Fra M5s e Rousseau è “divorzio consensuale”: é la fine di un’epoca

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Verso il divorzio consensuale fra il Movimento 5 stelle e l’associazione Rousseau. Lo ha detto l’ex premier Giuseppe Conte alla riunione notturna con i capi-commissione M5s di Camera e Senato. “Non abbiamo tempo per una controversia lunga”, ha spiegato.

Quindi le strade fra il Movimento e la piattaforma digitale che finora ha gestito tutti i processi partecipativi dell’universo grillino si separano definitivamente e senza passare per i tribunali, come invece si era ipotizzato in un primo momento. Conte ha annunciato l’intenzione di dotarsi di un nuovo strumento digitale in grado di assicurare comunque la partecipazione dei militanti alle decisioni.

Finisce comunque il Movimento 5Stelle come lo avevamo conosciuto, il Movimento creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio; il primo nelle vesti di capopopolo, in prima linea nelle piazze a mobilitare la base, il secondo, il guru della comunicazione, dietro le quinte a muovere i fili della democrazia diretta. Il braccio e la mente, dove era senza dubbio la piattaforma il motore del Movimento, dove passavano le decisioni.

Anzi, negli ultimi anni Rousseau è diventato lo strumento con cui i vertici hanno potuto attuare tutte le strategie politiche; dal governo con la Lega, il Conte 1, al successivo con il Pd, il Conte-2, fino alla recente fiducia al governo Draghi. Poi la modifica dello statuto, l’abolizione del vincolo dei due mandati, l’abolizione del capo politico, la costituzione del direttorio, le alleanze sul territorio. Tutte decisioni passate per il sì della piattaforma con i militanti di volta in volta incentivati da Grillo “ad avere coraggio”.

Ma era evidente come, diversamente dal passato, le decisioni non erano più plebiscitarie. Anzi, soprattutto negli ultimi due anni proprio la Piattaforma Rousseau era in grado di fotografare il malcontento che serpeggiava fra la base, con i No che consultazione dopo consultazione crescevano sempre di più mettendo in serio allarme la dirigenza.

Un malcontento che Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto che aveva tentato di giocare con Luigi di Maio lo stesso ruolo giocato dal padre nei confronti di Grillo, ha intercettato molto bene, di volta in volta facendos  insieme ad Alessandro di Battista portavoce del dissenso, specie nei confronti dell’alleanza con i dem e in ultimo del sostegno a Draghi.

Una rottura ormai inevitabile, soprattutto perché nei gruppi parlamentari è molto forte la richiesta di superare lo strumento della consultazione online per prendere le decisioni, dotandosi di apposite strutture di partito in grado di decidere le linee politiche senza dover ogni volta ricorrere al voto degli iscritti. Democrazia parlamentare vs democrazia diretta.

E’ evidente che la rottura definitiva con Rousseau, consensuale o meno, non farà che accelerare il percorso verso una rifondazione del Movimento nell’ottica di “partito”, con Giuseppe Conte sempre più nelle vesti di leader e Beppe Grillo in posizione sempre più sfumata. Anche perché la forza di Grillo sta proprio nella rete e nella sua capacità di mobilitare e orientare gli iscritti. Senza più Rousseau anche per lui diventerà molto difficile continuare a giocare il ruolo del capopopolo del web in un partito che farà sempre meno ricorso al voto online e più alle strutture tradizionali di partito. La fine di un’epoca e di quel grillismo che, nel bene o nel male, ha comunque rivoluzionato la politica italiana.

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