Adinolfi (PdF): “Un voto di coerenza cristiana per rompere gli schemi della vecchia politica”

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Alle elezioni amministrative di domenica e lunedì nelle grandi città è presente anche il Popolo della Famiglia, partito di ispirazione cristiana nato sulla scia del Family Day e che, elezione dopo elezione, ha visto crescere il proprio bottino elettorale. Al punto da fare gola anche al centrodestra che a Torino ad esempio ha scelto di avere il PdF in coalizione. Noi abbiamo intervistato il fondatore e presidente nazionale Mario Adinolfi.

A Torino siete alleati con il centrodestra, a Milano sostenete Gianluigi Paragone, a Roma correte da soli. Come mai questa strategia così diversificata?

“Credo che la migliore risposta alla sua domanda l’abbia fornita il ministro della Lega Giancarlo Giorgetti con l’intervista a La Stampa. Il quale Giorgetti, interrogato su chi vincerà a Roma, ha risposto chiaramente che vincerà Gualtieri e che il centrodestra ha sbagliato a non candidare Guido Bertolaso. Per ciò che riguarda Milano ha detto che Sala vincerà al primo turno mentre ha lasciato aperta la possibilità di una vittoria di Paolo Damilano a Torino. Questo dimostra che la visione diversificata non è tipica del Popolo della Famiglia, ma è oggettiva per chiunque abbia visto come il centrodestra ha scelto i candidati sindaco e fatto le liste. A Roma sin dal mese di giugno abbiamo indicato Fabiola Cenciotti come candidato sindaco per lanciare un segnale di novità, puntare su una donna, madre e lavoratrice, e l’abbiamo offerta come candidato unitario a tutto il centrodestra. Ma si è preferito puntare su una candidatura sbiadita, quella di Michetti, che oggi viene addirittura bocciata dal principale ministro del più importante partito del centrodestra”.

Cosa è accaduto invece a Torino per convincervi ad entrare in coalizione?

“Lì il tavolo ha funzionato ed è stato scelto un candidato che rispecchia pienamente gli standard del Popolo della Famiglia. Damilano è un padre di cinque figli e rappresenta l’emblema di tutte le battaglie che abbiamo portato avanti in questi anni. Per questo lo abbiamo sostenuto con grande convinzione. A Milano, nel centrodestra, sono arrivati al limite del grottesco, con il candidato sindaco che invia i vocali per chiedere soldi ai partiti che li mandano col contagocce. Una farsa in piena regola. Qui abbiamo deciso di appoggiare Gianluigi Paragone cui mi lega un solido rapporto personale, il quale ha accettato di non presentare la lista Italexit proprio per permettere la nostra convergenza e la possibilità per noi di candidare Piero Chiappano. Il Popolo della Famiglia non è vincolato ad uno schema. Siamo piccoli è vero, ma non siamo ossessionati dalle poltrone che naturalmente è sempre facile ottenere stando in coalizione. Siamo interessati ad una prospettiva di potere soltanto se ci sono le condizioni valoriali per poter governare insieme ad altri. Laddove queste condizioni non ci sono ci sottoponiamo al giudizio degli elettori affrontando tutte le difficoltà che comporta presentarci da soli. Oltre a Roma siamo soli anche a Spoleto, la città per me più bella dell’Umbria, dove candidiamo Rosario Murro”.

Perché votare Popolo della Famiglia?

“Perché sulla scheda elettorale è rimasto un solo partito esplicitamente di ispirazione cristiana a cui dare il proprio voto. Un solo partito che non ha paura di dire che l’aborto è un omicidio come ha ripetuto più volte Papa Francesco. Un solo partito che nell’estate del trionfalismo di Fedez e Cappato con la raccolta firme sull’eutanasia legale ha saputo gridare chiaramente che l’eutanasia è un retaggio nazista ed è figlia della cultura dello scarto denunciata da Papa Francesco. Un solo partito che davanti alla follia della raccolta firme per un referendum sulla droga libera sostiene con chiarezza che quel tipo di approccio è distruttivo per la persona. Un solo partito che continua a ripetere che di fronte alla crisi della natalità l’unica risposta è il reddito di maternità e non le mance che non riescono neanche a coprire i fabbisogni reali di una famiglia con un figlio. Chi domenica 3 ottobre andrà a messa a santificare le feste, quando uscirà avrà un solo voto coerente con quanto è stato a testimoniare con la propria fede, il voto al Popolo della Famiglia”

Quanta importanza rivestono i temi antropologici anche nell’amministrazione di una città?

“Non sono temi importanti, sono decisivi perché si interessano della persona umana. Io sono cittadino romano e negli ultimi quindici anni ho visto all’opera giunte di centrosinistra, di centrodestra, un commissario prefettizio e in ultimo il disastro grillino targato Raggi. Quando leggevo i programmi amministrativi li trovavo tutti molto interessanti, intelligenti, validi, applicabili. Poi, messe alla prova dell’amministrazione, tutte le diverse opzioni politiche hanno dimostrato la loro voracità, spesso sfociata in inchieste giudiziarie, e non ho visto soluzioni per la città. Anzi ho visto Roma declinare sempre più in basso, perché se la promessa elettorale non è accompagnata da una visione antropologica forte che veda al centro di tutto la tutela della persona, alla fine l’interesse è soltanto per il potere. Se invece si ha un’opzione antropologica forte e valoriale, al governo ci si andrà unicamente per applicare quelle ricette in grado di migliorare concretamente la vita di tutti. Noi questa visione forte ce l’abbiamo e siamo certi che domenica e lunedì il Popolo della Famiglia registrerà una crescita dei propri consensi”.

In genere le elezioni amministrative nelle grandi città fungono da trampolino di lancio per le elezioni politiche. Si dice che chi prende Roma prende il governo. Anche per voi si tratta di un passaggio elettorale e strategico? Perché?

“Queste amministrative saranno decisive sul piano politico nazionale. Direi che sono le prove generali delle elezioni politiche. Ci misureremo tutti in vista di un appuntamento che sono certo ci sarà già nel 2022. Queste amministrative delineeranno gli effettivi rapporti di forza di ogni singolo partito. Non bisognerà però fare troppo affidamento sulle vittorie ai ballottaggi, visto che le politiche saranno a turno unico. Servirà molta intelligenza nella lettura degli equilibri, ma è inevitabile che gli esiti elettorali di domenica saranno determinanti a livello nazionale“.

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