Palma (IppocrateOrg): “Contro di noi caccia alle streghe. Ma nel mondo siamo esempio”

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Il dottor Alberto Dallari, neurologo, geriatra e psicoterapeuta di 67 anni di Reggio Emilia, è stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di omissione di soccorso e omicidio colposo in relazione alla morte di Mauro Gallerani, il 68enne no vax deceduto di Covid-19 la scorsa settimana. I media hanno accusato della morte l’associazione IppocrateOrg che riunisce medici e operatori sanitari che nei mesi scorsi hanno sfidato apertamente i protocolli ministeriali che impongono la vigile attesa e la somministrazione della sola tachipirina. Il presidente Mauro Rango ha annunciato querele contro i media che hanno colpevolizzato la sua Associazione in quanto il paziente deceduto non è mai passato per IppocrateOrg. Noi abbiamo raggiunto e intervistato il pediatra Antonio Palma, direttore del servizio assistenza.

IppocrateOrg è finita al centro delle cronache, accusata di essere responsabile della morte di un paziente no vax deceduto di Covid. Come risponde?

“Il paziente in questione è stato seguito da un medico che fa parte del nostro servizio assistenza, ma non è passato da noi. Quando un paziente ci chiama, la segreteria valuta la scheda e poi la passa ai medici. Questo iter non c’è stato perché il paziente si è rivolto direttamente al medico seguendo i consigli di un’amica che l’ha messo in contatto con lui. Però attenzione, a noi non interessa discolparci su questa vicenda. Il problema vero è un altro”.

Ossia?

“Il problema sta nel fatto che qualsiasi paziente che viene curato per il Covid può aggravarsi, perché le cure nella maggior parte dei casi possono funzionare, in altri invece no. Ci dimentichiamo troppo spesso che nel paziente affetto da Covid c’è anche una componente genetica che può influire negativamente. Una parte di pazienti infatti soffre di un deficit di interferone, una sostanza che interviene sul meccanismo di difesa dell’organismo da virus esterni. L’85% si ammala in forma lieve, un 15% invece in forma grave e fra questi circa un 2 o 3% muore. A tutti noi che pratichiamo cure precoci e non seguiamo i protocolli su vigila attesa e tachipirina, può capitare di avere  un paziente che si aggravi perché non risponde alle terapie che pratichiamo. Ma questo che significa? Che per ogni paziente che si aggrava, che finisce in terapia intensiva e muore, bisogna mandare l’avviso di garanzia al medico che lo ha curato? Come mai i media non fanno un titolo per ogni persona deceduta di Covid negli ospedali e quei medici non vengono indagati?”

E’ accaduto con il dottor Alberto Dallari che è stato indagato per omicidio colposo.

“Una vergogna, me lo lasci dire. Un medico straordinario, stimato professionista di grande valore che fino a due anni fa lavorava in ospedale, e che ha curato con successo centinaia di malati di Covid. Tenga conto che nella nostra struttura su oltre sessantamila pazienti curati si sono registrati soltanto nove decessi. Quello che è accaduto a lui, è successo anche a tanti nostri colleghi, e a me personalmente purtroppo, ma a nessuno è stato mandato l’avviso di garanzia perché il paziente è deceduto. Mi viene il sospetto che si stia facendo di tutto per infangare il nostro lavoro. E questo da quando abbiamo organizzato a Roma il convegno internazionale sulle cure precoci, l’International Covid Summit, che ha visto la partecipazione di medici da tutto il mondo che hanno testimoniato come le nostre terapie funzionino e sono efficaci. Da un mese a questa parte ci stanno massacrando mediaticamente. In tutto il mondo usano le nostre stesse terapie e l’efficacia è la stessa ovunque. Le persone guariscono e questo evidentemente dà fastidio”.

Al medico è contestata la mancata assistenza. Secondo lei cosa non torna nell’accusa?

“Ho visto i documenti e le dico che non esistono i presupposti per incolparlo. Appare evidente la scrupolosità con cui ha seguito il paziente consigliandogli il ricovero immediato quando le sue condizioni si sono aggravate. Il dottor Dallari ha poi continuato a seguire il paziente in ospedale telefonicamente, cercando di confortarlo ed invitandolo ad avere piena fiducia nei sanitari. Poi è stato sedato perché molto agitato e alla fine è deceduto. Forse bisognerebbe indagare su certi ritardi legati proprio al ricovero. Accanirsi sul dottor Dallari non ha alcun senso e sono certo che in tribunale nessuno potrà addebitargli alcuna responsabilità. Lui ha agito in scienza e coscienza, somministrando i farmaci che usiamo noi”.

Ha detto che da un mese a questa parte vi stanno infangando. Perché? Si è fatto un’idea?

“Ci siamo trovati le nostre foto sui giornali, quasi fossimo dei criminali, come le foto segnaletiche che si pubblicano dopo gli arresti dei delinquenti. Ci hanno definito degli stregoni. Una troupe televisiva ha tentato di estorcermi un’intervista, inseguendomi mentre io rispondevo che non volevo rilasciare dichiarazioni. Sono entrati nel mio studio mettendo il piede in mezzo alla porta per impedirmi di chiuderla. Di fronte alla loro insistenza ho risposto che non dovevano intervistare me ma i 60mila pazienti che abbiamo curato e salvato. Per tutta risposta hanno mandato in onda il servizio, facendo il mio nome, indicando il luogo dove lavoro e definendoci ‘gli stregoni di IppocrateOrg che dicono di curare il Covid’. Sentirsi dare dello stregone dopo cinquant’anni di onorata e specchiata carriera, dopo essere stato un medico ospedaliero di grande valore come riconosciuto da tutti i pazienti, essere stimato sul territorio per la mia professionalità, francamente mi fa rabbia. Ovviamente io presenterò querela per diffamazione contro costoro e devolverò in beneficienza gli eventuali danni che mi saranno riconosciuti dal tribunale. Non si possono diffamare dei professionisti seri e stimati come noi”.

