Caso Boldrini. La parabola della sinistra: dalla lotta di classe al classismo

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In comunicazione si chiama “effetto-asimmetrico”. Si dice una cosa e se ne fa un’altra. Ad esempio, molti esponenti della destra, che si richiamano continuamente alla triade “Dio-Patria-Famiglia”, strombazzando ossessivamente in pubblico la loro solenne appartenenza ai “valori supremi”, poi in privato (basta scorrere le cronache, non solo recenti), tradiscono, smentiscono questi assunti, vivendo all’opposto: immolandosi magari al dio-danaro, al dio-sesso, al dio-carriera etc, o “al patrimonio”, ai soldi, e perfino dedicandosi a “più famiglie”, nel senso di tante mogli, alias amanti.

E capita di assistere, invece alle vicende rovesciate di personaggi illustri della sinistra, che al contrario, pur sostenendo in tv, sui giornali, negli incontri, l’importanza di scegliere concezioni esistenziali laiciste, moderne, aperte, inclusive, tolleranti con ogni formula individualista, istintiva, sentimentale, sessuale, hanno biografie assolutamente adamantine: coppie fedeli, matrimoni perfetti, vite ordinate e conservatrici. E figli che studiano soltanto nei college. E guai alle cattive frequentazioni (dalla lotta di classe al classismo).

La vicenda della Boldrini, quindi, non deve stupire. E’ assolutamente in linea con tale comunicazione e condotta asimmetrica. Del resto, siamo abituati a ricchi radical-chic che parlano di povertà; a giornalisti blasonati e ultra-pagati che discettano di periferie, a importanti sociologi, professori universitari, intellettuali da salotto, che abbraccerebbero tutti i migranti del mondo. Siamo tristemente abituati ai “professionisti dell’umanità”, “agli indignati morali”, che ritengono di incarnare religiosamente il bene, l’etica, la giustizia, la democrazia, la cultura, l’uguaglianza (la sindrome di Voltaire). E dall’altra parte, naturalmente, c’è il male, il fascismo, l’omofobia, il razzismo e via dicendo.

E’ quella umanità di sinistra, la quale anziché “pensare alla fine del mese”, ossessione “volgare” dei meno abbienti, che un tempo però difendeva, “pensa solo alla fine del mondo”: tutti ecologisti, tutti in monopattino, tutti col cagnolino, il vestito e la spesa alla moda, e tutti rigidamente salutisti.

Il caso-Boldrini conferma la regola. Al di là della sua vicenda più o meno mediatica, più o meno giudiziaria o sindacale, ci racconta un atteggiamento non nuovo.
La retorica dei diritti a parole, si trasforma in realtà nella militanza dei doveri per gli altri. E’ un altruismo geneticamente modificato. E così capita che le bandiere della libertà che si battono contro il Medioevo, vivano e pretendano di far vivere la loro sfortunata corte proprio come al tempo dei feudatari: i loro sottoposti, anziché avere dignità di esseri umani, di professionisti, di collaboratori (come da lotte operaie nei secoli), diventano per diritto divino, famigli, servitori, giullari delle monarchie assolute-progressiste. C’è chi ha avuto un contratto da colf, chi è stato costretto a fare il baby sitter e chi a occuparsi del cambio degli abiti in albergo. Uno sconfinamento “pubblico-privato”, degno del migliore Re Sole. E di un qualsiasi sovrano dell’anno 1000. Solo che qui lo “ius primae noctis”, la cintura di castità, sono imposti dal sovrano rosso.

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