Draghi, i 5S votano su Rousseau per non spaccarsi. Ma la scissione c’è già

4 minuti di lettura

Il Movimento 5 Stelle riparte dalla Piattaforma Rousseau. Ogni volta che si trova in difficoltà, dilaniato al proprio interno, lo stato maggiore pentastellato ricorre all’espediente del voto online per far ratificare agli iscritti le decisioni da prendere e superare le divisioni interne. Ma mai come stavolta la decisione del reggente Vito Crimi ha provocato una levata di scudi da parte della maggioranza dei gruppi parlamentari favorevole a Draghi.

Anche stavolta, sul sostegno al nuovo governo, si è deciso di sottoporre la decisione al voto della Piattaforma, ennesimo escamotage per evitare la spaccatura. Visti i precedenti apparirebbe quasi scontato che il voto andrà nella direzione indicata da Grillo e dai vertici del Movimento, quindi verso il sì a Draghi. Del resto come spiegare altrimenti il fatto che gli iscritti nel giro di un anno hanno dato semaforo verde prima all’accordo con la Lega e successivamente a quello col Pd? E che hanno approvato tutte le decisioni proposte dai vertici, dalle alleanze con Pd e soci a livello territoriale, al superamento del limite dei due mandati?

Ovviamente Grillo, Di Maio, lo stesso Conte sempre più proiettato verso la leadership del Movimento e tutta l’ala governista avrebbero volentieri evitato la consultazione in rete che alla fine è stato il prezzo da pagare all’anima movimentista incarnata dal duo Di Battista-Casaleggio contrari al sostegno a Draghi e comunque decisi a tentare ogni strada possibile per passare all’opposizione e tornare alle origini, con la speranza di recuperare il consenso perso dopo due anni e mezzo di governo.

Gli iscritti si pronunceranno online fra domani e giovedì mentre è scontro sul quesito da sottoporre al voto. Come detto fino ad ora i militanti hanno sempre seguito le indicazioni del leader maximo Beppe Grillo che sta preparando un video-messaggio per perorare il sostegno al governo. E anche Di Maio sarebbe intenzionato a fare altrettanto.

Ma stavolta c’è anche Di Battista ad affilare le armi e a chiamare a raccolta i militanti sul No al nuovo esecutivo. Un movimentismo quello di Dibba che era mancato precedentemente, quando pur critico con le decisioni dei vertici aveva comunque deciso di non andare alla guerra con Grillo e Di Maio. Ma stavolta in gioco ci sono troppe cose, dalla tenuta elettorale del Movimento, alla leadership dei pentastellati, con l’entrata in campo di Conte ormai deciso a non tentare più la strada del partito personale ma quella di guidare i 5 Stelle. 

Ma sono soprattutto le chat dei parlamentari ad essere in fervente attività in queste ore: con i governisti che criticano la scelta del voto online e chiedono di annullarlo prima che si vada a sbattere mettendo sotto accusa Crimi colpevole di aver ceduto alle rivendicazioni dei malpancisti; mentre sull’altro fronte l’ala ortodossa denuncia i tentativi di sabotare il voto o quanto meno orientarlo in senso governativo. A fare da garanti saranno Vito Crimi per i governisti e Casaleggio per l’ala dura. A loro toccherà scrivere il quesito su cui si voterà, con Grillo nel ruolo di supervisore.

Ma qualunque sarà alla fine il risultato sono davvero pochi a scommettere che, in un caso o nell’altro i 5 Stelle riusciranno a ricompattarsi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

È morto l’ex presidente del Senato Franco Marini

Articolo successivo

Draghi. Zingaretti e l’incubo Salvini: la necessità di non perdere la base dem

0  0,00