Ma perché tanto accanimento?

“Perché diamo fastidio e soprattutto smontiamo la propaganda a senso unico che da mesi si sta facendo sul Covid e soprattutto sui vaccini. Noi non siamo no vax, sarebbe assurdo esserlo come medici, ma abbiamo la grave colpa di ribadire che esistono anche delle terapie alternative. Il problema è che, riconoscere una cosa del genere, significherebbe smentire la narrazione che ha giustificato l’utilizzo di vaccini sperimentali in base ad una procedura d’urgenza basata sulla presunta mancanza di cure alternative”.

Con questo clima ostile, come state lavorando?

“Lavoriamo con serenità anche se è molto difficile. Dobbiamo stare con gli occhi sempre aperti. Abbiamo avuto persone che ci hanno telefonato fingendosi pazienti con la speranza di coglierci in castagna, estorcerci delle dichiarazioni, per poi accusarci, come avvenuto, di curare le persone con lo zenzero. Le nostre terapie sono serie, sono pubblicate sul nostro sito, non nascondiamo nulla. Noi usiamo cortisone, antinfiammatori, eparina, qualche volta facciamo ricorso agli antibiotici, usiamo l’ossigeno, e quando ci rendiamo conto che le nostre terapie non producono gli effetti sperati, cosa che può purtroppo avvenire in alcuni casi, siamo i primi a consigliare il ricovero al paziente. Se poi questo muore in ospedale dobbiamo essere denunciati noi?  Esaminiamo accuratamente lo stato di salute del paziente, valutiamo come reagisce, non sottovalutiamo alcun sintomo, dalla respirazione alla saturazione, fino ai colpi di tosse. Ma poi scusi, se utilizziamo questo parametro allora perché non indagare anche lo Stato che lascia le persone a casa con la sola tachipirina? Quando queste poi muoiono non è colpa della vigile attesa? E vuole sapere una cosa?”.

Cioè?

“Ancora oggi ci sono dei medici che rispondono ai pazienti di prendere la tachipirina e poi se stanno male di chiamare il 118. Ma è questo il modo di curare le persone? Fortunatamente sono sempre meno, perché sul territorio cresce il numero dei medici di base che fanno ricorso alle terapie con antibiotici, cortisone, eparina ecc. e non stanno a seguire gli assurdi protocolli ministeriali. Ma una parte ancora resiste. Ho avuto nelle ultime ore un webinar con un medico in servizio presso il consolato italiano a Parigi, il dottor Matozza, che ha fatto un corso con il dottor Carvallo di Buenos Aires che è un esperto nel campo dell’ivermectina. Dove lui ha trattato i pazienti con ivermectina, cortisone, eparina, antinfiammatori i casi di morte, o anche solo di ricoverati per Covid, sono stati prossimi allo zero. Dove invece questi protocolli non sono stati adottati il picco di ricoveri e di decessi è stato elevatissimo. Sull’ivermectina però continuano a sostenere che non funziona, che è un prodotto per i vermi. La Bbc ha mandato in onda proprio in questi giorni un servizio in cui divulga uno studio che confermerebbe come il farmaco sarebbe inutile. Peccato che contro questo servizio ce ne siano ben sessantatre di valore scientifico che confermano esattamente il contrario. E sa perché ce l’hanno tanto con l’ivermectina e con noi che la utilizziamo dicendo che va bene solo per le mucche e i cavalli?”

Me lo dica lei

“Perché è accessibile a tutti, è un farmaco che si può acquistare a basso costo e non come le terapie che stanno per essere messe in commercio, spacciate come miracolose, che costeranno minimo 700 euro. E vedrà che queste costosissime terapie saranno esaltate come salvifiche ed ultra efficaci dagli stessi giornalisti che ci definiscono stregoni”

 

3 Comments

  1. Prima volevano darvi il Nobel, ora vi chiamano stregoni. È solo un bisiniss economico gestito da irresponsabili e spesso ignoranti. Secondo me siete eroi catapultati in un ginepraio sconosciuto.

  2. Fate paura, perché la verità fa paura a chi ha qualcosa da nascondere.
    Io vi ringrazio per quello che avete fatto finora, non ho avuto bisogno di cure ma, sapere che ci siete mi rende più tranquilla.
    Non mollate
    Avete tanti che vi sostengono

  3. Ho ascoltato ieri sera a “Dritto e rovescio” l’attacco al dott Rango e mi è molto dispiaciuto. A loro non interessa che siano state salvate 60.000 persone ma vogliono solo denigrare i medici che ci stanno aiutando. Tenete duro, vi prego perché siete la nostra speranza. Quanto all’Ivermenctina considerata da loro medicina per gli animali, io sto dando al mio cane una pastiglia che prendeva anche mio marito per la pressione e un diuretico, addirittura la stessa dose, che do a mia madre. I principi attivi sono gli stessi solo i costi sono molto maggiori per il cane. Non sono forse fatti di carne e sangue come noi? Perciò le medicine possono essere le stesse. Di cosa parlano dunque?

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