Grande Reset, parla Perucchietti: “Come vogliono trasformarci e come reagire”

12 minuti di lettura

Misure liberticide, sorveglianza tecnologica, censura, digitalizzazione e biopotere. In linea con il cosiddetto “capitalismo dei disastri” che sfrutta momenti di crisi e shock globali, per le élite mondialiste l’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per avviare la promozione di un’agenda globale, nota come Great Reset, volta a ristrutturare l’economia mondiale secondo linee specifiche: dalla globalizzazione alla digitalizzazione, dall’automazione al transumanesimo. E’ quanto denunciato dalla giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti caporedattore presso Uno Editori, nel libro Coronavirus il Nemico Invisibile scritto insieme a Luca d’Auria. L’abbiamo intervistata.

Come nasce l’idea di questo nuovo libro dedicato al Covid e soprattutto al modo in cui viene utilizzato per rimodellare la società?

“In realtà si tratta della seconda riedizione del libro già uscito un anno fa in piena pandemia, una riedizione aggiornata e riampliata dopo che nell’ultimo anno abbiamo vissuto dei veri e propri stravolgimenti della società.  Non legati soltanto ad un’emergenza di carattere sanitario, ma soprattutto da collegare ad un utilizzo e ad una strumentalizzazione sistematica della pandemia come opportunità per introdurre misure liberticide e puntare alla legittimazione morale di un’agenda globale nota come Grande Reset. Essa intende non soltanto resettare l’economia mondiale, ma ridisegnare completamente tutto l’assetto sociale”.

Nel progetto del Grande Reset lei denuncia aspetti economici e sociali ma anche antropologici. Stanno cercando di costruire in laboratorio anche una nuova razza umana?

“Va detto che questo processo sta andando avanti da molti anni. Ne ho già parlato ampliamente in un mio precedente libro intitolato Cyberuomo. Il Grande Reset è l’accelerata finale di questo processo. Inserendosi all’interno di quello che viene definito ‘capitalismo dei disastri’, si sta tentando di sfruttare la pandemia per favorire ciò che i tecnocrati globali dipingono come un’utopia e che invece si configura come un autentico stravolgimento radicale sotto ogni punto di vista: da quello economico a quello lavorativo, da quello sociale a quello antropologico. Si sta andando sempre di più in una direzione post umana, incamminandoci verso una profonda rifeudalizzazione della società. Non soltanto si tende a demolire il vecchio ordine mondiale per costruirne un altro su basi completamente nuove, ma questo nuovo ordine si baserà principalmente sulla globalizzazione, sull’automazione, su un maggiore e sofisticato controllo tecnologico, e in modo particolare sul transumanesimo”.

Nel libro si delineano anche teorie alternative alla genesi e alla diffusione del Covid 19. Di che si tratta?

“Precisiamo subito che non è nostra intenzione offrire al lettore una posizione dogmatica o monolitica. Indipendentemente da quelle che sono state le informazioni che i media hanno cercato di far passare, appare evidente che non è stata ancora data una risposta definitiva su come sia nato il Covid. E’ notizia di questi giorni la lettera di 18 scienziati pubblicata su Science con la quale si chiede di superare il clima tossico creatosi intorno all’origine del virus e di favorire un’inchiesta seria ed obiettiva in merito all’ipotesi che tutto possa essere frutto di un incidente di laboratorio. Nel mio libro riporto tante altre voci ignorate dai media che chiedono la stessa cosa e puntano il dito sulla possibilità che il Covid possa essere scappato da un laboratorio, di Wuhan o di qualsiasi altro luogo. Interessante il fatto che neanche l’inchiesta dell’Oms che avrebbe dovuto dare una spiegazione definitiva sulla genesi della pandemia, sia riuscita a raggiungere l’obiettivo lasciando il giallo del tutto irrisolto. Non si possono poi ignorare gli scambi di accuse reciproche fra gli Stati Uniti e la Cina. Gli americani, quando c’era ancora Trump alla Casa Bianca, hanno accusato pubblicamente e più volte Pechino di essere responsabile della diffusione del virus avvalorando l’idea che possa essere sfuggito dal laboratorio di Wuhan; ma la cosa curiosa è che la stessa identica accusa l’hanno rivolta i cinesi agli Usa relativamente al laboratorio di Fort Detrick. Tutte queste tesi contrapposte sono state però ignorate o volutamente censurate dai media, proprio perché si è creato un clima tossico che ha in pratica reso finora impossibile arrivare alla verità, impedendo di indagare a 360 gradi”.

Dovremo prepararci ad un mondo popolato da sempre meno esseri umani e sempre più da robot? Quali sono i segni che lo evidenziano?

