M5S, parla Becchi: “Ma quale partito moderato, il progetto di Grillo è un altro”

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Si è tenuto ieri l’atteso conclave del Movimento 5 Stelle alla presenza di Beppe Grillo, dei vertici pentastellati e dell’ex premier Giuseppe Conte, proiettato ormai verso la guida dei 5S nonostante gli iscritti della Piattaforma Rousseau abbiano approvato un nuovo statuto che abolisce la figura del capo politico. Ma sono stati tanti gli eventi imprevisti ed inattesi delle ultime settimane, da aver costretto Grillo, Di Maio e company, a reimpostare tutta la strategia. Che ne sarà dunque dei 5 Stelle? Abbiamo provato a capirlo con il filosofo Paolo Becchi, che fu al fianco di Gianroberto Casaleggio alle origini del Movimento, al punto da essere per lungo tempo definito dai media “l’ideologo dei grillini”.

Professore, che sta succedendo al M5S?

“Quello che era inevitabile accadesse. Diciamo che il M5S è un po’ come un virus che ogni tanto produce delle varianti, tanto per fare un paragone molto attuale. Troppe cose sono state cambiate negli ultimi anni. Hanno iniziato Di Maio e Davide Casaleggio dando vita all’Associazione ‘Movimento 5 Stelle’ del 2017 che andò a sostituire la precedente costituita da Grillo e Gianroberto Casaleggio. Poi sono arrivate le elezioni politiche del 2018 e lo straordinario successo elettorale, che però si è perduto di fronte ad un’azione di governo diventata poco incisiva. Inoltre, dopo la crisi del Conte 1, è arrivata l’alleanza con il Pd che è stata mal digerita da larga parte della base e in ultimo la decisione di sostenere il governo Draghi con tutti i malumori interni, la ribellione dei parlamentari e le espulsioni. Ad un certo punto Grillo ha capito che non poteva restare a guardare, e da garante è tornato in campo come leader politico. Ecco spiegato il protagonismo degli ultimi tempi e il suo decisionismo nel rompere gli indugi, sostenendo Draghi e mettendo alla porta il dissenso. Diciamo che la vera novità è il ritorno in campo di Grillo come indiscusso regista delle strategie politiche che mirano in una precisa direzione”.

Sistemare Conte alla guida dei 5 Stelle?

“Grillo ha capito che Conte in questo momento è l’unico in grado di poter guidare il Movimento mandando in sordina le aspirazioni dei vari capetti. Certo, adesso si pone il problema di come guidare questo processo a fronte dell’approvazione del nuovo statuto che non prevede più il capo politico ma la gestione collegiale. Ma questi sono aspetti giuridici che non hanno nulla a che vedere con la politica e che alla fine saranno facilmente aggirati”.

Di Maio ha detto che il Movimento 5 Stelle deve diventare un partito di stampo liberale e moderato. E’ la fine del Movimento?

“Tutti i partiti presenti sulla scena politica sono liberali e moderati, quindi a che serve un altro movimento con le stesse caratteristiche? Non credo proprio che il progetto di Grillo sia questo. Lui punta in realtà a creare un movimento ecologista all’interno di una coalizione di centro-sinistra, un partito verde incentrato sui temi ambientali. A pensarci bene un partito ecologista con i numeri del M5S in Italia non si è mai visto e lo spazio da occupare ci sta tutto. E’ evidente tuttavia che con queste premesse, il Movimento delle origini non esiste più”.

Perché dopo aver ottenuto il 32% alle politiche del 2018 i 5 Stelle hanno scelto di cambiare pelle dimezzando i consensi?

“Perché una volta giunti al potere hanno capito che è troppo bello occupare poltrone, e che per farlo è necessario adeguarsi alle regole del gioco, quindi diventare europeisti, smettere i panni dei rivoluzionari ed indossare quelli istituzionali, allearsi con gli altri partiti e accettare di far parte del sistema. Del resto nel momento stesso in cui Grillo ha decretato che il Movimento doveva avviarsi a diventare un partito tradizionale e che doveva dotarsi di una classe dirigente all’altezza e con politici professionisti, ha rinnegato le ragioni stesse del Movimento che rifiutava tutto questo. Benedicendo prima l’alleanza col Pd e ora il sostegno a Draghi, ha rottamato tutti i vaffa-day e i principi irrinunciabili della prima ora. Compreso quel limite dei due mandati che era considerato alla stregua di un dogma di fede”.

Che ruolo vede all’orizzonte per Conte?

“Sicuramente non tornerà a fare il professore universitario, questo mi pare evidente, e per restare in politica con un ruolo attivo non sembra avere altra scelta che quella di accettare la proposta di Grillo e mettersi alla guida dei 5S. Nel momento in cui accetterà la leadership del Movimento però l’ex premier avrà mangiato la sua mela avvelenata, nel senso che non potrà più essere ‘l’avvocato del popolo’  e nemmeno il ‘nuovo Prodi”, visto che di fatto perderà quel ruolo di arbitro dell’alleanza di centrosinistra che ha avuto da premier e che avrebbe potuto aprigli la strada come futuro candidato alla guida dell’intera coalizione. Sarà il segretario di un partito di minoranza, visto che la guida resterà per ora nelle mani del Pd, seppur con una leadership debole come quella di Zingaretti. Che ritengo tuttavia verrà presto sostituito vista l’incapacità dimostrata nel gestire l’intera fase della crisi con il passaggio da Conte a Draghi”.

Ma non è paradossale che si affidi la guida a Conte dopo che gli iscritti hanno votato perché vi sia un direttorio?

“Questo non sarà certo un problema. Basterà far rivotare gli iscritti in rete qualora Conte dovesse accettare di fare il capo del Movimento, chiedendo loro un’ennesima modifica dello statuto. Tanto come si è visto gli iscritti sono pronti a dire di sì a tutto, prima all’alleanza con la Lega, poi a quella con il Pd, poi persino a quella con Forza Italia. Del resto Conte è un professore di diritto e saprebbe lui come gestire la questione dal punto di vista giuridico”.

Il dissenso però stavolta c’è davvero, è palese. Di Battista se ne è andato e come lui anche Emilio Carelli. Poi ci sono gli espulsi e altri che dopo essere rimasti esclusi dai posti di governo e di sottogoverno minacciano di mollare. Non crede che Grillo rischi grosso stavolta e che sempre meno credono in lui?

“Penso che Grillo abbia messo tutto in conto e che tutto sommato dia per inevitabile tutto questo per poter perseguire il suo progetto di un movimento ecologista. Di Battista non mi pare per ora avere intenzione di scendere in campo per guidare il dissenso nel Movimento, si è limitato a lasciare i 5 Stelle e a difendere le ragioni di chi ha detto no a Draghi. L’unico che potrebbe costruire qualcosa è Davide Casaleggio con la piattaforma Rousseau, ma non mi sembra che i dissidenti abbiano intenzione di riunirsi intorno a lui. Quindi non mi aspetto nessuna alternativa. Casaleggio, o rimane nel Movimento con un ruolo strettamente marginale, o sarà destinato ad uscire di scena.  Mentre vedo prendere sempre più forma il progetto politico di Grillo che si sta concretizzando con un suo ruolo attivo. L’ennesima mutazione genetica o variante, stavolta in versione ecologista, europeista e globalista, costola verde della sinistra. Ma se il Movimento delle origini era fortemente virale ed antisistema, la sua ultima variante sarà sostanzialmente innocua, e bisognerà capire quanto gli elettori saranno disponibili a seguire fino in fondo un partito che non avrà più nulla a che vedere con quello originario e con i suoi valori”.

Americo Mascarucci

Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato.

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