Scuola, vaccini e occupazione: così “l’agenda Draghi” prende forma

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Mentre proseguono le consultazioni per la composizione del nuovo governo, ecco che iniziano a delinearsi i punti programmatici dell’esecutivo a guida Mario Draghi.

Il premier incaricato avrebbe manifestato l’intenzione di mettere al primo posto la scuola con una profonda revisione del calendario scolastico, per recuperare i giorni di lezione persi durante questi mesi. Al vaglio ci sarebbe l’eventualità di un prolungamento dei giorni di scuola, rinviando l’inizio delle vacanze estive a fine giugno, con il ricorso pure ai turni pomeridiani. Ipotesi questa non facile da attuare visto che la decisione finale spetterebbe alle Regioni e i sindacati del comparto scolastico hanno già manifestato contrarietà.
Draghi però sembra deciso ad andare avanti su questo punto, come anche sull’assegnazione di tutte le cattedre a settembre, in modo tale che l’attività didattica possa partire subito a pieno ritmo e senza intoppi, evitando il problema delle cattedre vacanti.

Poi c’è il nodo vaccini, anche questo al primo posto nell’agenda del futuro premier che punta ad accelerare la loro distribuzione e produzione. Draghi avrebbe manifestato ai suoi interlocutori l’idea di attuare il “modello inglese” che permetterà al Regno Unito di mettere in sicurezza prima dell’estate il 90% della popolazione. Una prospettiva da noi materialmente impossibile a meno di un’inversione di tendenza. Proprio come hanno fatto gli inglesi che a gennaio hanno deciso di intensificare la prima dose di vaccinazioni sul maggior numero di persone, coprendo un’ampia fetta di popolazione e allungando i richiami. 

Naturalmente il quadro di riferimento di Draghi sarà l’Europa e soprattutto la gestione del Recovery Fund.
Come ripoprta il Corriere della Sera “Al centro del testo che il governo Draghi manderà a Bruxelles ci saranno le riforme della pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco, necessarie a rendere credibile la realizzazione rapida degli investimenti. Riforme e rilancio degli investimenti daranno la spinta necessaria alla crescita, chiave di volta anche per il rientro graduale dal debito pubblico. Ma la crescita dovrà combinarsi con due fattori: la coesione sociale e l’attenzione all’ambiente. Il rubinetto dei sussidi e degli ammortizzatori sociali (dalla cassa integrazione al blocco dei licenziamenti) non verrà quindi chiuso dalla sera alla mattina. Il superamento graduale dei provvedimenti emergenziali avverrà puntando sullo sviluppo: investimenti pubblici, riforma delle politiche attive, formazione continua creeranno nuova occupazione. Con i giovani al centro. E la ripartenza della scuola come priorità”.

 

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