Elezioni. Italia al voto, celebrando la morte della politica e della società civile

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Questa sera si parrà la nobilitate di tutti i partiti. Questa sera conosceremo gli indirizzi delle urne. Ma ha senso parlare ancora di politica, quando ormai non conta più nulla?

Quando le decisioni vere riguardano solo un piccolo ceto dirigente finanziario, bancario, economico, autoreferenziale? Una lobby che, sotto la guida di Draghi e di Bruxelles, ha già lavorato per gestire dall’alto la trasformazione della società, attraverso i soldi del Recovery e i perimetri obbligati agli Stati nazionali (Green Economy, digitalizzazione, intelligenza artificiale, riforma della pubblica amministrazione, del debito e della giustizia etc), che la pandemia ha velocizzato?
Hanno senso le schermaglie tra la destra e la sinistra per racimolare un consenso di pura appartenenza, da inutili tifoserie, solo per incrementare target elettorali astratti? Unicamente per dare a un direttorio reale la patente finta di residuale democrazia parlamentare?

Noi pensiamo veramente che le battaglie virtuali, ideologiche e meramente mediatiche tra Salvini e Letta, Conte e il resto del mondo (gli esempi pullulano), per dimostrare di esistere e giustificare la compresenza nell’esecutivo di emergenza, di tregua, che potrebbe essere di svolta, possano incidere nella realtà?
Di fronte a un progetto così studiato, imposto e scientifico, Ddl Zan, voto ai 16enni, ius soli e tanto altro, hanno valore?

La politica deve al più presto recuperare terreno e centralità storico-istituzionale. E non è solo un problema di voto, ma di classe dirigente e di idee che non ci sono. Di visioni alte che al momento mancano.
I partiti sono ridotti da tempo ad apparati personali e mediocrizzati da dirigenti non in grado di esprimere proprie autonome posizioni, se non assecondare i desiderata dei rispettivi capi, da cui dipende la loro vita e la loro morte, al massimo con licenza di battere i tacchi e spingere pulsanti in Aula. Sapendo che col taglio dei parlamentari, condiviso per demagogia da tutti, faranno la fine del tacchino.

E come se non bastasse, i leader, in molti casi, hanno scelto per le amministrative personaggi pescati dalla società civile. Ma anche qui, è il segno di un desolante livellamento verso il basso. Dove sono finite le scuole di partito, la formazione?
Da una parte, dilettanti allo sbaraglio che fanno politica solo per riempire dei vuoti, o per ambizione e narcisismo; dall’altra, finti tecnici, professionisti che in verità, hanno inciuciato col potere in modo trasversale. Non è un caso unico quello di Michetti, che ora candidato sindaco di Roma per il centro-destra, in passato, lavorando per Gualtieri, alle scorse elezioni europee ha comunicato il suo voto per l’ex ministro dell’economia, adesso suo competitor nella corsa al Campidoglio.
Comunque andrà sarà un insuccesso per la politica e un successo per Draghi.

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