Recovery, parla Rinaldi (Lega): “Abbiamo la prova del fallimento”

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Dal 2023 torneranno in vigore i parametri europei sospesi a causa della pandemia e quindi si tornerà alle regole del patto di stabilità. La ricreazione finirà molto presto. così come sembra ormai in fase di smantellamento anche la tanto sbandierata solidarietà europea. Ora che con la massiccia campagna di vaccinazione in corso in tutta Europa l’emergenza sembra destinata a concludersi entro l’anno, ecco che l’Europa torna quella di sempre, quella del rigore e del rispetto dei vincoli di bilancio. L’idea è di mantenere la clausola di salvaguardia ancora attiva per tutto il corso del 2022 per dare più tempo alla situazione pandemica di risolversi ulteriormente, sostenendo le aziende con finanziamenti e la popolazione anche attraverso la campagna vaccinale in corso. La cessazione della clausola di sospensione del patto di stabilità porterà comunque delle conseguenze per l’Italia e la sua economia che coinvolgeranno, direttamente o indirettamente, anche i cittadini. Ne abbiamo parlato con l’europarlamentare della Lega ed economista Antonio Maria Rinaldi.

La ricreazione finisce ancora prima di iniziare. Nel 2023 si torna al patto di stabilità. Uno schiaffo alla solidarietà europea che a questo punto rischia di essere stata tutta un bluff?

“La pandemia è stata una grande disgrazia, ma poteva servire davvero da occasione per rivedere tutte le regole economiche su cui poggia l’Unione Europea. Anche questa aspettativa purtroppo è stata disattesa. A parole c’erano tutti i presupposti per una riforma seria dei parametri, ma nei fatti la ricreazione è già finita. Per altro stiamo avendo purtroppo la prova che anche il Recovery Fund è un fallimento”.

E quale sarebbe questa prova?

“Il fatto che diversi Stati europei nei loro piani nazionali non hanno previsto l’accesso ai prestiti. Stiamo parlando di Paesi fondatori come la Germania, la Francia, la Spagna, l’Olanda, il Belgio, l’Austria che non hanno chiesto neanche un centesimo della quota di prestiti messa loro a disposizione. Questo significa in primo luogo che non hanno ritenuto conveniente ricevere i prestiti con le condizionalità previste; in secondo hanno valutato che con il ritorno alle regole del patto di stabilità si sarebbero pagate molto care le conseguenze in futuro. Noi invece questo calcolo non lo abbiamo fatto e ci siamo presi tutto quello che c’era a disposizione con una situazione molto critica, considerando che abbiamo un debito già abbondantemente fuori parametro. Ora c’è’ da chiedersi: se la Ue non ha capito che andavano cambiate le regole con una tragedia come quella provocata dal Covid, cosa altro deve accadere di ancora più drammatico per far finalmente assumere la consapevolezza che l’Europa così non può più andare avanti? Il paradosso sta nel fatto che a parole tutti hanno ammesso in questi mesi che le regole vanno riformate, ma poi nessuno lo fa, anzi ci si affretta a rimetterle in campo il prima possibile. Se appena scoppiata la pandemia sono state sospese, non è forse la migliore dimostrazione del fatto che sono sbagliate?”.

D’accordo, ma in questi ultimi mesi in Italia c’è Mario Draghi al governo con una larghissima maggioranza della quale fa parte anche la Lega. Quindi? Serviva Draghi per ritrovarci daccapo fra pochi mesi?

“Guardi, la voce padrona in Europa al momento è ancora quella della Germania di Angela Merkel alla quale si attaccano i Paesi satelliti come l’Olanda, l’Austria e il Lussemburgo. Con le elezioni di settembre molto probabilmente gli equilibri anche in Germania cambieranno e avremo nuove prese di posizioni e speriamo anche nuove politiche. Una cosa è certa: dopo la pandemia anche Paesi come la Francia si troveranno in grosse difficoltà e a quel punto ridiscutere le regole diventerà fondamentale non soltanto per l’Italia. E’ molto probabile che il fronte degli anti rigoristi si allargherà sempre di più”.

Stando così le cose, meno soldi riceveremo e meglio sarà per tutti?

“Gli altri Paesi come detto hanno rinunciato ai prestiti e sono convinto lo abbiano deciso sulla base di ottime valutazioni. Hanno accettato soltanto le sovvenzioni che rimborseranno con risorse proprie, ovvero con le tasse. Di sicuro Draghi, al netto del periodo in cui resterà a Palazzo Chigi, avrà la possibilità di temporeggiare e di ottenere un minimo di elasticità quando tornerà in tutto il suo vigore prociclico il patto di stabilità. Poi però i nodi verranno al pettine. Non è un caso se a livello europeo si è aperto un dibattito sull’eventualità di cancellare pro quota le porzioni di debito contratte per far fronte alla pandemia. Ci sono stati anche degli autorevoli economisti francesi che hanno evidenziato come la Bce sia in grado di farlo utilizzando il criterio della ‘chiave di capitale’ prevista dalle regole. Una soluzione dovrà comunque essere trovata”.

Con le vaccinazioni molti italiani potranno andare in vacanza, ma intanto fra giugno e luglio arriveranno valanghe di tasse, l’Imu su tutte. La Lega sta al governo. Pensate di intervenire per alleviare il colpo che arriverà con questa stangata fiscale di inizio estate?

“In tempi non sospetti avevamo proposto un anno bianco delle tasse soprattutto per le categorie che hanno sofferto di più. Lo stesso Draghi con la famosa frase in cui ha detto che è il momento di dare e non di prendere, ha chiarito che il governo intende andare incontro ai cittadini. Ora vedremo come questo sarà possibile, magari con adeguate forme di dilazione dei pagamenti senza interessi, a fronte degli impegni tributari che fra breve si abbatteranno sugli italiani. Non si tratta soltanto di venire incontro alle categorie che hanno avuto seri problemi economici e che non hanno lavorato, ma anche per esempio ai proprietari di casa che non hanno incassato gli affitti. Anche il sistema dell’Imu ritengo vada rivisto, per evitare che assuma sempre di più un ruolo di patrimoniale mascherata. Far pagare l’Imu su delle proprietà su cui non si è potuto riscuotere l’affitto a causa di comprovate situazioni di disagio, aggiunge al danno anche la beffa”.

In campo politico si sta discutendo dell’annunciata federazione fra Lega e Forza Italia. Non teme in questo modo di annacquare l’identità sovranista del suo partito?

“Non esiste questo timore. Del resto Salvini è stato chiaro. Il progetto è rivolto a rafforzare l’azione del centrodestra nel governo, una sorta di patto di consultazione che non prevede nessuna incorporazione o fusione. Si tratta di coordinare il centrodestra di governo per meglio massimizzarne l’azione e l’efficacia. Non si tratta di dare vita ad un nuovo Pdl, e lo dimostra il fatto che Salvini si è rivolto unicamente alle forze di centrodestra, Forza Italia e le formazioni di centro, che sostengono Draghi. Per il resto un patto politico elettorale nel centrodestra c’è già, visto che la coalizione andrà compatta alle prossime regionali ed amministrative indipendentemente dal fatto che Fratelli d’Italia sta all’opposizione del governo. La federazione proposta da Salvini è cosa ben diversa dall’alleanza politica che non è minimamente in discussione e nella quale ognuno mantiene la propria identità”.

 

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