraZeneca assistiamo al paradosso che, mentre da noi è stato approvato dall’Ema soltanto nelle ultime ore, in Inghilterra è invece già in uso da fine dicembre, mentre quello della Pfizer era già pronto l’8 dicembre presso gli inglesi ed è stato validato da noi soltanto a fine anno. Quanto al caos e ai ritardi nelle consegne, penso che tutte le scuse che sentiamo in questi giorni siano soltanto fumo negli occhi. Il vero problema ritengo si chiami Biden”.

In che senso?

“Nel senso che il neo presidente degli Stati Uniti, appena insediato, ha annunciato che il suo obiettivo è quello di vaccinare cento milioni di americani in cento giorni, il che significa che le case farmaceutiche dovranno dare priorità agli americani prima che agli europei. Quindi il grosso delle scorte andranno negli Usa e a noi toccheranno le briciole. Il resto sono solo chiacchiere”.

Ci sono polemiche anche per ciò che riguarda i contratti sottoscritti dalla Ue per la fornitura dei vaccini. Sembra che in caso di inadempienze da parte delle aziende fornitrici non scatteranno penali automatiche e le eventuali sanzioni arriveranno soltanto dopo che le inadempienze saranno reiterate. Per molti è la prova che sarà impossibile rispettare i tempi stabiliti. Come commenta?

“In questa vicenda la cosa più sconvolgente secondo me è che le aziende non si sarebbero assunte nemmeno la responsabilità degli eventuali danni alla salute che potrebbero essere provocati dal vaccino, responsabilità che ricadranno sugli Stati. Ma la colpa non è delle case farmaceutiche, ma della Ue che avrebbe accettato certe condizioni. Da quando esiste il mondo si scelgono i prodotti che offrono le migliori garanzie e io francamente nutro dubbi sul fatto che i vaccini scelti dall’Europa siano effettivamente i migliori sul mercato. Ma è una mia considerazione ovviamente. E’ la stessa logica che da sempre guida la scelta dei farmaci, e non dimentichiamo che i vaccini stessi sono farmaci”.

Lei ha sempre nutrito dubbi sull’efficacia dei vaccini anti-Covid. E’ ancora convinto di questo?

“Le mie obiezioni riguardano unicamente la metodologia interente i vaccini a base di Rna messaggero, che a mio giudizio ha seguito sperimentazioni non del tutto confacenti con le caratteristiche tipiche del Covid. Personalmente, trattandosi di un vaccino che dovrà essere somministrato a tutto il mondo, trovo assurdo che ci si basi su prove che negli ultimi anni hanno riguardato altri tipi di epidemie come la rabbia o la terza malattia. I famosi quarantamila sperimentati, ventimila col vaccino e gli altri col placebo, non possono secondo me essere sufficienti ad indicare l’efficacia effettiva di un prodotto che dovrà essere somministrato su scala mondiale. Dire che funzionerà e che non darà problemi mi sembra francamente molto azzardato”.

Lei continua quindi a restare dell’idea che siano più affidabili altri vaccini, quello russo e cinese per esempio?

“Sono gli unici che hanno seguito metodologie standard e secondo me più sicure. Il vaccino cinese a base di virus inattivato, quello russo a base di virus vettori con codificazione delle proteine spike. Quest’ultimo ha seguito in linea di massima lo stesso procedimento che è stato utilizzato per la produzione del vaccino AstraZeneca e di quello italiano. I cinesi in pratica hanno disattivato il virus per ricavarne gli anticorpi, i russi invece hanno prodotto un vaccino che in realtà attenua soltanto il Covid, permettendo all’organismo di reagire producendo gli anticorpi automaticamente attraverso l’azione delle proteine spike”.

Arrivati a questo punto conviene andare avanti con i vaccini, oppure è possibile insistere con soluzioni alternative?

“Io resto un convinto sostenitore dell’utilizzo dei farmaci, ho sempre detto che questa era la strada maestra. Adesso che in circolazione ci sono pure i vaccini non sono certo io a dire alle persone di non vaccinarsi, fermo restando che come detto sulla loro effettiva efficacia nutro forti perplessità. Il vaccino più efficace secondo me resta la cura del plasma utilizzando gli anticorpi dei guariti, che poi è il metodo che hanno sperimentato con successo negli Stati Uniti e che è risultato valido per fare la profilassi a 35mila operatori sanitari. Questi anticorpi vengono assimilati dall’organismo per poi essere eliminati in un paio di mesi, un tempo necessario per proteggerci dal Covid ”.

Lei ha parlato di farmaci: quali sono quelli più consigliati?

“Tutti i farmaci antivirali che sono stati già sperimentati e utilizzati con successo contro altre epidemie, l’Ebola su tutte. In modo particolare il Remdesevir prodotto in America e che ha dato discreti risultati nella cura di alcuni pazienti affetti da coronavirus a Genova già nel marzo dell’anno scorso”.

Il virologo Andrea Crisanti nei giorni scorsi ha scatenato un vespaio di polemiche annunciando che probabilmente questa estate sarà necessario chiudere le spiagge. Lei è d’accordo?

“Assolutamente no. Il Covid non è in grado di sopravvivere al caldo estivo per più di sette minuti, e questo non lo dico io ma è contenuto all’interno di pubblicazioni scientifiche frutto delle ricerche e degli studi di autorevolissimi ricercatori dell’Università di Oxford. La scorsa estate il Covid era sparito e non c’è stato nessun contagio nelle spiagge. Poi però abbiamo avuto la brillante idea di aprire le frontiere, far circolare le persone e a settembre ci siamo ritrovati con il virus che è tornato in attività. Ecco la vera causa, che non ha niente a che vedere con i bagnati che si sono legittimamente goduti il mare e le spiagge”.

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Marta Moriconi
La velocità e la capacità di individuare subito la notizia sono le mie qualità. Sono laureata in Giurisprudenza con il massimo di voti ma lascio la pratica forense e i Tribunali ben presto per gettarmi nella mia passione. Inizio la carriera nel monitoraggio radiotelevisivo, passo per gli uffici stampa, arrivo ai giornali online