Scuola, tutti contro la Dad, e un nuovo studio esclude correlazioni con i contagi

6 minuti di lettura

Il mondo della scuola è sceso in piazza per dire basta con la didattica a distanza e per chiedere di riaprire presto le lezioni in presenza in totale sicurezza.

Insegnanti, alunni, genitori, presidi, sindacati, associazioni legate al mondo della scuola, hanno riempito le principali piazze delle città italiane con iniziate estemporanee ma dal forte impatto visivo. C’è chi ha protestato esponendo distese di zaini, chi suonando le campanelle per segnalare il rientro in classe, chi ha esposto striscioni colorati e scandito slogan. Il grido è stato unanime, ovvero la richiesta di rientrare in aula dopo Pasqua.

La didattica a distanza oltre che pregiudicare il corretto svolgimento delle attività ed incidere negativamente sul piano formativo, rischia di produrre anche disagi dal punto di vista psicologico come denunciato da diversi psichiatri, favorendo l’autoesclusione e l’isolamento di bambini e adolescenti. E’ quindi necessario che si torni in presenza il prima possibile per restarci definitivamente.

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ospite di Fabio Fazio a Che Tempo che Fa, ha assicurato che la Dad finirà presto: “Abbiamo chiuso solo perché la variante inglese ha messo in pericolo i più piccoli. Ma la scuola non si è mai fermata. E stiamo già lavorando perché il prossimo sia un anno costituente che riporti la scuola al centro del Paese. Sarà una scuola – ha promesso Bianchi – in grado di far capire la complessità del mondo» ma anche una scuola «affettuosa», in cui si impari «ad avere affetto per gli altri”.

Il ministro ha anche assicurato che gli esami di fine anno, sia quelli di terza media che di maturità, saranno in presenza,  ovviamente con modalità diverse dal solito, che consentano agli alunni di poter svolgere la prova in maniera efficiente, ma tenendo conto delle oggettive difficoltà vissute durante l’anno scolastico. 

Le persone scese in piazza hanno denunciato come la Dad abbia fatto perdere tantissime ore di lezione e favorito la dispersione scolastica a causa soprattutto delle arretratezze tecnologiche di cui soffre buona parte del Paese che rendono difficile mantenere il collegamento ad internet: con le connessioni che saltano in continuazione rendendo impossibile seguire le lezioni.

Scrive il Corriere della Sera riportando le voci della protesta: “A pesare sulle spalle di chi innalzava i cartelli c’è un intero anno di pandemia. Secondo l’associazione presidi, «a causa delle connessioni internet ballerine», circa un quarto della popolazione studentesca italiana «ha difficoltà con la Dad», soprattutto al Centro-Sud. Nonostante gli sforzi di dirigenti, docenti e famiglie, l’8% degli studenti è rimasto escluso da una qualsiasi forma di didattica a distanza. Una quota che sale al 23% tra i disabili. Save the children ha stimato che 1,3 milioni di ragazzi vivono in povertà assoluta, uno stato economico che si riflette sulla povertà educativa. Esemplifica Alessandra Laterza, libraia di Tor Bella Monaca, Roma: «In qualunque periferia una scuola aperta è un presidio di legalità e sicurezza, un modo per allontanare i bambini dalle piazze dello spaccio»“.

Invece purtroppo in molti casi proprio le difficoltà di accesso alla rete sono diventate un pretesto, soprattutto al Sud, per non seguire le lezioni e dedicarsi ad altro. Una vera e propria emergenza indegna di un Paese civile. E non si può neanche giustificare tutto questo con la scusa della pandemia, visto che c’è stato tutto il tempo necessario per mettere in sicurezza le scuole. 

C’è poi da capire su quali basi scientifiche è appurato che la scuola in presenza favorisce la crescita dei contagi. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico non risulterebbe aver fornito in tal senso dati inoppugnabili che possano giustificare la chiusura delle scuole.

Anzi, a giudicare sempre da quanto riporta Il Corriere della Sera (LEGGI QUI) una ricerca condotta da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano, avrebbe appurato che non ci sarebbe alcuna correlazione fra didattica in presenza e aumento dei contagi. Ricerca effettuata su dati del Miur incrociati  con quelli delle Ats e della Protezione civile fino a coprire un campione iniziale pari al 97% delle scuole italiane: più di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti.

Insomma, forse sulla scuola vale il detto opposto, ovvero che la prudenza in certi casi è davvero troppa. 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Banca Popolare Sant’Angelo, cresce l’attenzione per le tematiche green

Articolo successivo

Malagò “Vaccinare atleti per Tokyo? Altri Paesi lo hanno fatto”

0  0,00