Super green pass, quello che non torna nei piani del governo

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Arriva il super green pass. Verrà introdotto dal 6 dicembre 2021 al 15 gennaio 2022 e spetterà ai vaccinati e ai guariti dal Covid-19. Le nuove misure anti-Covid sono state approvate dal Consiglio dei ministri e presentate in conferenza stampa dal premier Mario Draghi e dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Come era stato annunciato, dal 6 dicembre il certificato verde sarà valido solo per vaccinati e guariti e permetterà l’accesso a spettacoli, eventi sportivi, bar e ristoranti al chiuso, feste e discoteche, cerimonie pubbliche, accesso che sarà invece vietato a chi non è vaccinato e non potrà più ricorrere al tampone come avviene oggi.  Senza green pass rafforzato si potrà però continuare a frequentare i locali all’aperto oppure entrare al bar per la sola consumazione al banco, o per acquistare cibo o bevande da asporto.

E qui sorge la prima domanda: che senso ha un provvedimento del genere nel momento in cui anche i vaccinati possono contrarre il virus e trasmetterlo? Paradossalmente si vieta il ricorso al tampone nel momento in cui, margini di errore a parte, è comunque molto più sicuro e affidabile del green pass che non esclude la possibilità che il vaccinato, che entra al cinema o in qualsiasi altro luogo al chiuso, possa essere positivo, magari asintomatico e quindi trasmettere il contagio. Appare chiaro come si tratti in realtà dell’ennesima misura mirata ad “obbligare” i riottosi a vaccinarsi, visto che scientificamente non c’è logica.

Il green pass tradizionale, cosiddetto “base”, quello cioè che si può ottenere anche con i tamponi, sarà invece valido oltre che per accedere ai luoghi di lavoro per salire sui mezzi pubblici locali, bus e metropolitane, oltre che sui treni regionali e interregionali. E qui c’è la seconda anomalia; che differenza c’è fra salire su un mezzo pubblico o andare al cinema? Il rischio di contagio non è identico? Si risponderà che i treni e i bus sono necessari per il lavoro, ma allora si dica chiaramente che l’obiettivo non è fermare la corsa del virus ma costringere la gente a vaccinarsi impedendogli lo svago, il divertimento, la vita sociale.

Insomma, i non vaccinati sono cittadini come gli altri se devono lavorare, non lo sono più se vogliono andare al ristorante o al cinema.  Ma non è tutto, perché il green pass base sarà valido pure per accedere ad alberghi e spogliatoi per l’attività sportiva; non si capisce perché se si può entrare in albergo non si può andare in un ristorante. Mistero.

Il super green pass sarà valido sia nelle zone bianche che gialle e permetterà di non subire i lockdown in zona arancione, mentre non sarà valido in zona rossa dove le limitazioni varranno per tutti indistintamente.

Non ci saranno invece modifiche per ciò che riguarda la durata dei tamponi: 72 ore per i molecolari e 48 per i rapidi.

Confermato l’anticipo della terza dose dopo cinque mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario, mentre la validità del green pass viene ridotta da 12 a 9 mesi. In pratica il green pass resterebbe valido comunque quattro mesi dopo il periodo critico, ovvero quello in cui l’efficacia della vaccinazione si ridurrebbe notevolmente in assenza di richiamo. Ma è ovvio che ridurre la validità a sei mesi avrebbe provocato il caos, considerando che molti italiani sarebbero già di fatto scoperti.

Altro tema caldo riguarda i controlli. A chi spetteranno? I sindacati del trasporto pubblico sono in subbuglio perché temono che l’obbligo del green pass per salire a bordo, fino ad oggi escluso, possa provocare un incremento dei casi di aggressione a danno dei controllori. E come ci si comporterà con gli studenti non vaccinati che possono entrare a scuola senza tampone? Dovranno averlo per viaggiare e raggiungere l’istituto scolastico? Un altro salasso a carico delle famiglie?

Il governo ha disposto un rafforzamento dei controlli da parte delle prefetture che devono prevedere un piano provinciale entro 5 giorni dall’entrata in vigore del testo e sono obbligate a redigere una relazione settimanale da inviare al Ministero dell’interno. Controlli che saranno effettuati a campione. Ma ci saranno uomini e mezzi necessari per garantire questo ulteriore carico di lavoro? 

Insomma, le polemiche non mancano e il 6 dicembre deve ancora arrivare.

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