Elezioni. Quanto pesa il voto no vax e chi puniranno alle urne?

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Quanti sono i no-vax? Ci riferiamo a quell’area che va da chi non si farà mai inoculare il siero, per ragioni ideologiche, a chi magari se l’è fatto inoculare (altrimenti non lavora), ma contesta la sua obbligatorietà, contesta il Green Pass, non si fida dei vaccini, ha paura degli effetti, sfida lo Stato etico sanitario e il sistema mediatico.

I ribelli, chiamati eversivi, pazzi, asociali, malati, complottisti, analizzati psicologicamente, antropologicamente, culturalmente, distribuiti e ripartiti al momento in mille rivoli organizzativi e micro soggetti politici gelosi e divisi tra loro, sono comunque una forza da valutare, soppesare.

In tanti, dai giornali alla politica, dagli studiosi agli intellettuali, agli esperti (“i soloni in camice bianco anti-Covid”), hanno cercato di quantificarli. E sempre al ribasso.
La politica, lo ha fatto, perché li ritiene un bacino utile per allargare il consenso elettorale in vista del prossimo voto amministrativo. I giornali e le tv, perché si sono accorti che fanno audience; gli intellettuali, perché non si rassegnano a controllare e inserire in categorie tra l’altro superate, un fenomeno che non capiscono. La casta sanitaria, perché teme il proliferare di una contro-casta destinata a delegittimare la medicina ufficiale, nel nome di una medicina di base, complementare, se non alternativa ai protocolli di Stato.

Di solito il conto sui no-vax viene fatto sulla base dei numeri che mancano alla vaccinazione totale (modello-Figliuolo). E qui, siamo passati da parecchi milioni di italiani, a quel 15-10% che manca all’appello. Ma come abbiamo detto, la platea antagonista è molto più ampia e articolata.
Qualcuno ha parlato di 15 milioni di cittadini, qualcun altro di 8 milioni. Un discreto tesoretto non solo per il voto, ma anche per impostare e costruire scenari futuri. I 100mila di piazza San Giovanni hanno spaventato molti osservatori e capi partito.

Naturalmente dipenderà dai diretti interessati se acquisire una coscienza politica o restare una mera reazione libertaria, istintiva, emotiva, economica, parlamentare, costituzionale “anti-direttorio”. Dipenderà soprattutto dai loro nuovi capi (a patto che non siano o diventino, come purtroppo sembra, uguali e contrari ai leader consolidati), non farsi strumentalizzare dai movimenti estremisti in cerca di visibilità, ma nemmeno farsi suggestionare dalle strategie ruffiane ad esempio, di Lega e Fdi, che in qualche misura, da tempo, occhieggiano alle tematiche espresse dai no-vax, svuotandole però dall’interno.

Si è visto con la Lega: la scorsa settimana ha rinunciato agli emendamenti anti Green Pass, per non far cadere il governo o costringerlo a imporre la fiducia, e poi ha votato un emendamento di opposizione della Meloni, sapendo che non sarebbe passato, solo per mettere una utile bandierina “ideale”, una bandierina marketing.

Stessa operazione di certe trasmissioni tv: affrontano il tema, fingono di rappresentarlo, ospitano un paio di indipendenti, di irregolari, ma nel quadro di una oggettiva demonizzazione, di una ridicolizzazione, spesso attuata proprio dai conduttori che, rispondendo evidentemente agli ordini di scuderia editoriale, non assicurano come dovrebbero indipendenza, pari dignità e vera libertà di espressione.
La prossima settimana vedremo quanto e come peserà questo voto. Se premierà chi è vicino, o chi è lontano.
Una cosa è certa, si tratta di un fronte trasversale che spacca liberali, radicali, riformisti, sovranisti, cattolici, grillini, destra, sinistra.

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