Sì-no-vax. Gli errori della comunicazione politica, sanitaria e giornalistica

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Visto che da giorni stiamo pagando sulla nostra pelle di cittadini un clima e una situazione irrespirabili, al momento senza via d’uscita, è arrivata l’ora di tirare le somme. E fare un bilancio oggettivo, una riflessione profonda per cercare di capire come sia nato il cosiddetto “Regime-Covid”, cioè lo Stato etico-sanitario, con relativa guerra civile tra italiani “sì-vax e no-vax”.

La politica, salvo lodevoli eccezioni e illuminate esternazioni di qualche singolo, è ormai abitata da “partiti-soggetti commerciali” che occupano dei brand precostituiti e, condizionati dagli umori e dai sondaggi, cercano unicamente di soddisfare i rispettivi target elettorali. Sul tema in questione hanno solo piazzato bandierine per qualche voto in più. E da incompetenti, timorosi e furbi hanno scaricato il peso della comunicazione (con allegati effetti sociali) agli “esperti” (virologi, epidemiologi etc), i quali sono stati costretti de facto a recitare una parte e un ruolo non loro.

Vaccinarsi, lo abbiamo ripetuto più volte, è un atto di scienza, non di fede, come purtroppo è diventato. E la comunicazione sanitaria, relativa alla campagna di vaccinazione, si sarebbe dovuta incentrare su un lessico empirico, come empirica è la scienza (tipo, “noi suggeriamo, consigliamo”), una materia sempre in progress, sempre sottoposta a verifiche, a studi successivi che smentiscono o confermano ipotesi precedenti. Indicazioni, consigli, quindi, non imperativi morali e categorici. In pratica, per colpa non loro, la comunicazione vaccinale è diventata una comunicazione religiosa, dogmatica. Quasi coltivando l’utopia che lo Stato, il dio-vaccino, potessero garantire l’eterna salute a tutti, come un tempo, la religione, quella vera, garantiva la salvezza a tutti, spiegando i nostri limiti e il senso delle nostre fragilità.

E i vari Burioni, Capua, Galli, Bassetti, Pregliasco e soci, si sono piegati a questa logica, diventando una sorta di sacerdoti via etere. E’ del tutto evidente che poi, se è religione, la religione non può sbagliare. E di fronte alla realtà di vaccinati che contagiano, si ammalano, muoiono comunque; di fronte alla sensazione di esserci infilati in un tunnel dai 1000 richiami, altro che viatico per tornare a vivere come prima, e col sospetto che sia proprio la vaccinazione a produrre le varianti, visto che il virus di fronte ad una resistenza, si modifica, la reazione è che tutto il castello possa crollare, sia incerto o quantomeno truffaldino.

Infine, la comunicazione giornalistica. E’ sconcertante, terroristica, terrorizzante, nazista, enfatica, infantile; in troppi casi da agenzia dello Stato etico sanitario (a ogni panel c’è la domanda, se l’ospite si è vaccinato). E chi di terrore colpisce, alla fine, di terrore perisce. Quando per mesi prime pagine, interviste, titoli, sono una continua caccia alle streghe, ai sovversivi, una ossessiva amplificazione delle frasi più forti e ciniche da mistica del pensiero unico; da quelle del premier Draghi (“chi non si vaccina muore, e fa morire”), a quelle della politica e di sedicenti “soloni in camice bianco”: “I no-vax devono restare chiusi in casa, andiamoli a cercare, staniamoli, sono individualisti, egoisti, ignoranti, retrogradi, non devono mangiare, andare in giro, viaggiare, lavorare, e se si ammalano si devono pagare cure, e ricoveri, quasi quasi non devono essere curati”. In sintesi, i no-vax sono diventati il male, il capro espiatorio, i nemici del popolo. Ed è evidente che a loro volta i no-vax hanno individuato negli esperti e in certi ministri, un capro espiatorio, uguale e contrario.

Se c’è una violenza dall’alto, per regola meccanica, si crea una violenza dal basso. Così si spiegano gli episodi di intolleranza nei confronti di giornalisti, di medici; episodi che vanno ovviamente stigmatizzati.
Mentre la cosa più semplice, senza rivestire le proprie scelte di etica umanitaria o di teoria complottistica, è ammettere che no-vax e sì-vax sono due facce della medesima medaglia: i primi hanno paura di morire di vaccino, i secondi hanno paura di morire di Covid. Sono due paure legittime e speculari.

In quanto al flop di mercoledì scorso (l’entrata in vigore del Green Pass), c’è puzza di bruciato. Sembra una regia da anni Settanta. Il sistema demonizza il nemico, alza il livello mediatico dello scontro e dell’aspettativa, e poi di fronte alla realtà vera, parla di flop, per ridicolizzare opinioni che non condivide. E’ chiaro che il popolo no-vax non si è presentato. Sapeva benissimo che avrebbe trovato schiere di poliziotti in tenuta anti-sommossa (risposta dello Stato che non c’è mai quando vediamo sbarchi di clandestini senza controllo o rave party, con migliaia di sballati a violare le regole). Le Br non annunciavano mai i loro attentati o le loro azioni. Meditiamo gente, meditiamo.

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