Vaccini. Le parole di Draghi, il regime-Covid e lo Stato di diritto

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Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Il governo, in fretta e furia, è corso ai ripari. Proprio ora, guarda caso, che stava cominciando a crescere un disagio (non più da no-vax-ideologici, ma un sentimento diffuso, trasversale); e proprio ora stava cominciando a radicarsi un’opinione pubblica preoccupata, critica, scettica, nei confronti di una campagna vaccinale così massiva ed estesa anche a chi, come i ragazzi che, dati alla mano, corrono più rischi a vaccinarsi che ad ammalarsi di Covid.

Il nuovo ordine di scuderia era nell’aria. I troppi casi di morti sospette dopo l’inoculazione delle dosi, la confusione della comunicazione da parte degli esperti-star tv e delle stesse autorità preposte, hanno obbligato il Palazzo a intervenire.
Ma l’omelia di venerdì, in conferenza-stampa, di Draghi, in realtà, ha confermato le perplessità di gran parte degli italiani.
Perché un premier come lui, col suo spessore, la sua autorevolezza, la sua competenza, ha sentito il bisogno di spendersi personalmente, arrivando perfino a minacciare direttamente chi non si vaccina? La frase che ha pronunciato, infatti, è da regime, in questo caso poliziesco-etico-sanitario, non da Stato di diritto, da democrazia parlamentare: “Bisogna cercare tutti coloro che non si sono ancora vaccinati, questa è la sfida che dobbiamo vincere”. Cioè, andiamo a stanarli.

Draghi sa benissimo che non può andare casa per casa a prendere i ribelli, i sovversivi, già tutti i provvedimenti adottati finora dal Palazzo sono sul filo del rasoio costituzionale e in futuro vedremo quanti contenziosi scatteranno. Il suo messaggio, però, ha avuto due obiettivi: ricompattare e rilanciare una campagna vaccinale che nonostante la velocizzazione e l’assertività militare del generale Figliuolo ha appalesato parecchi vulnus; e, nel contempo, condizionare ulteriormente sul piano psicologico gli ultimi indecisi, in primis gli over-sessantenni. Secondo lui mancherebbero all’appello quasi tre milioni di persone.

Ma le supposte certezze che Draghi ha propalato via etere per far ripartire la baracca, come detto, non convincono.
Basta leggere tra le righe: “L’eterologa funziona”. Ma su quali basi si può sostenere tale nuovo dogma? Studi sperimentali, come pare, su poche persone? E perché per mesi ci hanno spiegato che c’erano due tipologie di vaccini diverse tra loro? Una relativa al vettore virale, l’altra che interviene sulle cellule. E’ chiaro che anche gli effetti sul corpo umano sono e saranno diversi. E chi mischia è più garantito? Ai posteri l’ardua sentenza.
Altro comandamento draghiano: per grazia di Dio e della nazione, ha ribadito “la libertà di cambiare vaccino”, ma non la libertà di non vaccinarsi.
Domanda: C’è una legge che impone il vaccino? Ogni regola, perfino il green pass, prevede tre opzioni: vaccino, guarigione e tampone 48 ore prima di ogni spostamento. Ergo?

Cosa c’è dietro questa nuova scelta e bastonata imperativa di Draghi? Interessi, cerchio che si stringe, maschera svelata, paura di perdere il consenso? Apripista per lo Stato di emergenza che deve continuare fino a dicembre?
Lo abbiamo scritto più volte: vaccinarsi è un atto di scienza e non di fede. Quindi, va meditato sulla base della libera conoscenza e della libera scelta. Perché, se diventa un atto di fede e di sottomissione “indotta” allo Stato etico-sanitario, perde di vista le sue vere finalità. Che sono salvare le vite umane, non il consenso a un governo o a una globalizzazione economico-sanitaria, che guarda preferenzialmente al profitto. Anche perché poi, come si è visto, si pagano gli errori: le morti sempre meno giustificate dopo il vaccino, le diverse e contrastanti posizioni dei “soloni in camice bianco”, i distinguo di Aifa e Ema sui vaccini; ancora: il balletto sull’età dei vaccinandi buoni o non buoni per AstraZeneca (over 60, giovani, tutti nessuno).

Tra l’altro, sta arrivando la zona bianca. Fine dei giochi? Assolutamente no. Già i titoli del circo mediatico ci stanno preparando al peggio (a settembre): “La variante Delta fa paura”. E’ ovvio che non potranno dare la colpa ai vaccini che non funzionano (lo scorso anno era il ritorno del freddo o degli italiani anarchici che durante le vacanze si sono scatenati). La daranno alla variante e ai non vaccinati.
Chi vivrà, vedrà. E’ il caso di dirlo.

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