Democratico, ragionevole, pacificatore. Ma sull’immigrazione Biden è andato a scuola da Trump

Esteri Politica

di Massimo Spread

“Sull’immigrazione Biden cancella Trump”, “Biden pronto a regolarizzare 11 milioni di migranti”, “Biden riunisce le famiglie separate dall’amministrazione Trump”, “Biden ripudia la politica anti immigrati”.

A spulciare i titoli dei giornali italiani sembra che il neopresidente democratico si sia fatto scrivere il programma da Carola Rackete e Roberto Saviano: frontiere aperte, giù il muro al confine col Messico, permessi di soggiorno per tutti.
Tutto vero? Ovviamente no. Per avere un’idea un po’ più precisa di quello che sta succedendo conviene leggere la stampa americana, che pure è quasi tutta schierata a favore di Joe. Secondo il Washington Post per partecipare al programma che permetterebbe – dopo otto anni e una serie di passaggi parecchio complicati da superare – di richiedere la cittadinanza americana, bisogna trovarsi negli Stati Uniti almeno dal 1° gennaio 2021.

Insomma, porte chiuse a quanti sono ancora fuori e sognavano, con l’arrivo dei democrats, di poter entrare nella terra promessa. Vabbè, si potrebbe rispondere, poco male, si passerà illegalmente il confine col Messico perché tanto il muro verrà abbattuto, giusto? Sbagliato: come ricordato già il 20 novembre scorso dal New York Times Biden si è solo impegnato a non finanziare ulteriormente la sua costruzione e anzi ha proposto di sviluppare nuove tecnologie per controllare i confini a distanza. A questo proposito giova ricordare che dei 500 chilometri di barriera attualmente esistenti appena 24 sono stati eretti da Trump: gli altri furono realizzati dalle precedenti amministrazioni, compresa quella di Obama, sotto la cui presidenza, tra il 2011 e il 2012, il numero di migranti morti nel tentativo di superare il confine raddoppiò.

Quanto alla chiusura del celebre programma “zero tolerance”, che prevedeva la separazione dei bambini dai genitori che avevano superato il confine senza avere i documenti necessari, andrebbe ricordato che Trump l’aveva già interrotta definitivamente nel 2018, pur senza stralciarla ufficialmente. Un programma che Biden aveva promesso di interrompere fin dal suo primo giorno in carica è invece il Migrant Protection Protocols, che costringe decine di migliaia di immigrati clandestini ad attendere in Messico i risultati delle udienze che li riguardavano. Una volta diventato presidente, purtroppo, si è reso conto che smantellarlo è un affare complicato e quindi per ora il sistema resta in piedi.
Questo non vuol dire che le politiche di Biden promettono di essere identiche a quelle del suo predecessore: il nuovo inquilino della Casa Bianca ha promesso di rispolverare il Deferred action for childhood arrivals (Daca), il programma grazie al quale i giovani arrivati illegalmente negli Stati Uniti quando erano minorenni possono ottenere un visto permanente, e ha già rimosso il cosiddetto Muslim ban, che ha limitato il diritto di spostamento negli Stati Uniti per i cittadini di Paesi considerati a rischio di attività terroristiche. Ma certo siamo ben lontani dal drastico cambio di rotta di cui parlano gli agiografi di Biden.

Insomma, sembra che per quanto riguarda le politiche sull’immigrazione Biden sia affetto dal solito vizio dei democratici, paladini dell’accoglienza a parole ma tutt’altro che disponibili a far condividere alle masse che premono ai confini le meraviglie dell’american way of life. Viene da sperare se non altro che le cose andranno un po’ meglio rispetto ai tempi della presidenza Obama: durante quegli otto anni, per volere del premio Nobel per la pace, 3 milioni di immigrati illegali vennero deportati. Sì, avete letto bene: 3 milioni.

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