Movimento2.0. Grillo e Conte sono uguali. Ecco perché la pace non durerà

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Ma è veramente finita la guerra tra Grillo e Conte? E’ realmente scoppiata la pace tra i due? Ricostruiamo: dopo un primo accordo “miracoloso” (anche perché il Movimento, ridotto ai minimi termini, dimezzato nei consensi, in preda a crisi interne di nervi e continui abbandoni, non aveva altra scelta), c’è stato, come noto, un crescendo rossiniano di liti, sceneggiate, insulti a mezzo stampa e temporanee riappacificazioni. E ora, “il padre” che non vuole smettere di essere padre, e “il figlio-delfino” che teme “il padre-padrone”, si sono nuovamente rimessi insieme grazie al “patto della spigola e verdure”.

Resta la domanda: è vero ciò che appare, ciò che sembra? D’altra parte, i diretti interessati ci hanno abituato al verosimile (che è il contrario della verità), al liquido “politico” che smentisce ogni dichiarazione, ogni programma, ogni idea ferma.

I 5Stelle, sono stati e continuano ad essere, tutto e il contrario di tutto: 5Stallo, 5Stalla, mai col Pd, mai con la Lega, e invece hanno fatto i governi con Letta e compagni, con Salvini, tradendo totalmente le ragioni del loro iniziale successo, che li ha portati alle ultime elezioni politiche, ad essere il primo partito (No-Tav, No-Tab, No-Vax, Vaffaday etc).
Cambi continui di fronte con l’appoggio carnale e “spirituale” del comico, anche lui, liquido nell’attribuirsi cariche: capo, garante, guida, regista, arbitro etc.

E Conte? Stessa scuola. Al di là della immagine esterna, votata alla rassicurazione e alla affidabilità da salotto, ha brillato per “dinamismo” e ripetuti voli della quaglia. Governo gialloverde, governo giallorosso, avvocato del popolo, avvocato di Bruxelles, e adesso “avvocato del Recovery”, dando l’ultima sferzata a ciò che resta del giustizialismo populista, amico dei gilet gialli, del movimentismo anti-casta, nel segno di un altro partito, esattamente come gli altri: moderato, liberale, ecologista, in linea con i perimetri ideologici della Ue. Col consenso di una classe politica che si adatta sempre, con estrema disinvoltura ai voli della quaglia.

Quindi, i due sono destinati a incontrarsi e sposarsi per il medesimo Dna, con un’avvertenza: non bisogna dare nessun peso alle loro parole, ai loro proclami. E pure ai loro divorzi. Sono una coppia di fatto.

Cosa è accaduto di nuovo? Conte su Facebook ha presentato il nuovo programma “salvifico” del Movimento. Ha tolto la pochette, la giacca, e in omaggio all’estate, è rimasto con la camicia bianca.
Dopo un’esaltazione monarchica dei suoi meriti a Palazzo Chigi, ha ribadito la sua rivoluzione, pallini compresi (la scuola di partito). Via le care vecchie cinque stelle dei fondatori (Casaleggio padre si rivolterà nella tomba): acqua, ambiente, trasporti, connettività, sviluppo. Sì, come scontato all’ecologia integrale, ai beni comuni, alla giustizia sociale, l’innovazione tecnologica e l’economia eco-sociale di mercato.

E la democrazia diretta? Il giustizialismo? Il doppio mandato? Resta un piccolo accenno, che non promette nulla di buono a Draghi. Riferendosi alla “riforma Cartabia”, ha scagliato un piccolo sassolino: “Non accetteremo mai che vengano introdotte soglie di impunità e che venga negata giustizia alle vittime di reati”.
Queste le intenzioni, ma resta il mistero: lo Statuto sarà rispettato? Qualcuno specifici e chiarisca la differenza tra il ruolo di garanzia (che sarà occupato da Grillo) e quello di indirizzo politico, ambito di Conte, separazione concettuale che ha reso possibile l’accordo finale. Quando la garanzia si sovrapporrà all’indirizzo politico? E quando le scelte di Conte non saranno coerenti con la garanzia?
Lo vedremo. Ci conforta la data del nuovo logo del partito “grillo-contiano”: il 2050.

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