Il super green pass fa la prima vittima: il congresso della Lega

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Open rivela che la Lega ha dovuto rinviare il congresso dell’11 e 12 dicembre perché gran parte dei delegati non vi avrebbero potuto partecipare.

Infatti, in base all’ultimo decreto del governo, dal 6 dicembre per accedere ai congressi si dovrà possedere il super green pass concesso soltanto a vaccinati e guariti. Non sarà possibile partecipare con il green pass base, quello cioè ottenibile anche con i tamponi. E poiché molti parlamentari e amministratori locali del Carroccio non sono vaccinati per libera scelta, le assenze rischiavano di essere più alte delle presenze. Ragione per cui si è deciso di rinviare la data del congresso a dopo il 15 gennaio quando si capirà se le misure previste nel decreto “bianco Natale” saranno prorogate oppure no.

La vicenda fotografa senza dubbio meglio di tante altre lo stato confusionale in cui versa la Lega spaccata a metà fra sostenitori della linea dura contro i no vax (i governatori) e oppositori del green pass. Due anime praticamente opposte ed inconciliabili che riescono tuttavia ancora a convivere sotto lo stesso tetto. Ma ecco che i paradossi vengono alla luce, come in questo caso, con la Lega al governo che dà il via libera al super green pass e poi è costretta a rinviare il congresso a causa delle stesse misure che ha approvato. 

I retroscena giornalistici parlano in realtà di un braccio di ferro molto duro nel Consiglio dei Ministri fra la Lega e gli alleati, con uno scontro diretto fra Giancarlo Giorgetti e Maria Stella Gelmini. Giorgetti a nome della Lega aveva chiesto che il super green pass non fosse applicato nelle zone bianche, e di fronte all’opposizione del resto della maggioranza aveva minacciato di non partecipare al Cdm. Lo scontro maggiore come detto si sarebbe avuto fra ministri leghisti e forzisti, con la Gelmini che avrebbe addirittura posto Giorgetti di fronte alle richieste dei governatori leghisti, Fedriga in testa, favorevoli al green pass rafforzato in tutte le regioni, indipendentemente dai colori, per prevenire la temutissima quarta ondata.

Uno scontro dunque interno al centrodestra prima ancora che nel governo e nella maggioranza, risolto soltanto grazie all’intervento del premier Draghi. Alla fine la Lega ha ceduto sul super green pass anche in zona bianca ottenendo però una riduzione dei tempi di applicazione; infatti la prima bozza prevedeva che le misure restassero in vigore dal 6 dicembre al 31 gennaio, ma una telefonata chiarificatrice fra Salvini e Draghi ha permesso di accorciare la durata al 15 gennaio.

Ad ogni modo ancora una volta la Lega ha pagato il prezzo più alto, come stanno a dimostrare le proteste arrivate sulle pagine social di Salvini. Il quale si sarebbe ormai convinto a sponsorizzare la candidatura di Draghi al Quirinale per poter così chiudere l’esperienza al governo che gli sta costando molto cara in termini di voti e popolarità personale.

Inoltre sembra che la decisione di rinviare il congresso sia stata determinata anche da ragioni di opportunità politica. Infatti a restare fuori a causa delle restrizioni governative sarebbero stati soprattutto i delegati sovranisti, quelli più vicini al segretario e più lontani da Giorgetti, che avrebbe avuto buon gioco a far passare la sua linea moderata, europeista, filo Ppe opposta a quella di Salvini, che in Europa come è noto sta rafforzando l’asse con Marine Le Pen e i movimenti sovranisti. Un rischio che il leader maximo non può permettersi di correre.

Meglio quindi rinviare tutto, magari a febbraio dopo l’elezione del Capo dello Stato, quando con Draghi al Quirinale tutto potrebbe cambiare.

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