/

Emergenza energetica. A. Testa (segr. gen. Flaei-Cisl): “Ecco la nostra operazione-verità”

8 minuti di lettura
2

Due parole: transizione verde e aumento bollette. La prima evoca il futuro che però va riempito di contenuti; la seconda allarma, e non poco, i cittadini. Sullo sfondo, i soldi del Recovery che dovrebbero servire ad avviare il cambio di passo italiano, nonostante siamo la prima nazione europea importatrice di energia. E, come se non bastasse, si avvicinano venti di guerra che riguardano, al di là degli interessi geopolitici in campo, proprio il controllo delle fonti energetiche. Insomma, il destino di un intero continente. Il confronto politico nazionale e internazionale, come da decenni, ruota intorno alla crisi ambientale e alle ricette per risolverla. Da una parte, il “partito delle rinnovabili”, dall’altra, il “partito della continuità col passato”. E, in mezzo, la prospettiva di ripensare seriamente il nucleare. Interessi e progetti destinati a comporsi. Ma su tutto, una scommessa: ridefinire le strategie industriali. Un compito che riguarda politica, istituzioni, imprese. E il sindacato non è da meno. E’ chiamato a svolgere un ruolo centrale e strategico. “Lo Speciale” ha sentito il parere di Amedeo Testa, segretario generale della FLAEI-Cisl (comparto elettrico). Una visione, la sua, con appello al ministro Cingolani, su come l’Italia deve affrontare un’emergenza che si può trasformare in opportunità per l’economia e il mondo del lavoro.

Caro-bollette. E’ l’effetto di quale causa? Forse ha a che fare con la liberalizzazione del settore elettrico, la fine del monopolio iniziato 20 anni fa? Una riforma all’insegna dello slogan: più concorrenza, uguale bollette più basse? Cosa è successo invece?

“È accaduto il contrario. Ma come spesso capita, nessuno chiede scusa. Nessuno dice: ho sbagliato. Già all’epoca la FLAEI spiegò con chiarezza, perché tale aspettativa profetica fosse sbagliata. E se lo sapevamo noi, dovevano saperlo anche gli altri. Ma l’obiettivo era diverso, era ottenere lo spezzatino del sistema”.

Quale obiettivo?

“Basta osservare, anche in maniera disattenta, ciò che è accaduto dalla fine del monopolio ad oggi e la risposta si capisce chiaramente. Non lo faccia dire a me”.

I clienti che hanno avuto bollette mediamente più alte, qualche beneficio l’avranno comunque avuto in questi anni….

“Certamente: hanno ricevuto milioni di telefonate per convincerli a cambiare operatore. Tentativi di raggiro, falsità accattivanti. E questo malcostume, non degno di un paese civile, continua ancora”.

Nello specifico cosa non ha funzionato?

“Tante cose: prime fra tutte sono mancate progettualità, pianificazione, una visione d’insieme su tutto ciò che ha riguardato lo sviluppo del settore elettrico. Sono stati dati incentivi clamorosi alle rinnovabili – oltre 250 miliardi di euro in 20 anni – e continuiamo ad essere un Paese troppo esposto ai rischi di aumento del gas importato da paesi geopoliticamente instabili. Gli italiani devono sapere che in questi anni, grazie ai prelievi nelle bollette, l’Italia è stata la nazione che ha erogato gli incentivi più alti al mondo”.

Ma lei è contro le rinnovabili?

“Neanche per sogno, io condivido la massimizzazione del loro impiego. Solo che in questa nostra operazione verità dobbiamo dire, appunto, tutta la verità: piacerebbe ad ognuno produrre energia elettrica esclusivamente grazie al sole, all’acqua e al vento, ma va anche ricordato che queste fonti, per loro natura, sono discontinue. E allora, come può prodursi energia in assenza di vento, di sole e in carenza di precipitazioni abbondanti di acqua?”.

Quindi?

“Accanto alle rinnovabili debbono funzionare ancora le centrali convenzionali a gas e in casi estremi anche quelle a carbone. Il nostro segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, è stato chiaro. In una recente intervista, ha detto che va raddoppiata la produzione di gas”.

La provoco: il carbone è “nero”.

“In tutto il mondo sta purtroppo aumentando la produzione da carbone, anche in Germania, che dismette nucleare. In Italia, la scorsa settimana, si è dovuto riaccendere le centrali di La Spezia e Monfalcone per mancanza di energia, ma se il carbone è nero allora useremo soltanto gas. E per molti anni ancora. Se però aumenta il prezzo esponenzialmente, come in questo periodo, l’Italia pagherà, anzi sta già pagando, un prezzo altissimo. Non ingannino gli incentivi del Governo: è un semplice trasferimento di costi, dalle bollette alla fiscalità generale”.

