Giustizia, il M5S ha detto sì: gelo fra Conte e Di Maio

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Il Consiglio dei Ministri ha trovato un accordo sulla riforma della Giustizia che negli ultimi giorni aveva creato forti fibrillazioni nella maggioranza.

Rispetto al testo approvato due volte all’unanimità dal Cdm, sono state introdotte due sostanziali novità inerenti i limiti per la procedibilità dei processi d’Appello e in Cassazione. Detti termini saranno estesi per tutti i processi per i primi tre anni dall’entrata in vigore della riforma e resteranno estendibili su richiesta dei giudici per alcuni tipi di reati (per esempio quelli di mafia e di terrorismo). Nello specifico per i reati con l’aggravante mafiosa è previsto termine transitorio prolungabile fino a un massimo di 6 anni per concludere il processo d’Appello, valido fino al 2024: dal 2025 in poi scenderà a 5 anni. Mentre i processi per associazione di stampo mafioso e voto di scambio politico-mafioso (416-bis e ter) potranno prolungarsi “sine die” con proroghe infinite. Il testo approderà in Parlamento domenica primo agosto e l’accordo prevede il ritiro di tutti gli emendamenti.

Da parte del M5S è arrivato un sostanziale via libera, anche se fonti giornalistiche riferiscono di un estenuante braccio di ferro che si sarebbe consumato fra la delegazione al governo capeggiata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’ex premier Giuseppe Conte spalleggiato dall’ala ortodossa, che fino all’ultimo avrebbe tentato di salvare il più possibile l’impianto della riforma “spazzacorrotti” partorita dal suo governo.

Sembra che non siano mancati fra i due anche momenti di tensione. Durante il vertice fiume con ministri e capigruppo pentastellati, Conte e company avrebbero respinto la prima proposta di mediazione, perchè dai termini di improcedibilità non venivano esclusi i processi sui reati aggravati dall’articolo 416 bis.1 del codice penale, cioè quelli che agevolano l’attività delle associazioni di tipo mafioso o si avvalgono del metodo mafioso. Anche se sui processi di mafia l’orientamento era pressoché unanime a dividere le parti era soprattutto il nodo della trattativa. Di Maio alla ricerca di un compromesso e Conte più interessato ad imporre la linea del Movimento. Alla fine l’accordo è arrivato, anche perché Conte ha temuto, in caso di stallo, un possibile intervento risolutivo di Beppe Grillo che avrebbe in qualche modo indebolito la sua leadership andando a trattare in prima persona con Draghi; ma i toni nel Movimento sono molti diversi. 

Conte infatti fa capire chiaramente che il M5S ha accettato la mediazione perché non poteva fare diversamente, ma mantenendo un giudizio critico: ““Non è la nostra riforma ma abbiamo contribuito a migliorarla. Abbiamo detto che non si può transigere sui processi di mafia e terrorismo e lo abbiamo ottenuto”.

Ben diverso invece il tono del commento di Luigi Di Maio: “”Quando si ha un obiettivo comune si possono raggiungere importanti risultati, e la riforma della giustizia approvata in Consiglio dei Ministri è un passo fondamentale che non lascia spazio a rischi di impunità per i reati di mafia e terrorismo. Il contributo del MoVimento 5 Stelle come sempre è stato determinante”. Parziale delusione da una parte, esultanza piena dall’altra.

Anche nel M5S, come nelle Lega, appare ormai evidente la coesistenza di due movimenti, uno di governo (Di Maio) e uno di opposizione o di lotta (Conte) che fanno fatica a convivere. Anche se alla fine tutti nascondono divergenze e anzi si vantano di aver contribuito a migliorare la riforma, è chiaro come ormai Draghi sia riuscito a monopolizzare ogni pezzo della sua maggioranza, garantendosi una truppa di fedelissimi in tutti i partiti, buoni da utilizzare per appianare contrasti e trovare le necessarie mediazioni.

Chiuso il capitolo giustizia, adesso si aprirà quello ancora più delicato del greee pass e anche qui ci vorrà davvero l’abilità del miglior sarto per tagliare e cucire le diverse posizioni in campo.

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