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Chi ha impedito le elezioni in Libia? Una gonnella americana

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generale Haftar

Nella ormai più che martoriata Libia si sarebbero dovute svolgere il 24 dicembre scorso le votazioni popolari per eleggere il primo presidente dell’era post Gheddafi.
I media di tutto il mondo hanno esaltato, enfatizzato l’evento. Sarebbe stata la prima elezione veramente democratica, dopo decenni di “bieca dittatura” del colonnello Muhammar Gheddafi.

Poi, in prossimità del Natale, la magia è svanita di colpo. Puff! Niente elezioni. Le votazioni popolari sono rinviate e nemmeno a data fissa ma “a data da destinarsi”. Che, tradotto dal linguaggio politico diplomatico da pensiero unico, significa che le elezioni si faranno a babbo morto.

Che cosa è successo?
I media mainstream si sono arrabbattati spiegando che il rinvio è stato un fallimento dell’Onu, che l’Onu si è piegato alle logiche tribali e via discorrendo.

Ma c’è una tesi molto più maliziosa, che è quella espressa dall’esperto di politica internazionale, Vladimir Odintsov sulla rivista New Eastern Outlook il 30 dicembre scorso.
La situazione in Libia, secondo lo studioso, informato dei fatti, è radicalmente cambiata con il ritorno della nordamericana Stephanie Williams, a capo della missione Onu, spostando l’ago della bilancia della gestione del paese a favore degli Usa.
E le previsioni elettorali sulle votazioni libiche evidentemente non sono piaciute affatto agli statunitensi, tantomeno ai britannici. Secondo i sondaggi, infatti, i candidati con maggiore seguito elettorale sarebbero stati Qalifa Haftar, comandante in capo dell’esercito nazionale libico e Sayf al Islam Gheddafi, figlio dell’ex dittatore libico. Questi due sarebbero certamente arrivati al secondo turno delle elezioni presidenziali libiche. Ahimè, purtroppo entrambi i candidati erano e sono totalmente invisi agli angloamericani. Questi ultimi appoggiano in Libia i Fratelli Musulmani, storica organizzazione transnazionale del mondo arabo, che ha avuto un ruolo importante anche in altri paesi come l’Egitto, la Tunisia e altri. I fratelli musulmani sono sostenuti ufficialmente da Turchia e Arabia Saudita, ma in realtà, dai servizi di intelligence statunitensi e britannici.

Perciò, nonostante le vivaci proteste di vari esponenti del mondo libico, la capo missione Onu per la Libia, Stephanie Williams ha impedito lo svolgimento delle elezioni, rinviandole a data da destinarsi.
Certo, la democrazia è una gran bella cosa, ma quando i candidati che rischiano di prendere più voti degli altri non ti piacciono, allora diventa una faccenda piuttosto acida.

Francesco Tallarico

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