Elezioni, Marco Rizzo (PC): “Noi unica alternativa a Draghi. Voto ci premia”

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Ha sfidato personalmente Enrico Letta nelle supplettive di Siena ed è stato presente con i suoi candidati nelle grandi città. Marco Rizzo, leader del Partito Comunista è molto soddisfatto dal momento che il suo partito è uscito rafforzato dalle ultime elezioni.

Com’è il bilancio di questo primo turno di amministrative?

“Abbiamo avuto un ottimo risultato nelle supplettive politiche della Camera, sia a Roma nel collegio di Primavalle, che a Siena. In entrambi i collegi siamo arrivati terzi dietro il centrosinistra e il centrodestra. A Siena io personalmente ho ottenuto il 5%, mentre a Roma (dove comunque nel simbolo del PC c’era la dicitura ‘con Marco Rizzo’ ndr.) abbiamo superato addirittura Luca Palamara che ha fatto una campagna elettorale enorme. Questo per noi è ciò che conta di più perché si trattava in questo caso di un voto politico e non amministrativo. E il dato mi sembra chiaro; dopo centrodestra e centrosinistra, ovvero le forze che sostengono Draghi, ci siamo noi che rappresentiamo l’unica alternativa a questo governo di tecnocrati. Per quanto riguarda invece l’elezione dei sindaci vanno fatte alcune considerazioni”.

Ossia?

“La grande frammentazione che ha portato ad un proliferare di liste e candidati. Praticamente non c’era cittadino delle grandi città che non avesse un parente candidato. Poi non dimentichiamo la contrapposizione frontale che si è creata fra gli aspiranti sindaci delle coalizioni; a Torino ce n’erano due, a Roma addirittura quattro. Qui se si sommano i voti di Michetti, Gualtieri, Raggi e Calenda si arriva al 97%. Le altre 35 liste si sono dovute spartire il restante 3%. Infine non si può non sottolineare l’astensionismo, e il fatto che abbia votato meno della metà degli aventi diritto”.

Come lo spiega questo assenteismo record dalle urne?

“Con la morte della politica che ormai non conta più nulla. Il potere è in mano alle elìte finanziarie. La sensazione che si percepisce nel Paese è quella di un governo che, pur essendo sostenuto dai partiti, in realtà vede l’uomo solo al comando, ovvero Draghi, che decide senza ascoltare la politica”.

Letta sostiene di aver vinto, la Lega e il Movimento 5Stelle hanno perso. Condivide questa lettura dei risultati elettorali che in questi giorni sta andando per la maggiore?

“Letta ha preso meno del 50% con una percentuale di votanti inferiore al 40%. A Siena ha vinto in pratica con il 20% dei voti. Ma il bello è che se avesse vinto il candidato del centrodestra non sarebbe cambiato nulla perché entrambi sostengono Draghi. Il balletto di chi ha vinto e chi ha perso nel momento in cui governano tutti insieme è una presa in giro nei confronti degli elettori”.

La gente è dunque sfiduciata, nelle periferie non ha votato quasi nessuno. Come se ne esce?

“Io capisco perfettamente chi ha scelto di non votare, perché non ha senso farlo quando tutti stanno insieme in un governo dove c’è un premier che decide in totale autonomia, fingendo di ascoltare i partiti per poi fare ciò che vuole seguendo gli ordini di Bruxelles. Se ne esce soltanto rafforzando la critica nei confronti di questo governo e andando a colmare il vuoto della politica. Per questo noi comunisti sabato 30 ottobre faremo una grande manifestazione nazionale per dire tanti No. No all’Unione Europea, No alla Nato, ancora di più dopo i miliardi che ci hanno fatto spendere inutilmente in Afghanistan, No ai licenziamenti del green pass, No alle delocalizzazioni. Al tempo stesso diremo altrettanti Si, per la pace, il lavoro, la sanità pubblica, per i diritti fondamentali. Questa manifestazione si intitolerà proprio ‘No a Draghi’ che è il simbolo di tutti i No che grideremo in piazza, e verrà organizzata proprio in forma unitaria da un comitato che non vuole questo governo. Ci aspettiamo una partecipazione molto vasta”.

Intanto fra dieci giorni ci saranno i ballottaggi a Roma, Torino e in altre città. Che indicazioni darete ai vostri elettori?

“Per noi le elezioni si sono concluse lunedì 4 ottobre. Riteniamo non abbia alcun senso andare a votare per scegliere il candidato meno inadeguato. Che per altro non c’è”

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