Ddl Zan. Dietro il muro della sinistra, la sua antica maledizione

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Alessandro Zan

Dopo le pregiudiziali di costituzionalità e il fallimento dell’ultima negoziazione (per un solo voto), martedì prossimo la partita del Ddl Zan si sposterà sugli emendamenti. Molto probabilmente lo scontro finale ci sarà a settembre. In concomitanza con le elezioni.
Massimo Franco, editorialista di spicco del “Corriere della sera”, nella sua “Nota”, si è scagliato contro gli opposti estremismi che favoriscono solo risse e rinvii. Ma in questo caso, lo scontro non riguarda il centro-destra, ma proprio la sinistra, succube dei Fedez e del mondo Lgbt.

In verità, a Lega, Fi e Fdi, si può addebitare tutto: superficialità, insensibilità verso i temi e gli argomenti che secondo loro, sono secondari rispetto alle urgenze ed emergenze economiche, sociali, istituzionali (la ripresa economica, i soldi del Recovery, l’immigrazione, le politiche sanitarie legate alla gestione del Covid etc). Che Salvini e Meloni siano pregiudizialmente ostili al Ddl Zan è noto. Non lo condividono proprio. Anzi, il Capitano vorrebbe abrogare pure la legge Mancino. La Meloni, dal canto suo, ha le mani più libere, vista la sua posizione di unica opposizione al governo Draghi. Ma la sostanza non cambia.

Fi, invece, è sempre stata su un crinale più moderato. Ma siccome il Ddl Zan rischia di comprimere la libertà di espressione e legittimare la dittatura del politicamente corretto, questa volta non si è avventurata in pericolose fughe laiciste. Anzi, ha detto no, in virtù proprio della sua anima laica.
Ma una cosa va ribadita: strumentale o reale, il centro-destra si è impegnato a mediare, venire incontro alla sinistra, per arrivare a un punto di sintesi, ridiscutendo l’articolo 1, irricevibile per il concetto di identità in transizione, di auto-percezione; ridiscutendo l’articolo 4 sul potere giudiziale relativo alla libertà di espressione (non si capisce il confine tra opinione e incitazione alla discriminazione), e infine, l’articolo 7, riguardante la giornata contro l’omofobia, la transfobia e la lesbofobia, giudicata il cavallo di Troia del gender, a danno dei piccoli, da celebrare obbligatoriamente nelle scuole. Istituti privati compresi.

Una mediazione resa impossibile dall’atteggiamento del Pd, Leu e grillini.
Cosa c’è dietro questo blocco? Cosa unisce il no a qualsiasi sintesi virtuosa col “nemico”? Non si tratta solo di schieramento, di contrapposizione, per vincere e passare alla storia come gli eroi dei diritti civili. E’ qualcosa di più profondo e antico. Quasi una maledizione. E’ il Dna giacobino, intollerante, assolutista, che pretende di incarnare religiosamente il bene, la verità, la libertà, la democrazia, la cultura, l’etica, l’ecologia, il progresso, l’uguaglianza, la giustizia etc. E’ la famosa superiorità morale ed etnica della sinistra. Che relega a destra, il male, la violenza, l’intolleranza, la xenofobia, l’omofobia, il medioevo etc.
La sinistra moderata e radicale è prigioniera da secoli di questa postura ideologica. Che la fa essere astratta, dogmatica e impolitica. La fa essere antidemocratica, in nome della democrazia.
Quindi, nessun cedimento, nessun compromesso, specialmente se una legge rappresenta il paradiso sulla terra. Il bene non si può annacquare, svilire. Peccato, che si perda il rapporto con la politica, che è mediazione, complessità, realtà.

Questa “sindrome di Voltaire” è la causa delle divisioni, delle scissioni e del totalitarismo inevitabile se applicato alla politica.
E’ il Terrore, la ghigliottina, secondo “liberté-egalitè-fraternitè”. Tutti i partiti di sinistra hanno subìto lacerazioni interne e all’esterno sono sempre stati perdenti. Perché c’è sempre qualcuno più libero, più giusto, più puro dei capi. Che li uccide e li sostituisce.
Così si spiegano le follie di un Letta che propone per distinguersi da Salvini e giustificare alla sua base la compresenza Pd-Lega nel governo Draghi, il voto ai 16enni, lo ius soli e i soldi ai ragazzi presi dalle successioni dei padri.
Così si spiega il muro eretto contro ogni proposito di aggiustamento del Ddl Zan. Anche se sollecitato da un riformista come Renzi.
Cecità, stupidità, interessi di bottega? No è il mito incapacitante della sinistra.

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