Analizziamo una foto che dice tutto. E’ lo striscione che ha aperto la manifestazione “No-Green Pass” a Milano questo sabato: “Solidali non con la Cgil, ma con i portuali di Trieste”.
Cosa vuol dire? Che ormai c’è un’Italia di piazza e un’Italia di Palazzo. Una sorta di nuova contestazione radicale, libertaria in progress a 360 gradi, in atto e sempre più forte, che un tempo sarebbe stata definita “grillina”, contro le nuove e vecchie caste: caste mediatiche, politiche, sanitarie, economiche, sindacali.
Uno scontro frontale sul concetto di rappresentanza, di democrazia e di Costituzione. La verità, è che queste caste non rappresentano più la società vera.
Infatti, la manifestazione “antifascista” di piazza San Giovanni, in una Roma al voto, in pieno silenzio elettorale (quindi, illegale), è convenuta a tutti.
E’ convenuta ai sindacati di Palazzo, da decenni lontani anni luce dalle odierne reali problematiche dei lavoratori, falcidiati tra la globalizzazione, la società Recovery del futuro, un’economia di classe e le attuali scelte tecnocratiche del governo.
Non a caso i sindacati di base hanno manifestato ovunque contro la Triplice, al grido di traditori. Sul banco degli imputati proprio Landini.
Poi, è convenuta alle istituzioni, che temono la congiunzione tra area Green-Pass, area No-Vax, studenti finalmente in piazza, dopo anni di torpore, e un’astensione che non vuol dire unicamente disaffezione verso la politica, ma consapevolezza che la politica è inutile, ormai commissariata dalle lobby economiche, bancarie, finanziarie, tecnocratiche e sanitarie, omogenee a Bruxelles. E pertanto, non conta nulla. Una reazione dal basso che non si identifica più con le esistenti opposizioni parlamentari (i Fdi, opposizione patriottica e pertanto oscillante, e la Lega, troppo ambigua, avviluppata nell’ipocrisia e nell’impotenza di lotta e di governo), non avendo al momento un soggetto politico cui identificarsi.
Draghi ha narcotizzato il quadro politico, obbligando destra e sinistra a un referendum quotidiano tra chi è per lui e chi contro di lui. Una sorta di “grande centro” con le ali estreme spezzate e castrate. Ridotte alle facce diverse di una stessa medaglia.
E sempre sabato, è convenuto al ministro degli Interni Lamorgese per uscire dal tunnel dell’ambiguità. E’ del tutto evidente l’opacità e la contiguità di uno Stato che ha di fatto gestito gli scontri di sabato (qualcuno ancora crede che l’assalto alla Cgil sia stato organizzato unicamente da Forza Nuova?), per compattare le istituzioni e orientare il consenso elettorale sui partiti più fedeli alla stabilità draghiana (nuova strategia della tensione).
Infine, la sfilata ha resuscitato un fantasma che non esiste più, e che fa comodo risvegliare quando la sinistra politica, mediatica, intellettuale, non ha più niente da dire e da fare: l’antifascismo. Una sfilata i cui effetti condizioneranno psicologicamente masse di cittadini verso un voto contrario alle destre “pericolose e colluse con la violenza fascista”.
Interroghiamoci invece sul vero e nuovo fascismo. Sperando che non sia troppo tardi.



