Post-voto. Tra destra e sinistra stai a vedere che nasce il Terzo Polo?

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Le amministrative hanno posto l’accento su due fattori interessanti. Da una parte, il mega-partito del non-voto (un italiano su due non si è recato alle urne), attualmente senza vera rappresentanza, che ha sommato una radicale disaffezione nei confronti della politica di Palazzo, movendo dalla constatazione che ormai è di fatto commissariata da Draghi per i suoi binari diretti con Bruxelles (si legga direttorio economico-finanziario-bancario-sanitario), e quindi una partecipazione inutile; questo partito ha sommato, inoltre, la delusione evidente per un centro-destra di lotta e di governo, diviso e ambiguo su ogni tema (vaccinazione, economia, Europa), incapace di scegliere uomini giusti; e ha sommato gli orfani più duri del primo grillismo, la rabbia del mondo del lavoro, ballerino tra area no-vax e area no-green pass.

Dall’altra, ha creato le condizioni per un nuovo schema partitico. Certo, occorrerà capire quale sarà il prossimo sistema elettorale. Se proporzionale o l’ennesima versione riveduta e corretta del Rosatellum.
La questione della disomogeneità culturale come causa della governabilità incoerente, malattia che affligge da decenni gli opposti schieramenti (partiti personali, armate Brancaleone dove dentro c’è tutto e il contrario di tutto), sembra però, incurabile.
Non sarà facile ridisegnare un bipolarismo chiaro e trasparente. E ogni tentativo sembra al momento piuttosto un’operazione intellettuale e utopistica. Ma ci proviamo ugualmente.

Il centro-destra ha due possibili strade da percorrere: o accentua il collante sovranista, magari attenuato dalla componente nazional-conservatrice, visto che la Meloni è il primo partito, ma a condizione che Salvini esca dal governo Draghi (un esecutivo che esprime l’opposto: europeismo, moderatismo, liberismo, migranti); oppure si riposiziona verso il centro, restituendo a Berlusconi un ruolo ancora strategico, nonostante l’usura irreversibile dei consensi azzurri.

Naturalmente, se il centro-destra si confermerà a trazione sovranista, Fi dovrà a sua volta optare, tra il ruolo di ago della bilancia dello schieramento o ipotizzare scenari alternativi, come un terzo polo, guardando a Renzi e Calenda. Fuori gioco, invece, le forze residuali centriste, post dc, Mastella compreso, che addirittura pensa di tornare egemone in questo recinto trito e ritrito.

Spostandoci sull’altro versante, se calcoliamo che il 40% degli elettori romani di Calenda e solo un quarto degli elettori grillini della Raggi, hanno votato per Gualtieri, si nutre qualche obiettiva difficoltà a concepire una funzionale prossima alleanza 5Stelle-Pd.
Un’alleanza obbligata dalla geometria, ma non esente da rischi: i due partiti sono la fotocopia, dicono le medesime cose (si professano liberali, liberisti, moderati, europeisti, ecologisti: partiti Recovery). E pertanto, si vampirizzerebbero a vicenda.

Come farà Conte a distinguersi? Recuperando qualche argomento del primo grillismo? Come il giustizialismo, il reddito di cittadinanza doc? E’ assai difficile. A meno che non rispunti Di Battista, ma è il meno indicato per andare a sinistra. Certamente sarebbe più a suo agio in un nuovo terzo polo (sociale, popolare, civico). Un perimetro occupato oggi dal moderato Calenda, più credibile per un “fronte repubblicano”, né piddino, né sovranista. Resterà da vedere la strategia di Renzi, se ce l’ha ancora.

O i due faranno un mega-Ulivo, con Pd e 5Stelle e allora sicuramente governeranno l’Italia, o il Terzo polo guarderà a destra. Ma una destra diversa. E qui tornerebbe ancora in auge Fi.
Un bel rebus.

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