Summit-Cdx. Da Arcore all’Appia antica. “Meno male che Silvio non c’è”

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E’ proprio il segno dei tempi. Siamo passati dalle cene ai pranzi. E forse c’è una spiegazione molto semplice: le cene evocano la notte e quindi, le famose, incriminate, feste di Arcore, il memorabile “Bunga-Bunga” che non ha propriamente portato bene al Cavaliere.

E allora, meglio un pranzo, dove si è più lucidi, ci si diverte di meno e si parla più di politica. E soprattutto, si evita l’accostamento tra la candidatura al Quirinale e i trascorsi personali legati ai processi, che Berlusconi vuole assolutamente evitare.
Un vulnus di immagine e non solo, che lo ossessiona, e che nell’ottica della sua nuova, alta aspettativa, potrebbe essere, come in effetti è, un ostacolo insormontabile.

La notizia filtrava da giorni. Finita la stagione dei fratelli coltelli, le divisioni elettorali tra “destra di governo” (Lega e Fi) e “destra di lotta” (Fdi), le scelte sbagliate alle scorse amministrative (i cosiddetti falsi civici), e la guerra civile per la guida dello schieramento (al momento, la Meloni è in pole position), oggi tutte le anime del centro-destra si troveranno nello stesso tavolo come non capitava da mesi. Un vertice nella villa dell’Appia Antica, al riparo da gossip e giornalisti.
Da Arcore all’Appia antica. Pure qui il segno dei tempi. Invitati, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Giovanni Toti, Lorenzo Cesa e Maurizio Lupi.

Quello che sorprende è il sì corale all’invito. La domanda è lecita: Silvio ancora detta le carte? E se, come noto, la Meloni e Salvini, oltre al consenso formale circa la sua velleità quirinalizia, stanno già veleggiando verso concertazioni trasversali con il centro sinistra, che senso ha questo finto consenso?
I diretti interessati diranno che si tratta di un mero scambio di auguri. Ma la realtà è diversa: si discorrerà di legge di bilancio, Pnrr e future amministrative. E diranno che l’argomento-Colle non sarà affrontato.

Ma nessuno ci crede. Lo scenario-Draghi che resta a Palazzo Chigi, il gioco del Quirinale, niente elezioni anticipate, sono e saranno il perimetro obbligato.
Insomma, i partecipanti al tavolo bluffano. Ma Silvio no. E la presenza di soggetti politici come Coraggio Italia, Udc e Noi con l’Italia, dimostra che il centro di gravità permanente rappresenta il vecchio schema, mai morto del 1994, e cioè, che si vince spezzando le estreme.
Peccato, che i numeri di questi partitini-personali non consentano eccessive illusioni da parte di chi li coltiva. Sono appunto, i numeretti di Silvio. Conterà solo su questi. E non basterà.

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