#IoApro, parla Paolo Becchi: “Per difendere Speranza Draghi si è incartato da solo”

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Non si fermano le proteste di piazza dei ristoratori e delle categorie vessate dalle chiusure anti-Covid giunte ormai alla fame e senza prospettive per il futuro. Se dentro il palazzo ormai si respira aria di unità nazionale è proprio nel Paese che soffia un forte vento di opposizione nei confronti di un governo che sembra sordo rispetto al grido di dolore del popolo. Ne abbiamo parlato con il filosofo Paolo Becchi che pure inizialmente aveva salutato con favore l’avvento di Draghi, convinto che con lui si potesse avere un vero cambiamento nella gestione dell’emergenza pandemica. “Sono deluso – ammette oggi Becchi – da Draghi mi aspettavo di meglio, anche se non ho perso le speranze. Inoltre non vedo alternative e quindi continuo a dargli fiducia”.

La gente è esasperata, la tensione sociale è alle stelle, le piazze si riempiono di proteste ma dal palazzo non sembrano arrivare risposte. Ma non era questo il “governo dei migliori”?

“Come si può definire migliore un governo che ha al suo interno lo stesso ministro della Salute che c’era prima? Sono rimasto sconcertato nel sentire Draghi dichiarare di aver scelto personalmente Speranza e di averlo voluto nella sua squadra. Politicamente Speranza ha fallito su tutta la linea e le proteste di piazza che stiamo vedendo in questi giorni ne sono la prova. Finora la tensione sociale è stata abbastanza circoscritta e contenuta ma adesso la disperazione è tanta e non si può liquidare tutto limitandosi a condannare le violenze come stanno facendo le forze politiche. Quando si è perso il lavoro, non si ha di che vivere, non si hanno prospettive per il futuro, come si può pretendere che la gente resti calma?”.

Pensa che la situazione sia ormai sfuggita di mano?

“Il Paese è spaccato in due fra chi è garantito dallo stipendio mensile e chi invece non ha alcuna tutela, fra chi può permettersi di stare comodamente seduto in casa sul divano perché tanto i soldi li ha comunque, e chi invece se non lavora non può permettersi neanche di mangiare. Attenzione però, perché qui non c’è soltanto una crisi economica ma c’è soprattutto una gestione disastrosa sul piano sanitario che ha provocato come conseguenza diretta anche un’emergenza sociale ed economica. Quindi se non si mette mano al problema sanitario, non si potranno neanche dare risposte sul piano economico”.

Perché dice questo?

“Perché alla gente si sta impedendo di lavorare in nome di un presunto diritto alla salute che viene spacciato come prioritario. Ma non si può far gestire l’emergenza sanitaria a chi, con le sue scelte politiche, ha aggravato la situazione aggiungendo alla crisi sanitaria anche quella economica. Grave che il premier Draghi si assuma la responsabilità della riconferma di Speranza nel momento in cui sta divampando lo scandalo relativo al piano pandemico e ci si trova a dover gestire un campo minato come quello delle vaccinazioni che a mio giudizio rappresenta proprio il principale fallimento politico del ministro. Dalle polemiche relative ad AstraZeneca al caos sulle fasce d’età. Prima si è detto che la priorità andava data agli insegnanti, poi Draghi ha fatto retromarcia e ha detto che prima vengono gli anziani. E gli insegnanti che hanno ricevuto la prima dose che fine faranno? Quando saranno richiamati? Il premier ha detto che è assurdo vaccinare gente di 35 anni. Giusto, ma allora perché non mandare a casa chi ha reso possibile tutto questo?”.

Però Speranza non può essere chiamato a rispondere di tutto quello che non ha funzionato in questi mesi e alla fine il governo Draghi ha un’ampia base parlamentare, è sostenuto anche da Lega e Forza Italia. Quindi?

“Su questo mi trova d’accordo e mi chiedo come sia possibile che in Parlamento nessuno si sia alzato in piedi per chiedere le dimissioni di Speranza. Per giunta espressione di un partito quasi inesistente dal punto di vista numerico, tanto in Parlamento che nel Paese. Capisco che ci troviamo di fronte un governo di unità nazionale, ma ciò non impedisce ai parlamentari di presentare interrogazioni e chiedere i dovuti chiarimenti. Credo che le forze politiche dovrebbero pretendere chiarezza in merito alle notizie inerenti le vicende dell’Oms e del piano pandemico, dove stando alle inchieste risulterebbero coinvolti anche stretti collaboratori del ministro. Perché nessuno si muove? Perché Speranza lo ha scelto personalmente Draghi e non si può disturbare il manovratore? Non sto dicendo che Speranza abbia necessariamente delle responsabilità penali che comunque non mi sentirei nemmeno di escludere con certezza, ma le responsabilità politiche sono evidenti e non si può far finta di nulla. Draghi dovrebbe pretendere le dimissioni del ministro della Salute perché soltanto così si può trasmettere ai cittadini la certezza che si sta cambiando direzione di marcia”.

Ma basterebbe cambiare un ministro per placare la tensione sociale?

“Sarebbe un segnale politico importante. Ma a lei sembra logico ciò che è avvenuto in Sardegna, dove un mese fa si è proclamata la zona bianca e adesso è di nuovo rossa perché sarebbe stata fatta una festa in piazza? Dobbiamo entrare nell’ottica che con questo virus, che da pandemico diventerà presto endemico, si deve convivere. Anche perché si tratta di un virus che si può curare senza bisogno di vaccinarsi una volta al mese. Non stiamo parlando dell’Aids che continua a mietere vittime senza che nessuno ne parli. Esistono le cure giuste ed efficaci contro il Covid. Ma non è pensabile che si tenga un Paese chiuso in attesa della vaccinazione impedendo alla gente di lavorare e sopravvivere. Temo che Draghi si sia incartato da solo”.

In che senso?

“Nel senso che non potrà reggere la situazione ancora a lungo ignorando il grido che arriva dalle piazze perché la situazione è esplosiva. Ma l’Italia resta comunque il Paese che a livello europeo ha registrato il maggior numero di decessi per Covid. Draghi ha sempre detto che le riaperture avrebbero camminato di pari passo con l’avanzamento delle vaccinazioni e il raggiungimento dell’immunità di gregge. Ma la vaccinazione procede a rilento, l’immunità di gregge è lontanissima e al tempo stesso non si può costringere la gente a non lavorare e a morire di fame. Direi che è entrato in un corto circuito che ha coinvolto anche il Parlamento dove tutte le forze politiche hanno confermato la linea delle riaperture quando i dati lo consentiranno. Ma i dati non consentono nulla e il Paese chiuso non può restare. Non sarebbe stato molto più semplice sin dall’inizio ripensare l’intera strategia invece di ritrovarci al punto di dover riaprire perché se non si muore di Covid si muore di fame? Ecco perché dico che Draghi non si sarebbe dovuto limitare a sostituire i membri del Cts o a rimuovere Arcuri ma avrebbe dovuto cambiare il ministro della Salute responsabile di un anno di fallimenti e di inutili chiusure”.

In conclusione, lei crede alla gestione politica del Covid e al progetto del cosiddetto grande reset?

“So soltanto che nel libro scritto dal ministro Speranza che in Italia è oggi introvabile ma che Amazon sta vendendo in Spagna, è scritto a chiare lettere che la pandemia ha messo in luce i limiti delle ideologie sovraniste e consentito un terreno fertile per una nuova egemonia politica e culturale della sinistra globalista ed ecologista. Che altro aggiungere?”

 

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