Roma, parla Chiara Geloni: “L’operazione Zingaretti è stata molto confusa”

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Virginia Raggi resta in campo, saltato l’accordo fra Pd ed M5S per il Campidoglio. La sindaca uscente sarà candidata per un secondo mandato con l’appoggio del Movimento 5 Stelle e dell’ex premier Giuseppe Conte, ma ovviamente senza il Pd che sembra deciso a schierare in campo l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Fallita anche l’operazione Zingaretti, ovvero la discesa in campo del governatore del Lazio come candidato sindaco della Capitale in cambio della rinuncia della Raggi e dell’indicazione di un pentastellato alla guida del governo regionale. Abbiamo commentato la situazione con la giornalista e politologa Chiara Geloni, già direttrice di Youdem e molto vicina politicamente a Pierluigi Bersani.

Che è successo a Roma? La candidatura di Zingaretti a sindaco è morta ancora prima di decollare?

“Cosa sia successo francamente non lo so. Non c’è stato certo il massimo della trasparenza in questa vicenda ma forse è anche normale che sia così. Abbiamo letto vari retroscena che per altro si smentivano a vicenda. C’era chi dava per certa la discesa in campo di Zingaretti, chi la sua rinuncia. Devo dire che l’ipotesi Zingaretti non mi ha mai convinto, anche perché ho trovato francamente assurdo aprire un problema politico in Regione senza avere la certezza che questo avrebbe sbloccato realmente la situazione, visto che la Raggi ha sempre smentito la possibilità di fare un passo indietro. Non ho capito sinceramente cosa sia effettivamente avvenuto”.

Forse Zingaretti ha provato soltanto a sondare il terreno giocando la carta dello scambio fra Regione e Campidoglio con i 5Stelle, sperando che bastasse a convincerli a scaricare la Raggi? 

“Zingaretti si è dimesso da segretario del Pd utilizzando toni e argomenti molto forti, fino ad affermare di farlo perché il suo partito lo faceva vergognare. Però non ha mai spiegato chi è che lo facesse vergognare e perché. Poi improvvisamente si candida a capo della coalizione guidata dal Pd a Roma rischiando di mettere in crisi il governo regionale che sta lavorando molto bene e con ottimi risultati. Questa mossa sinceramente fatico a comprenderla, mi sembra un comportamento molto anomalo e contraddittorio. Anche perché era davvero difficile pretendere la rinuncia da parte della Raggi. Un sindaco al suo primo mandato ha tutto il diritto di ricandidarsi, poi ovviamente starà ai cittadini decidere se rieleggerlo o meno. E se vogliamo dirla tutta non c’erano nemmeno argomenti convincenti che potessero giustificare l’estromissione della Raggi”.

Così però non si rischia di favorire il centrodestra che sicuramente alla fine troverà l’accordo?

“Zingaretti o non Zingaretti, Raggi o non Raggi, sin da ora sarà inevitabile costruire un quadro politico che permetta a Pd e M5S di marciare divisi al primo turno ma di convergere poi al secondo sul candidato che eventualmente si confronterà con quello indicato dal centrodestra. Sin da adesso insomma dovrà essere chiaro che chi andrà al ballottaggio contro le destre dovrà essere sostenuto da tutti. A Roma, come nelle altre città, la campagna elettorale dovrà essere condotta con intelligenza politica tanto dal Pd che dal M5S, in modo tale da poter ricomporre l’alleanza al secondo turno laddove risultasse impossibile andare subito uniti”.

Condivide la tesi di chi dice che a Roma sarebbe andato in scena il primo fallimento politico di Conte da neo leader del M5S, non essendo riuscito a convincere la Raggi a ritirarsi per favorire la ricomposizione della maggioranza giallorossa?

“E’ evidente che Conte a Roma non è riuscito a realizzare quella che è la sua linea nazionale, ma onestamente mi pare che il ritiro della Raggi non sia mai stato all’ordine del giorno. Quindi non credo che qualcuno potesse realmente aspettarsi che l’ex premier facesse ritirare la sindaca uscente contro la sua volontà. Era francamente impossibile per lui, che per altro ancora non è stato designato quale leader dei 5 Stelle, imporre il ritiro di un candidato del Movimento che aspira a guidare per sostituirlo con uno di un altro partito. Anche chi ha cercato di costruire la candidatura di Zingaretti sapeva perfettamente che da parte della Raggi non vi sarebbe stato alcun passo indietro. Parlare di fallimento di Conte mi sembra eccessivo, trattandosi di un risultato che oggettivamente non era alla sua portata”.

Ha parlato della necessità di favorire un’alleanza almeno al ballottaggio. Ma i toni fra la Raggi e Zingaretti sono al vetriolo con reciproche accuse di malgoverno. Possibile ipotizzare una campagna elettorale dai toni soft con queste premesse?

“Questo è vero, ma non dimentichi che Zingaretti governa con i 5 Stelle. Quindi io credo che la politica sia comunque in grado di costruire con intelligenza una campagna elettorale che anche nella città di Roma possa consentire di raggiungere questo traguardo finale. Deve essere chiaro a tutti che pur essendo in competizione, l’avversario comune da battere alla fine resta la destra”.

Lei ha giustamente evidenziato che Zingaretti è sostenuto in Regione dai 5 Stelle. E’ credibile la tesi che vedrebbe la candidatura del governatore a sindaco come il tentativo di una parte dei grillini, quella che fa capo a Roberta Lombardi, di liquidare la Raggi per i contrasti seguiti ai vari rimpasti nella giunta capitolina?

“Stiamo parlando del nulla, perché Zingaretti non si candida. Francamente eviterei troppe dietrologie visto che alla fine l’operazione non ha portato nessun risultato. E come ho già detto il ritiro della Raggi non è stato mai in campo. Fatto questo che renderebbe inutili e infondate tutte le ricostruzioni che si stanno facendo”.

A questo punto, saltato l’accordo con i 5Stelle, è possibile una convergenza del Pd sul nome di Carlo Calenda? O si andrà avanti con la candidatura di Gualtieri?

“Il Pd farà le primarie e ha già costruito un tavolo della coalizione che vede la partecipazione anche di altre forze politiche come Articolo 1. Il candidato sindaco quindi scaturirà da qui e non mi pare che Calenda abbia intenzione di partecipare alle primarie. Quindi che si possa convergere su di lui mi pare molto difficile”.

Quindi sarà Gualtieri a sfidare la Raggi e il candidato del centrodestra?

“Gualtieri sarà il candidato del Pd, probabilmente il più forte visto che è stato anche ministro dell’Economia, ma sicuramente non sarà l’unico a sottoporsi alle primarie. C’è una coalizione di centrosinistra composta da altre forze politiche che sapranno presentare la loro proposta. Saranno gli elettori della coalizione a fare la sintesi e a decidere il candidato unitario”.

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