QuiriMale-2. Carte coperte (Nordio, Moratti, Pera) e scoperte del Cdx. Ecco quali

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Primi giochi tattici e strategici, vestiti di coriandoli e blasone. Il centro-destra, nel giorno delle seconde schede bianche, ha buttato sul tavolo le prime carte. Una terna decisa dalla “terna ufficiale” (il trio Salvini-Meloni-Tajani), che ha poco a che vedere con le contropartite di Palazzo Chigi e che, invece, ha molto a che fare col voler snidare, stanare dalla cuccia il centro-sinistra. Poi, se va bene, va bene, ma ai primi giri, stante la maggioranza di due terzi, è utopistico pensare ad una affermazione di uno dei “magnifici tre”. Più che altro si tratta del mero fischio di inizio della partita. Sapendo che i tre saranno bocciati.

Bisogna dire che la loro scelta, comunque, non è male, in fondo rappresentano le poche anime nobili a disposizione di un centro-destra che non ha mai brillato per classe dirigente, in grado di superare le logiche della mera appartenenza e di avere un vero e alto spessore super partes.

Carlo Nordio, magistrato fermo, deciso, noto per importanti inchieste, esprime quella legalità, quel primato dello Stato di diritto, che anni di giustizialismo, prima di sinistra, poi giacobino-grillino, hanno depauperato e indebolito.

Letizia Moratti, già sindaco di Milano, vice presidente della Regione Lombardia, già ministro dell’Istruzione, come l’uscente Sergio Mattarella, incarna l’anima liberale e solidarista, da “modello Cl”, che nella sua regione ha fatto molte cose buone, e non solo sulla sanità.

Marcello Pera, intellettuale, docente universitario, già presidente del Senato, è noto per il suo Dna cattolico-liberale.

Insomma, tre figure che rispecchiano perfettamente la composizione culturale del centro-destra. Un centro-destra che, nella conferenza stampa di ieri, ha troppe volte ripetuto che tutto quello che stanno facendo è dimostrazione di grande unità e compattezza del gruppo. Un concetto ripetuto troppe volte.
E’ chiaro che queste carte, oltre a soddisfare un’esigenza di protagonismo, da parte dei diretti interessati, con la paura di restare ai margini, sottintendono altre carte coperte: non è assolutamente detto che, ad esempio, la Casellati sia totalmente fuori gioco, anzi. Così come Frattini. Tajani, invece, indicato da parecchie agenzie, col dubbio dell’imbeccata, ha incassato elogi sperticati, che gli serviranno sicuramente per alzare le sue quotazioni, non per il Quirinale, ma per Palazzo Chigi, per quel futuro rimpasto governativo, qualora Draghi traslocasse.

E il centro-sinistra? Letta ha sdoganato gli avversari (l’effetto-Draghi), parlando di nomi di prestigio e non impresentabili o divisivi (almeno è cambiato lo stile). Ora vedremo se risponderanno con una loro terna o quaterna. Conte ha aperto alla possibilità di valutarli. Ma la sua posizione cozza con le dinamiche interne (Di Maio, Fico e Grillo vogliono Draghi al Colle).
La verità è che terna di destra o eventuale terna di sinistra, i capi si vedranno oggi, per decidere chi sarà sul serio.
E su questo nome, può pesare la strumentalizzazione del teorema emergenziale che funziona sempre: la guerra in Ucraina, la crisi economica e l’aumento di morti per Covid. Una scusa che funziona per ogni occasione. Specialmente per le grandi.

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