Ddl Zan. Ora i testi anti-omofobia sono due. Cronaca di una battaglia solo mediatica

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Peccato che lo scontro sul Ddl Zan sia solo mediatico, astratto, ideologico, un’operazione di puro marketing, essenzialmente da parte di due partiti, la Lega e il Pd (gli altri pur schierati, sono ai margini); partiti (i più importanti stando ai voti), che devono dimostrare di esistere, di partecipare ad un governo promiscuo, ibrido, con gli odiati nemici. Posizioni forti, quindi, unicamente per rassicurare le rispettive basi.

E’ quella che si chiama “disputa a costo zero”. Tradotto: le parti interessate possono suonarsele di santa ragione, tanto le cose che contano sono altre. In questo momento, la campagna vaccinale, la ripresa economica e i soldi del Recovery; motivo per cui è nato il governo emergenziale della ricostruzione nazionale di Draghi, che ha costretto cani e gatti a convergere in un grande centro istituzionale. In attesa di tornare a spararsi contro (alle prossime amministrative e politiche).

E ripetiamo, è un peccato, perché in ballo ci sono visioni opposte, incompatibili di vita, società, di famiglia. Non il passato contro la modernità, ma due visioni diverse di modernità: quella liberal, radical, e quella antropologica, incentrata sul primato della vita, della famiglia naturale e della comunità sull’individualismo.

Da qualche mese, infatti, in Parlamento, in tv e nel paese, sta montando la guerra contro e a favore del Ddl Zan. Per la sinistra arcobaleno è questione di vita o di morte, per il centro-destra, stavolta incredibilmente unito, è solo questione di morte.

E, visto che il testo è stato già approvato alla Camera, anche se si era in presenza di un’altra maggioranza politica (giallorossa), in attesa che approdi al Senato, la disputa galleggia da settimane in Commissione Giustizia. E scandalo degli scandali, tale organismo è presieduto dal leghista Ostellari. Cosa fa? Sta lavorando sodo al boicottaggio tecnico e procedurale per impedire, legittimamente dal suo punto di vista, il via libera per l’Aula.

La sinistra, fino a ieri, le ha tentate tutte pur di accelerare il passaggio. Addirittura Letta, ha cercato di imporne l’approvazione saltando la discussione in Commissione. 

Ma proprio martedì c’è stato un ulteriore blocco all’iter, che ha scatenato le furie della sinistra. Cosa è accaduto? Il centro-destra di lotta (Fdi) e di governo (Lega e Fi), hanno imposto l’aggiunta di un loro Ddl alternativo a quello di Zan. Morale, adesso i testi, oggetto di approfondimento, saranno due: quello a prima firma Ronzulli (a seguire, Salvini, Binetti, Quagliariello), che amplia le categorie della discriminazione, e l’altro che si concentra su lesbofobia, omofoia, bifobia e transfobia.

Si prevede verosimilmente un allungamento dei tempi, sicuramente a dopo l’estate. La Lega, infatti, ha chiesto oltre 100 audizioni. 

Su una cosa i due schieramenti non andranno mai d’accordo. Sul concetto di identità di genere, che demolisce irreversibilmente l’identità naturale dei due sessi, aprendo la strada al “sesso percepito”, al fluid-gender. Per il resto, proteggere ulteriormente categorie più protette di altre, non è proprio quanto prevede l’articolo 3 della nostra Costituzione.

Due suggerimenti-esortazioni. Uno per la destra. La tecnica del rimandare lo scontro con la sinistra sui valori non negoziabili, è una strategia comprensibile (per non creare turbative al governo), ma perdente. Mette la bandierina, però si dimostra inutile per una battaglia di civiltà a difesa della famiglia e della libertà di pensiero che il Ddl Zan mina pericolosamente (in futuro, non si potrà più sostenere pubblicamente la superiorità della famiglia naturale, il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre, e il diritto della famiglia a educare i propri figli senza venire indottrinati a scuola, grazie a iniziative di Stato, che dietro il bullismo e la lotta alla discriminazione, finiranno per spiegare ai piccoli la liceità di tutte le scelte sessuali e relative transizioni).

Alla sinistra, e qui casca l’asino, diciamo che se crede e vuole davvero un paese normale, si comporti normalmente e non imponga categorie ideologiche privilegiate. L’offesa, l’istigazione alla discriminazione, la violenza, vanno colpite in quanto reati contro la persona, la dignità umana, e non in quanto omosessuali, neri, ebrei, immigrati, donne.  E per questo valgono già le leggi esistenti. Al massimo potenziate.

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