Salvini-ciabattino col piede in tre scarpe: Draghi, Berlusconi e Meloni

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Salvini tiene il piede in due scarpe. Anzi in tre.

Prima scarpa. Lavora per piazzare un “suo” candidato al Quirinale, sperando nelle elezioni anticipate per accontentare la Meloni … ma anche no. Sa perfettamente che il voto, nonostante l’enfasi della propaganda, sarà una totale incognita per il centro-destra, al momento diviso, disomogeneo (conservatore, populista, moderato?), privo di una leadership (se la battono in tre) e di una identità forti; pure lui, lo schieramento, con un piede in due staffe: oscillante tra l’opposizione redditizia di Fdi, più da bandierina che di sostanza e la “governabilità efficace” con Fi (per le leggi che si fanno e si impediscono), ma da qualche mese rivelatasi molto complessa e più difficile del previsto.
Da qui il “Salvini di lotta e di governo”, a metà strada tra la Dc2.0, il Ppe, Giorgetti e i sovranisti euroscettici.
Un’ambiguità che il Capitano sta cominciando a pagare (si veda la flessione alle scorse amministrative).

Seconda scarpa. Il leader del Carroccio intende preparare il piattino a Draghi. Perché? Sta iniziando a capire che l’abbraccio che lui crede usurante solo per il premier, per ora ha funzionato al contrario: è lui che si sta consumando. Sta mollando su quasi ogni battaglia identitaria (migranti, economica, tasse, quota 100, strategia no-green pass etc). E la comunicazione quirinalizia “pro-Super Mario” gli serve da un lato, a confermare la legittimità e la fondatezza della sua presenza al governo; dall’altro, a liberarsi di una presenza scomoda e ingombrante.
Una strada ben studiata, ma piena di trappole. Se, infatti, Draghi, nel suo viaggio verso l’alto, inciampa per strada, impallinato dai franchi tiratori che a suo tempo, spensero le velleità di Marini e Prodi, non incasserà né Quirinale, né Palazzo Chigi.

Terza scarpa. L’eterno Silvio che accarezza ormai come ultimo sogno della sua vita pubblica il Supremo Scranno. La sua corte guidata da Letta e Confalonieri, in modo certosino, sta tessendo varie tele. E Salvini, come finta opzione-1, in realtà opzione-2, a parole dice di concordare. Così si libera di un orpello passato, come Arcore, fastidioso però, per l’egemonia dello schieramento, dato il ritorno di moda del “centro di gravità permanente” (tutti ci si stanno buttando, da Calenda, a Renzi, a Conte).

Tre scarpe, quindi, che necessitano, come condizione basica, di un solo ciabattino. Prova ne è che Salvini si è molto infastidito quando ha scoperto che Silvio sta agendo in proprio. Fa telefonate, manda in giro libri e documenti che esaltano la sua figura di statista. E fa esporre i suoi fedelissimi, tanto per lanciare messaggi in codice, proprio al Capitano: “Tanto Berlusconi lo eleggiamo noi azzurri e Renzi: ha detto Miccichè”. Capito? Prove tecniche di nuovo centro-centro-destra. E la partita per Salvini si complica. E il congresso del suo partito incombe.

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