Fra Draghi e Conte calato un “gelo cinese”

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Sembra proprio che fra Mario Draghi e il leader in pectore dei 5 Stelle Giuseppe Conte sia calato il gelo. Colpa del cambio di politica estera e del riallineamento dell’attuale premier agli Stati Uniti in funzione anti-Cina. Quella stessa Cina verso cui Beppe Grillo e il Movimento 5Stelle hanno invece sempre guardato con una certa simpatia.

Al G7 l’Italia è sembrata riallinearsi senza se e senza ma al Patto Atlantico e soprattutto alla politica di contenimento dell’espansionismo cinese che è uno dei cavalli di battaglia di Joe Biden.

Scrive Il Tempo: “La richiesta di uno studio tempestivo, trasparente, condotto da esperti, sulle origini del Covid-19, che includa la Cina, la concorrenza sleale sul commercio, le violazioni sui diritti umani, Hong Kong e Taiwan. Non c’è un punto della sintesi finale del G7 che non tocchi un nervo scoperto della Cina, letteralmente strapazzata. E adesso Draghi per cancellare definitivamente Conte ha annunciato che esaminerà con attenzione il memorandum con cui l’Italia ha aderito alla Via della Seta, il programma di espansione commerciale e politica della Cina. Un accordo firmato nel 2019 quando tra i vertici del Movimento 5 Stelle e il regime di Xi Jinping l’intesa era al massimo livello. Filtra poi che la visita di Beppe Grillo all’ambasciatore cinese a Roma rappresenti un problema per Draghi, che ha constatato il forfait dell’ultimo minuto da parte di Conte. L’aria è cambiata e tira più verso Washington che Pechino”.

Una sconfessione in piena regola per l’ex premier e ormai leader del Movimento 5Stelle. Del resto le simpatie verso Pechino e una certa benevolenza nei confronti dell’ex presidente americano Trump, sono state fra le principali accuse che Matteo Renzi ha rivolto all’ex premier per giustificare la sua decisione di staccare la spina al Conte-2. E forse non è un caso che la crisi di governo Italia Viva l’abbia innescata proprio appena negli Usa si è materializzata la vittoria di Biden e il sicuro cambio di rotta sulle alleanza internazionali.

Sempre il Tempo riferisce di uno scontro fra Draghi e Conte a “riflettori spenti”. E’ inevitabile che l’ex premier si senta vittima di un complotto organizzato fra Washington e Roma per punirlo sia degli ottimi rapporti con Trump sia per quelli con il regime cinese. Draghi ha ribadito che atlantismo ed europeismo restano i pilastri della politica estera italiana, ma c’è anche chi sostiene, come ha fatto nei giorni scorsi anche il professor Giulio Sapelli nella nostra intervista, che il premier italiano conti sul sostegno degli americani per ridimensionare il potere della Germania in Europa.

La Casa Bianca ha diffuso una nota in cui si riferisce che Biden e Draghi “hanno concordato di lavorare insieme sulle sfide globali e sulle priorità condivise di politica estera, tra cui Cina, Russia e Libia”. E non è un mistero che Biden non guardi con molta simpatia ai tedeschi che in questi anni si sono molto esposti a livello commerciale in favore dei cinesi.

Restando in Italia è evidente come per i 5Stelle sostenere Draghi si stia rivelando una contraddizione in termini visto che l’attuale premier sembra aver segnato una netta discontinuità con il suo predecessore; non soltanto in materia sanitaria dimostrando che il problema di Conte era quello di non farsi ascoltare in Europa sui vaccini e sui soldi del Recovery, ma anche e soprattutto in politica estera.

E il blog di Nicola Porro avanza anche un’altra chiave di interpretazione: “Lo sgarbo (ovvero la partecipazione di Conte all’incontro con l’ambasciatore cinese ndr.) ha provocato polemiche infinite. Accuse dal centrodestra, silenzio imbarazzato tra i parlamentari grillini, irritazione malcelata nel Pd. Alla fine Conte è stato costretto ad addurre poco credibili ‘impegni concomitanti’ per innestare la retromarcia. Al cospetto dell’ambasciatore cinese non c’è andato, ma il messaggio politico è arrivato a destinazione: perché le tempistiche dell’appuntamento sembravano studiate a tavolino, anche dalla controparte cinese, per mettere in ombra la missione di Draghi al G7. Come se l’ex premier avesse provato a dire: ‘Occhio Draghi, che al governo ci siamo anche noi’”.

Ma a giudicare dalle dichiarazioni del premier circa la volontà di rimettere in discussione gli accordi commerciali con Pechino, sembra proprio che il messaggio non abbia sortito gli effetti sperati. 

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