Da lunedì 16 regioni in rosso. Dopo un anno si torna al punto di partenza

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Sembra ormai scontato che da lunedì la maggior parte delle Regioni entreranno in zona rossa. Dovrebbero essere 16 quelle che si vedranno applicare un nuovo lockdown totale, con le scuole di ogni ordine e grado in didattica a distanza, la possibilità di uscire da casa solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità, con chiusure di bar, ristoranti, centri commerciali, negozi ad esclusione degli alimentari e delle farmacie, divieto di andare a trovare parenti e amici anche una volta al giorno.

Il tutto in seguito alla crescita dei contagi dovuta alle varianti, ritenute responsabili di oltre la metà dei nuovi casi accertati. Attualmente in rosso ci sono già Basilicata, Campania e Molise, alle quali andranno ad aggiungersi quasi certamente Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna , Friuli Venezia Giulia, Marche, Veneto, provincia di Trento e Bolzano, Abruzzo, Toscana, Liguria, Puglia e Valle d’Aosta. Resta in bilico il Lazio mentre Umbria e Calabria dovrebbero restare in arancione. L’unica regione a restare in zona gialla sarà la Sicilia, mentre la Sardegna continuerà a mantenere il primato della zona bianca.

Il Lazio rischia di ritrovarsi in poche ore da zona gialla a zona rossa o nella migliore delle ipotesi in “arancione rafforzato” che altro non è che una sorta di rosso soft. In zona rossa si andrà dunque con un indice di contagio superiore a 1,25 nel valore inferiore o con un’incidenza di 250 casi ogni 100mila abitanti.

Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino appare evidente come il governo Draghi stia procedendo nella lotta al virus seguendo gli stessi criteri del governo Conte (del resto il ministro della Salute è lo stesso di prima) non proprio quello che si attendevano gli italiani, che speravano anche in un diverso approccio nel contrasto alla pandemia. Soprattutto perché, dopo un anno dal primo lockdown nazionale che colorò l’intera Italia di rosso, in pratica dal punto di vista sanitario si sta sempre al punto di partenza, con contagi e vittime in aumento, nonostante si continui a chiudere il Paese da nord a sud con gravi ripercussioni dal punto di vista economico. E lasciando gli italiani in una condizione di eterna incertezza.

Anche perché, al di là degli auspici di tutti, le vaccinazioni vanno avanti a rilento e l’obiettivo dell’immunità di gregge è sempre più lontano dall’essere raggiunto. Certo, Draghi ha promesso una forte accelerazione della campagna vaccinale e ha fissato per la fine dell’estate il traguardo della massima copertura, ma finora è soltanto un auspicio. Una vera inversione di tendenza non si sta vedendo, se non forse nel cambio delle figure chiamate a gestire l’emergenza.

Insomma, la luce in fondo al tunnel non si vede, mentre appare evidente la diversità di visione nella variegata maggioranza che sostiene Draghi. Con il ministro Speranza che chiede misure drastiche e il centrodestra, Lega e Forza Italia, contrari a chiudere il Paese. E proprio il centrodestra è quello che in questo momento si trova più in difficoltà costretto a giustificare una stretta per certi versi ancora più pesante di quella imposta da Conte contro cui si era scagliata ripetutamente la Lega.

Ed è proprio a Salvini che molti stanno chiedendo conto in queste ore. Perché se era Conte a non saper far altro che bloccare il Paese, il nuovo governo non sta attuando misure alternative? Vallo a spiegare al popolo delle partite iva e dei piccoli imprenditori che appena due giorni fa sono scesi in piazza denunciando la crisi del settore e chiedendo di superare la strategia dei lockdown che sta dissanguando il mondo delle imprese e prosciugando i risparmi degli italiani. Forse è ancora troppo presto per pretendere che Draghi cambi le cose, ma intanto agli italiani non resta che prepararsi ad una seconda Pasqua blindati in casa. Dopo un anno nulla è cambiato, tranne il governo.

 

Americo Mascarucci

Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato.

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