Draghi, parla Paolo Becchi: “Mi appello a Salvini. Non commetta un grave errore”

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Addio al Conte-ter, arriva Mario Draghi. Il de profundis al tentativo di Giuseppe Conte di restare a Palazzo Chigi è arrivato ieri sera quando il presidente della Camera Roberto Fico è salito al Quirinale per comunicare al Capo dello Stato il fallimento della sua esplorazione e l’impossibilità di ricompattare la maggioranza giallorossa. Mattarella ha quindi convocato i giornalisti annunciando la sua decisione di chiudere definitivamente l’attuale esperienza di governo e di tentare la strada del “governo del presidente” aperto al contributo di tutte le forze politiche. Poi l’annuncio della convocazione di Mario Draghi. E adesso cosa accadrà? Draghi riuscirà a riunire intorno al suo nome la più ampia base parlamentare? Il centrodestra resterà unito o andrà in ordine sparso? Lo abbiamo chiesto al filosofo Paolo Becchi che ritiene la scelta dell’ex presidente Bce la migliore possibile in questo momento.

Alla fine è arrivato Draghi. Se lo aspettava?

“Certo, proprio nei giorni scorsi quando vedevo Renzi tirare la corda in maniera eccessiva ho scritto su Libero che sarebbe arrivato l’ex presidente della Bce. Vittorio Feltri mi ha risposto dicendo che non credeva a questa ipotesi perché conoscendo Draghi non si sarebbe mai avventurato nell’impresa. Invece stavolta ho vinto io”.

A questo punto appare evidente che l’obiettivo di Renzi non era ottenere più peso nell’esecutivo, ma far fuori Giuseppe Conte. E’ d’accordo?

“Certamente sì, anche se sbaglia Renzi a credere di aver vinto. Probabilmente ha vinto il primo round togliendo di mezzo Conte, ma si illude se pensa che ora potrà pilotare le sorti del nuovo governo. Draghi ha una forte autorevolezza e non si farà certamente dettare l’agenda da lui. Ora spero che Salvini non commetta l’errore più grande, ma ho poche speranze in tal senso”.

Errore di che tipo?

“Il leader della Lega deve sostenere Draghi senza se e senza ma, anzi deve intestarsi il nuovo governo, non subirlo. Non deve insistere con le elezioni anticipate, perché in questo momento sarebbero una iattura per il Paese. Magari se ne potrà riparlare fra un anno, dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, quando sarà passato questo momento di grande confusione. Appena si è appresa la notizia della convocazione di Draghi al Quirinale i mercati hanno reagito positivamente anche oltre le più ottimistiche previsioni, e questa è la prova che in questo delicato momento è l’uomo giusto per guidare il nostro Paese”.

Quindi lei non crede che sarà un nuovo Monti?

“Ma per carità, Monti ha svenduto l’Italia all’Europa. Draghi è uno che quando va nei tavoli europei ha l’autorevolezza per imporsi e per ottenere ciò che vuole senza farsi intimorire da nessuno, anzi mettendo gli altri in riga. Ci siamo dimenticati che da presidente della Bce è stato l’ideatore del Quantitative Easing, il meccanismo di acquisto dei titoli di Stato che ha permesso alle banche di poter avere moneta da immettere nell’economia per aiutare le imprese? Che ha sempre criticato il dogma del debito pubblico e ha sostenuto l’esigenza primaria di tutelare l’interesse degli Stati aiutando l’economia e l’occupazione a crescere? Un discorso da vero sovranista. Poi certo, anche lui ha commesso i suoi errori, ma paragonarlo a Monti è un’assurdità”.

Quindi ritiene che Salvini debba dare l’appoggio al governo Draghi rinunciando a chiedere le elezioni?

“Nella maniera più assoluta. Non perché io sia contro il voto, ma perché si andrebbe a votare con la legge elettorale attualmente vigente, precedente al referendum sul taglio dei parlamentari che non garantirebbe la stabilità. E in un momento di caos come quello che stiamo vivendo non credo proprio che gli italiani possano star dietro ad una campagna elettorale, visti i problemi che devono già affrontare. Farei decantare questa fase difficile e magari votare nel 2022 senza necessariamente aspettare la fine della legislatura, aiutando Draghi a rimettere in sesto la barca. Questo è il momento della responsabilità. non dei giochi tattici. Mi auguro che la Lega non vada dietro ai 5 Stelle nel dire no a Draghi, con l’obiettivo di far fallire il suo tentativo obbligando Mattarella a sciogliere le Camere. In questo caso sono d’accordo con il Capo dello Stato. Votare adesso sarebbe un pericoloso salto nel vuoto ed esporrebbe l’Italia a serissimi rischi di stabilità economica e finanziaria. Solo Draghi in questo momento può tirarci fuori dal baratro. E non lo farà certo seguendo il modello Monti. Sa benissimo che l’Italia ha bisogno di tutto tranne che di altra austerità”.

Conte fonderà un partito, resterà in campo o uscirà di scena?

“Non penso che uscirà di scena. E’ probabile che fondi un suo movimento che però potrà avere un valore aggiunto se si dovesse andare ad elezioni subito. E naturalmente una prospettiva del genere non farà che penalizzare ancora di più un Movimento 5 Stelle ormai con le ossa rotte”.

I 5 stelle perdono pezzi ogni giorno (l’ultimo ieri Emilio Carelli), sono spaccati al loro interno. Stanno per chiudere definitivamente la loro esperienza?

“I 5 Stelle non hanno capito niente. Si sono impuntati sul nome di Conte nel tentativo di blindarlo a Palazzo Chigi e hanno fallito. Avrebbero invece dovuto cercare soluzioni alternative, mettendo in campo altri nomi, magari graditi ad Italia Viva e avrebbero così avuto la possibilità di dar vita ad un governo politico. Il nuovo esecutivo invece con ogni probabilità sarà tecnico. Ora non sanno che pesci prendere, hanno paura del voto ma sostenere Draghi li spaccherebbe definitivamente. Si sono messi nel sacco da soli”.

Altro grande sconfitto il Pd. Zingaretti ha fallito come scrive Concita De Gregorio?

“Mi pare evidente. Ha subito tutta la crisi facendo da spettatore allo scontro fra Renzi e i 5 Stelle e senza la minima iniziativa politica. Zingaretti si è messo a blindare Conte a rimorchio dei pentastellati quasi fosse un esponente del suo partito seguendo i suggerimenti di Bettini che francamente non ho capito chi sia e cosa rappresenti. Se è una sorta di ‘consigliere del principe’ forse meglio che cambi mestiere se questi sono i risultati”.

Vede all’orizzonte una spaccatura del centrodestra?

“Berlusconi farà di tutto per intestarsi Draghi, ma lui ormai è al capolinea mentre Salvini è ancora il leader della coalizione essendo la Lega il primo partito. Per questo insisto nel dire che debba essere lui, come leader del centrodestra, a gestire il successo dell’operazione, evitando di restare vittima delle scelte altrui. Capisco la strategia della Meloni che ha tutto l’interesse che si vada al voto subito, ma prima degli interessi di partito vengono quelli del Paese. Il centrodestra può anche vincere al voto, cosa che comunque non darei per scontata, ma per fare cosa? Per gestire le macerie? Poi se Pd ed M5s dovessero presentarsi uniti, magari con Conte alla guida, allora i giochi sarebbero aperti soprattutto al Sud dove la Lega è quasi sparita e dove il centrosinistra alle ultime regionali si è invece rafforzato. Salvini rifletta bene prima di decidere. Spero segua il mio consiglio, anche se ne dubito”.

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