Quirinale. Altro che stanco. Il segnale che il presidente Mattarella ha dato alla politica

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La frase sulla non ricandidatura di Sergio Mattarella, non è giunta a caso. Ha seguìto una logica, una filosofia costituzionale.
Del resto, il concetto, l’aveva già anticipato nel discorso di Fine Anno. E l’aveva ulteriormente confermato, collegandosi all’esempio di Segni (la proposta di inserire ufficialmente nella Costituzione la non rieleggibilità del presidente della Repubblica dopo il settennato, rendendo inutile il semestre bianco). Altro che Segni colluso con i golpisti, ma un politico lucido con forte senso dello Stato. Un esempio valido anche per noi, in questi tempi di relativismo e liquidità del consenso.

Ma naturalmente, l’essere stanco, il volersi riposare, non c’entra nulla con la decisione del Colle. E’ un segnale che ha voluto dare alla politica.
Dopo la fase del populismo, l’oggettivo fallimento della cosiddetta Quarta Repubblica, nel nome e nel segno della moralizzazione dei partiti, del taglio degli sprechi, il vaffa generalizzato e l’uno vale uno, adesso stiamo dentro un nuovo periodo, un nuovo processo.

L’anti-casta, l’anti-politica, hanno determinato le condizioni dell’attuale fase, che è la risposta alla prima: la casta dei competenti, i tecnici al posto di partiti che arrancano senza idee e senza identità. In pratica, il commissariamento della politica, con i partiti ridotti a comprimari, con la licenza solo di bisticciare su argomenti a costo zero (Ddl Zan, ius soli, voto ai 16enni, migranti etc). La maggioranza che regge il governo Draghi, infatti, è un grande centro in cui convergono destra e sinistra. Logico che qualcuno (Salvini), possa averla considerata come l’apripista di una nuova maggioranza presidenziale.

Non a caso il leader della Lega ha candidato Draghi al Quirinale. Per due ragioni: il centro-destra è afflitto dalla mancanza storica di personalità spendibili (lo si vede pure a proposito dei candidati sindaci), quindi, ricorre alle figure più popolari, ai tecnici, o alla società civile; o pensa di garantirsi la strada per Bruxelles, qualora lo schieramento possa prevalere alle prossime politiche.
Per questo il Capitano ha scelto Draghi (sperando che non faccia la fine di Albertini: chi entra papa in Conclave, esce Cardinale). Ma il centro-sinistra, orfano di Conte, al momento preferisce il premier ancora a Palazzo Chigi. Nella ipotesi (remota) di poter vedere elevato al supremo Colle Prodi, speculare alla proposta, altrettanto remota di Tajani, di vedere Berlusconi.

Mattarella ha saputo condurre la barca costituzionale gestendo maree parlamentari non da poco, frutto di un sistema elettorale opaco e inefficace (ben diverso il suo Mattarellum, che ha fatto entrare l’Italia nella moderna democrazia dell’alternanza, inaugurando quel bipolarismo che non c’era mai stato); sue le esplorazioni a destra e a sinistra che hanno fatto la storia. L’esperienza giallorossa e gialloverde sono state alchimie assolutamente originali. Nessun altro sarebbe riuscito nell’impresa.
Ha tenuto dritta la bussola repubblicana e per il futuro è giusto che il consolidamento o il definitivo passaggio al nuovo, sia guidato da un altro nome.

Chi scrive ha avuto la fortuna o la sfortuna, di assistere all’azione di ben 8 presidenti: Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella. Pertini in qualche misura, si è presto smarcato dalle pressioni partitiche; Cossiga come noto, ha picconato un sistema di cui lui stesso era emanazione; Scalfaro ha fatto da contraltare alla destra; Ciampi ha condotto un’importante opera di pacificazione nazionale (il Giubileo della nazione); Napolitano ha fatto il regista di una Repubblica presidenziale de facto (nel bene e nel male).

Ma Mattarella non è stato un semplice notaio. E’ stato il motore della promozione attiva della legalità costituzionale. Un arbitro, capace di rivendicare e perseguire una estrema correttezza istituzionale, insieme a una moral suasion assolutamente feconda. Non è mai intervenuto direttamente nella dialettica politica, ma non ha mai fatto mancare anche nella comunicazione, il suo indirizzo generale destinato a chi doveva capire. Richiamando tutti ai valori della Costituzione. Senza retorica.
Un esercizio e un servizio che ora lascerà al prossimo capo dello Stato.

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