Ballottaggi. La politica col torcicollo. Letta pensa all’Ulivo e il cdx al Pdl

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Ci chiediamo, arrivati a questo punto, se le scelte annunciate dai leader in vista dei ballottaggi abbiano un valore provvisorio, legato al voto, esclusivamente per vincere, assicurando al beneficiato di turno fette di elettorato altrui o per recuperare il non voto, o se siano invece, prove tecniche di futura scomposizione e ricomposizione degli schieramenti.

Una domanda con un limite di fondo: il fatto che la politica ha un problema non da poco, come abbiamo scritto più volte: primo, la sua totale marginalizzazione, visto che il comando è detenuto da un’antipolitica tecnocratica, bancaria, sanitaria, economica e lobbistica filo-Bruxelles; secondo, la narcotizzazione draghiana del quadro istituzionale, che ha obbligato destra e sinistra a convergere in un grande centro-melassa che ha annacquato tutte le identità culturali; e terzo, la disaffezione della gente, la crescente astensione, che ha riguardato un italiano su due (segno di una protesta al sistema che non trova adeguata rappresentanza nell’offerta partitica del momento, sia di maggioranza sia di opposizione).

Ma restando nella melma di una politica ormai gregaria, i nuovi sindaci faranno almeno da tappo formale, nel nome di una Repubblica parlamentare solo residuale rispetto alla realtà vera. Detto ciò, affrontando il focus-Roma, Calenda ha detto che appoggerà Gualtieri. E, guarda caso, l’ha fatto dopo che il candidato del Pd ha affermato che non ci saranno grillini nella sua eventuale giunta.

Se consideriamo che la Raggi si sente abbandonata e che Conte, il quale non ha avuto tempo di far conoscere il suo progetto di rinnovamento dei 5Stelle, dopo l’esito-flop di lunedì scorso, non si è fatto vedere, ma è andato solo a Napoli, il quadro è chiaro.

Letta, dal canto suo, euforico per il successo a Siena, si atteggia a federatore di una sinistra modello-Ulivo2.0 (con Prodi al Quirinale?). Ma l’arrivo di una componente liberal-moderata come quella di Calenda (la sua lista ha ottenuto nella Capitale più voti di Fdi), metterà in discussione l’erigenda area riformista a guida Pd-Movimento?

Se aggiungiamo che la Raggi ha dichiarato il “tana libera tutti” per il ballottaggio, il dato è tratto. Molti voti grillini di destra illusi la volta scorsa dalla sindaca, andranno al civico e moscio Michetti, che incarna tutto meno le ragioni contestatrici che a suo tempo hanno connotato la protesta grillina di moralizzazione della vita pubblica?

Stesso discorso nel centro-destra. Dove tira un’aria da resa dei conti e da scardinamento dei vecchi equilibri. La Meloni farà da traino non più sovranista, ma conservatore a un polo diviso e balbettante?

Che farà Salvini, alle prese con uno schiaffone senza precedenti (a Roma il 5%)? Continuerà a mediare tra la strategia di lotta e di governo? Uscirà dall’esecutivo, si prenderà le colpe, darà ragione ai governatori del Nord o a Giorgetti, o li accuserà di aver ipotizzato Dna moderati da Ppe che la Lega non sposerà mai? Che Lega uscirà dal prossimo congresso di fine anno?

In quanto ai forzisti che resuscitano il sempiterno modello-Berlusconi, sembra di assistere a un documentario storico. E’ vero che si vince sommando aree e segmenti sociali, economici diversi, moderati compresi, ma l’idea di una nuova Casa delle Libertà o peggio, di una nuova Federazione di centro-destra, modello Pdl, è roba da antiquariato.
Il centro-destra, nei capi, nei programmi e nelle ipotesi di lavoro messi sul tavolo, sembra malato di passatismo. Manca una nuova classe dirigente in grado di pensare il futuro. Di avere una nuova visione della società. Altro che certezza di vincere alle prossime elezioni politiche.

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