Il caso della Bestia. Si scrive Morisi si legge Salvini. E le vere Bestie?

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Ora quello che non deve succedere e che invece sta succedendo è il processo dei giusti, dei buoni, dei perfetti, contro i beceri, i rozzi, i violenti. Ormai l’argomento principe è il caso-Luca Morisi e l’agnello sacrificale è ovviamente Salvini.

Una delle tecniche del regime mediatico da sempre, è enfatizzare una persona, un partito, un episodio che serve, per colpire, affondare, quello che si ritiene il vero bersaglio, il vero nemico. E’ accaduto con Fini, pompato da stampa, tv, politici, unicamente in funzione antiberlusconiana, poi una volta caduto Silvio da Palazzo Chigi, Fini è sparito dai riflettori. Stessa cosa con la Meloni: attualmente apprezzata da tutti, solo per metterla in contrasto con Salvini. E quando Salvini sarà ridotto ai minimi termini, la Meloni tornerà la “fascista” impresentabile, da relegare all’eterna opposizione.

Adesso è il turno dell’ex capo della comunicazione del Capitano. Primo passaggio: la droga. I soliti commentatori, giornalisti e sinistra politica, loro che sono sostenitori della droga libera e che ogni desiderio deve diventare un diritto, si sono trasformati in moralizzatori e fustigatori delle fragilità di una persona che dal punto di vista legale, se la vedrà con la magistratura (anche se qualche sospetto di giustizia a orologeria alla vigilia del voto viene: si pensi ai referendum organizzati dalla Lega, fino al libro di Palamara, fatti assolutamente non digeriti).

Secondo passaggio: la comunicazione “odiosa, volgare e razzista” della Lega, rea di aver avvelenato la società (quindi, il 34% alle europee e il 21%, secondo gli ultimi sondaggi, vuol dire che gli italiani sono imbecilli, si fanno condizionare dagli uffici-stampa e che hanno bisogno per formarsi correttamente delle solite “caste illuminate”, che guarda caso, coincidono con i sacerdoti a 360 gradi del pensiero unico). E come se non bastasse, stanno tifando tutti per Giorgetti. Lo scopo? Evidenziare una Lega addomesticabile, commestibile, che piace a Draghi e al sistema (è il solito vizio di volere una destra come dice la sinistra). Un sistema che vede in Salvini il mostro da sbattere in prima pagina.

Ma entriamo nel merito della comunicazione. Ci sono due aspetti da considerare. Uno storico, l’altro tecnico. Il linguaggio “cattivista”, è stato una scelta obbligata dopo decenni di buonismo, di politicamente corretto, stucchevole, formale e ipocrita; di fronte allo spettacolo di troppi professionisti dell’umanità, di mistici dell’accoglienza, dell’antifascismo di mestiere (figli della superiorità etica). Tutta retorica non accompagnata da fatti politici concreti, valutazioni storiche e scelte umane vere (o molto poche).

Secondo (è la riflessione seria da fare), la questione strutturale dei new media, dei social, che impongono di fatto un codice che si chiama populismo mediatico e che porta inesorabilmente al populismo politico. E le sue caratteristiche ineliminabili sono la personalizzazione della polemica, il nemico, il lessico diretto, duro, per occupare uno spazio, rimarcarlo, difenderlo, al fine di accrescere il consenso o la visibilità individuale.
Si può discutere sul becerume, sulla mancanza di rispetto, sul massacro personale dei politici o dei malcapitati cittadini oggetto degli attacchi dei leoni da tastiera, vittime della parte peggiore di noi. Ma in questo, non si salva nessuno.

Dare del fascista a tutti, dell’omofobo, dello xenofobo, del no vax, solo per mettere all’angolo chi non la pensa come noi, solo per rafforzare il proprio pensiero, non è violenza? E che effetti produce? Non è veleno? E certi titoli dei giornali? E certe frasi dette continuamente dai custodi dell’ortodossia democratica e progressista? E le immagini con i leader tanto odiati a testa in giù?
Ecco, il caso Morisi è paradigmatico di un problema molto più profondo, che andrebbe affrontato con ben altra maturità e buona fede. Anche perché di Bestie ne girano tante.

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