Elezioni Roma. Campagna elettorale. Tutti slogan sbagliati. Ecco perché

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Per competenza accademica e professione gli slogan elettorali mi riguardano da vicino. Sono sempre il frutto di quello che viene chiamato “posizionamento della comunicazione” che, a sua volta, risponde ad una precisa strategia elettorale. Studiata e decisa prima del voto dalle nomenklature partitiche e dagli esperti. E nello stesso tempo, gli slogan rappresentano il termometro dell’evoluzione della politica, del costume, della società e della cultura di una nazione. Una politica che ad esempio, da ideologica (“destra vs sinistra”), è passata a populista (“alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, sovranità contro visioni multinazionali), e attualmente, nell’era Draghi, sta tornando ad una sorta di schema classico (al di là dei suoi contenuti).

Per decodificare la comunicazione politica, per regola, si usano gli assi “amico-nemico”, “particolare-generale” e “leadership”: detto in altre parole, ogni messaggio si indirizza strutturalmente a un “amico”, a un “nemico”, più o meno evidente, ed è prodotto da un capo, un candidato, un partito, come soggetto generale che parla ai cittadini.
Nelle competizioni politiche, il nemico di solito è forte, ben individuato (la contrapposizione serve per compattare i propri fan, elettori e motivare le scelte); l’amplificazione è rivolta al proprio target, ma anche a qualche “invasione di campo” (da destra verso il centro, da sinistra verso il centro, o dal centro verso le ali); proiezioni effettuate con moderazione per non perdere i rispettivi zoccoli duri, al fine di acquisire nuovi consensi. E il soggetto che comunica è quasi sempre il leader (ormai i partiti sono partiti leaderistici, partiti-persona, il nome dei capi è da decenni parte integrante del logo e non solo. Infatti le classi dirigenti non sono formate e latitano).

Nelle competizioni amministrative, invece, tendenzialmente si privilegiano, o si dovrebbero privilegiare i temi, e i candidati cercano di essere o di incarnare la società civile, come a interpretare riconducendola a ortodossia, una sempre più violenta disaffezione popolare verso il Palazzo, i suoi riti e le sue caste.
Prendiamo il caso di Roma. A occhio e croce sembrano tutti slogan sbagliati. Disegnano, ipotizzano, sceneggiano un ruolo, una funzione, suggestioni palesemente fuori registro.

Gualtieri, il candidato della sinistra, nel suo slogan “Roma. E tutti noi”, non dice niente di rilevante. Non trasmette né un sogno, né una ricetta per una città che annega nel degrado. Enfatizza solo un metodo: il noi, la partecipazione, la comunità indistinta (Roma siamo noi). Ma sfugge un solo motivo per votare la sinistra. Qual è il valore aggiunto di Gualtieri? Nessuno.

Non parliamo poi, dello slogan della Raggi, su cui pesano anni di malgoverno. Il senso del suo motto “Avanti con coraggio”, è ovviamente nel segno della (sua) continuità. Ma è proprio questa continuità che turba, lascia interdetti. Ci vuole appunto coraggio per andare avanti con i disservizi, le buche, l’inquinamento, i rifiuti ovunque, i cinghiali e i topi, la criminalità diffusa, le periferie abbandonate. Avrebbe dovuto prendersela semmai con le vecchie “mafie” della capitale, con chi le ha impedito la rivoluzione grillina, la moralizzazione della vita pubblica etc.

Stesso discorso a destra. “Roma torni capitale”, lo slogan della Lega, è una contraddizione in termini. Al massimo poteva essere “Roma, di nuovo capitale”, per elevare la differenza con il degrado capitale della Raggi. Che Roma sia la capitale d’Italia e della cristianità lo sanno tutti. Non è che nel frattempo la capitale è tornata a Torino. O in Padania, come avrebbe voluto Bossi.
Singolare lo slogan di Fdi: “L’Italia del riscatto”. Capiamo le intenzioni della Meloni (la ripresa economica, sociale, dopo l’emergenza pandemica), coerente con il suo essere opposizione al governo centrista di Draghi, ma la parola riscatto si espone ad ambiguità controproducenti. Tipo l’Italia dei rapimenti, dei Casamonica, dell’illegalità, dei condoni, dei riscatti che i nostri servizi pagano quando rapiscono un italiano all’estero etc. Insomma il contrario dei desiderata di Fdi.

Ma efficacia della comunicazione politica a parte, la gente voterà indipendentemente dagli slogan. Qualcuno alle scorse elezioni politiche si era studiato nel dettaglio il programma dei partiti, diventato da secoli un orpello formale e inutile? La gente che stava e sta bene ha votato e forse vota ancora sinistra; chi non vuole migranti, delinquenti e imposizioni varie dalla Ue, vota destra, e chi vuole il reddito di cittadinanza ha votato 5 Stelle. Ha votato, ora vedremo.

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