Una partita di giro: saranno sempre i cittadini e le imprese a pagare…

“Eh sì, e chi vuole che paghi? Se bastasse stampare i soldi a piacere!”.

E’ indubbio che il futuro è fatto di elettricità. La transizione energetica sembra condurre al tutto elettrico.

“E’ così, e da Segretario della Federazione della Cisl che rappresenta il Settore Elettrico non può che farmi piacere. Il problema tuttavia è un altro: quando e come arriveremo ad avere una copertura della domanda di energia da fonti esclusivamente elettriche?”

In tanti dicono che nel nostro Paese arriveremo a ridurre le emissioni del 55% nel 2030 e che nel 2050, in Italia, avremo emissioni zero CO2.

“I tempi saranno molto più lunghi di quanto si sta dicendo. Ma molto più lunghi. Si fa a gara a presentarsi come i paladini dell’energia pulita, ma la questione dei tempi non è ideologica né politica, è semplicemente tecnica. Attiene all’equilibrio che in ogni momento va realizzato tra domanda e offerta, ben sapendo che all’offerta discontinua delle Fonti Rinnovabili, non corrisponde una domanda di energia altrettanto discontinua”.

Può spiegarsi meglio?

“In ogni momento del giorno e della notte domanda e offerta debbono coincidere in tempo reale. Ciò sarà possibile quando esisteranno riserve accumulate di energia in grado di entrare in funzione in tempi reali. C’è chi pensa possano bastare le batterie, altri l’idrogeno. Ma per quantità e durata gli attuali accumuli sono una parte risibile del necessario e lo saranno per molto tempo ancora, almeno allo stato delle conoscenze e delle tecnologie”.

E cosa pensa dell’idrogeno e del nucleare?

“Penso che all’idrogeno sia riservato poco spazio, perché non è una fonte, è un vettore, e perché per produrlo c’è bisogno di più energia di quanta ne restituisce. Peraltro, la rete di distribuzione dell’idrogeno, dicono gli esperti, deve avere sistemi di sicurezza addirittura superiori a quelli della rete gas. Non so immaginare il futuro, ma non prevedo tempi brevi. Sul nucleare penso che, se la ricerca riuscirà ad arrivare alla fusione, abbiamo risolto il problema per sempre e tutto il pianeta ne beneficerà. Anche se i tempi si stimano lunghissimi, l’Italia non faccia l’errore ferale di estraniarsi dagli studi di ricerca di questa tecnologia. Anzi, l’Italia dovrebbe “attenzionare” con interesse gli studi sui reattori di quarta generazione, anch’essi previsti a date molto distanti, perché il successo delle sperimentazioni in corso capovolgerebbe le preoccupazioni e i rischi sulle scorie, aprendo a scenari di nuova e diversa convenienza”.

Chiede anche di rivedere la regolazione di sistema? Cosa intende?

“La regolazione, lo dice la parola stessa, è il complesso di regole che disciplinano il modo con cui funziona il sistema elettrico all’ interno del Paese. Non risolve i problemi dovuti all’importazione di materie prime energetiche, né per le quantità, né per i prezzi. Detta i criteri del libero mercato interno. I dettami decisi col Decreto Bersani hanno dimostrato limiti di diversa natura, ancor più col passare del tempo. Non foss’altro per uno sviluppo delle FER imprevisto nel secolo scorso. E’ paradossale che si debba pagare l’energia di una fonte rinnovabile a prezzi applicati al gas d’importazione o comunque a fonti energetiche diverse per costo, natura e condizioni di mercato. E’ a dir poco discutibile che gli impianti di generazione costretti ad entrare in esercizio nei “buchi produttivi” possano recuperare, in pochi giorni, le perdite per mancata produzione di un intero esercizio. E’ comunque assurdo non riconsiderare un complesso di regole e misure superate dal tempo, dalle tecnologie e dalle modificate condizioni reali del sistema”.

Ha qualche consiglio da dare al Ministro Cingolani?

“Sì, di leggersi questa intervista (il nostro interlocutore ride). Scherzi a parte. A me sembra che il Ministro abbia ben capito quanto sto dichiarando. Ovviamente non lo sostengo soltanto io, ma anche altri esperti della materia e cioè: parlare di rinnovabili come si è fatto finora è un inganno e non risolve i nostri problemi, sia sul versante della sicurezza strategica del Paese, sia per abbassare il prezzo in bolletta. Ma al Ministro raccomanderei un’altra questione: perché l’Italia che, a differenza di Francia, Germania e quasi tutte le altre nazioni del mondo, non ha il nucleare, deve anche decarbonizzare prima degli altri. Nonostante che gli altri usino ancora quote prevalenti di produzione da carbone? