M5S, parla Cacciari: “Senza Conte il centrosinistra non ha leader. Il Pd è a pezzi”

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Il Movimento 5 Stelle si appresta ad aprire una nuova fase sotto la guida di Giuseppe Conte che, come del resto è accaduto a tanti altri suoi illustri predecessori, non ha nessuna intenzione di mollare la politica e tornare alla carriera universitaria. E, sfumata l’ipotesi di creare un partito personale, ha accarezzato l’idea di assumere un ruolo di primo piano nel Movimento che gli ha aperto le porte di Palazzo Chigi. E a questo punto si apre una fase nuova, non soltanto per i 5Stelle ma per il futuro del centrosinistra, come spiega in questa intervista il filosofo, ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari.

Il Movimento 5 Stelle è davvero cambiato o è soltanto un tentativo di sopravvivenza?

“I 5 Stelle sono cambiati completamente rispetto a prima. Ma non potevano fare diversamente. Hanno capito che era impossibile per loro, diventati forza di governo, andare avanti troppo a lungo con i vaffa nelle piazze, con le proteste anti-sistema, con l’antieuropeismo, i no contro tutto e tutti. E questa credo sia una cosa positiva”.

Ma non pensa che così finiranno per estinguersi nel momento in cui hanno svenduto la propria identità?

“Per questo si sono rivolti a Giuseppe Conte, perché dovrà guidare lui questa fase di ricostruzione e di rilancio per dare al M5s una nuova identità. Grillo lo ha capito e per questo si è rivolto all’ex premier che gode di un ampio consenso che va oltre quello del Movimento”.

Quindi il futuro dei 5 Stelle è diventare un nuovo partito liberale e moderato come ha detto Di Maio?

“Lasci stare queste formule che non servono a nulla. I 5Stelle, ma direi piuttosto Grillo, hanno capito perfettamente che il governo Draghi rappresenta un importante spartiacque e che restare fuori, opporsi al nuovo corso, tornare quelli che erano prima, li avrebbe tagliati fuori dai giochi. Certo, questa svolta gli sta costando molto cara e probabilmente dovranno mettere in conto delle perdite sia nei gruppi parlamentari che in una parte dell’elettorato più oltranzista. Ma passare all’opposizione e chiamarsi fuori sarebbe stato un suicidio politico di gran lunga peggiore. Poi molto dipenderà da cosa Draghi sarà capace di fare. Se riuscirà nel suo intento, centrando gli obiettivi del suo governo e facendo ripartire il Paese, allora tutti quelli che in questo momento hanno rinunciato alla loro identità, alla ricerca del consenso facile per unire le forze nell’interesse generale, saranno premiati in termini elettorali. Se invece Draghi fallirà, l’unica a guadagnare voti sarà Giorgia Meloni, e tutti gli altri avranno fallito con lui”

Come vede Conte alla guida dei 5Stelle?

“Allo stato attuale la vedo come una prospettiva molto positiva, ma non soltanto nell’ottica dei 5S ma dell’intero centrosinistra. Intendiamoci, ad oggi l’unico leader in grado di tenere unita la vecchia maggioranza giallorossa è lui. Nel Pd c’è una forte crisi di leadership e Conte può approfittare di questa situazione proprio per rafforzare la sua immagine di leader della coalizione, aspirando a guidarla come premier alle prossime elezioni”.

Ma smettendo i panni dell’arbitro e indossando quelli di capitano di una squadra, non rischia invece di pregiudicare proprio una sua futura leadership da premier del centrosinistra?

“Penso sia vero l’esatto contrario. Il M5S con Conte alla guida potrà superare facilmente il Pd e diventare il primo partito della coalizione. Del resto mi pare che il distacco oggi sia minimo, i dem sono scesi abbondantemente sotto il 20% e Conte è sicuramente un importante valore aggiunto per chiunque si legherà a lui. E avrà la posizione di forza necessaria per imporre la sua leadership”.

E’ sicuro che il Pd si lascerà superare?

“Il Pd sta alla frutta, ridotto ai minimi termini. Se non faranno un congresso e non definiranno una nuova linea politica con una forte leadership mi pare abbiano poche speranze di mantenere il primato. A giudicare dai sondaggi gli elettori hanno valutato come disastrosa la gestione della recente crisi di governo da parte del segretario Zingaretti. Anche la formazione del governo Draghi mi pare sia stata gestita con molta approssimazione, come dimostrano le tante polemiche seguite alla scelta dei ministri e dei sottosegretari. Oggi il Pd non possiede alcun leader di spessore in grado di potersi candidare come premier in caso di elezioni. Se lo devono inventare dal nulla perché l’attuale classe dirigente non mi pare offra molto. L’unico che può guidare oggi il centrosinistra è Giuseppe Conte”.

Il fatto che per i 5Stelle Conte sia diventato una sorta di ultima spiaggia non suona come una bocciatura per l’attuale classe dirigente, per Di Maio, Crimi, Bonafede ecc.?

“Mi pare evidente, ma non ci voleva certo l’entrata in campo di Conte per capire che con gli attuali dirigenti il Movimento non va da nessuna parte. Loro non lo ammetteranno mai, ma il cambiamento era inevitabile non per una precisa volontà politica, ma semplicemente perché non si può restare vittime degli eventi. Diciamo che gli eventi li hanno travolti e loro non hanno potuto far altro che seguire la marea per non affondare”.

 

Americo Mascarucci

Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato.

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