“Il transumanesimo è un movimento culturale che tende all’evoluzione dell’umanità attraverso la scienza e la tecnologia, quindi tramite processi prettamente meccanici. In pratica, secondo questa visione, l’uomo viene equiparato ad un macchinario da aggiornare. Tutto si basa sulla separazione dell’essere umano dalla natura e dalla biologia e va ben oltre il postumanesimo che parte da una visione antropocentrica post dualista legata al superamento dei generi. L’obiettivo è quello di potenziare l’uomo arrivando addirittura all’ibridazione con le macchine. I segnali ci sono e sono tantissimi. Già la stessa visione che sottintende all’ideologia gender e che sta venendo in superficie in questi giorni con il dibattito inerente il Ddl Zan, apre ad una concezione sempre più liquida del genere umano, concepito come un qualcosa che si può facilmente rimodellare. Ma ci sono anche tutta una serie di ricerche e di progetti portati avanti da aziende tecnologiche molto note e all’avanguardia che tendono a creare dei chip neurali da immettere nel cervello per collegare la mente umana alle macchine. Così come esistono progetti per la creazione di uteri artificiali in cui far nascere le future generazioni. E a ciò inevitabilmente va collegato anche il discorso dell’automazione nel mondo del lavoro altro caposaldo del Grande Reset. Sarebbe sbagliato pensare che i processi di automazione e la cosiddetta intelligenza artificiale saranno utilizzati nei lavori più usuranti e pericolosi come sarebbe anche auspicabile, perché in realtà andranno ad investire l’intero mondo del lavoro. Capisce bene che stiamo andando verso un completo stravolgimento della società, e il fatto che molte di queste ricerche vengano tenute segrete sta a dimostrare il tentativo di addormentare l’opinione pubblica affinché non comprenda la gravità di ciò che si sta preparando. Quando poi certe notizie trapelano, ecco che vengono immediatamente annichilite con la propaganda e bollate come fake news, o debitamente manipolate e confezionate in modo tale da ottenere una legittimazione morale”.

Ci sono segnali incoraggianti che ci fanno sperare in una reazione dell’opinione pubblica o teme che il Grande Reset avverrà fra l’indifferenza, l’impotenza e il tacito consenso?

“Sono molto pessimista purtroppo e la vedo negativamente, anche se devo ammettere che la ferocia censoria, la creazione di queste task force contro le fake news, il tentativo di silenziare tante voci libere, sta a dimostrare che il potere ha la percezione di un dissenso nella società, di un malessere collettivo nei riguardi di un certo sistema di gestione del potere. La speranza è che i cittadini possano riassumere un pensiero critico, attraverso la ricerca di informazioni alternative rispetto al terrorismo mediatico dominante, e possano liberarsi di una certa passività che li spinge ad essere troppo spesso spettatori di un destino deciso da altri sulle loro teste”.

Il suo libro quindi punta ad informare, denunciare, indagare, sensibilizzare, o a fare cosa?

“La mia attività saggistica è stata sempre rivolta ad informare e sensibilizzare, mai ad indottrinare o imporre un’unica visione dei fatti. Anzi, voglio soprattutto stimolare un dibattito e spingere il lettore a farsi un’idea, a maturare un pensiero critico rispetto a ciò che viene raccontato. E parto proprio presentando quei punti di vista che i media mainstream non rappresentano, per far sì che chi legge comprenda che non esiste un unico pensiero, né un’ideologia preordinata, ma punti di vista e posizioni diverse su cui discutere e costruire un’opinione. Il pensiero dominante vuole allinearci su posizioni dogmatiche e quindi indiscutibili, invece tutto può e deve essere analizzato con spirito critico e autonomia di pensiero e di giudizio”.

Ma si può vincere la sfida contro un sistema mediatico che agisce come guidato da un’unica cabina di regia, con un analogo modo di veicolare le notizie e tacciando come fake news tutto ciò che non è allineato e allineabile?

“Di questo mi sto occupando da anni smascherando i sistemi di ingegneria sociale tipici dei media mainstream. Soprattutto nell’ultimo anno è apparso evidente come il sistema mediatico tradizionale si sia completamente omologato, senza una minima visione critica o distaccata rispetto alla propaganda, trasformandosi anzi in vera e propria cassa di risonanza della propaganda ufficiale. I media mainstream stanno favorendo lo sviluppo di un conformismo delle idee a totale vantaggio degli interessi dei ‘padroni del vapore’. Da qui quindi tutti i tentativi di delegittimazione verso chiunque osi esprimere una visione differente, attraverso l’utilizzo di termini come fake news, complottista, negazionista, terrapiattista e via dicendo. Ma la migliore difesa sta proprio nel capire l’inganno e non caderne vittime, reagendo attraverso lo sviluppo di un pensiero critico opposto all’omologazione globale. E questo può avvenire soltanto facendo emergere ogni forma di informazione alternativa. Dovrebbe essere chiaro a tutti il paradosso rappresentato dal tentativo di imporre un pensiero unico dominante, nel momento stesso in cui si sbandierano le diversità come un patrimonio da difendere e una ricchezza da valorizzare”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Riforme. Salvini ha ragione. Piano Marshall e Recovery, stesso inganno. Ecco perché

Articolo successivo

Omofobia, Mattarella “La violenza spinge verso fanatismi inaccettabili”

0  0,00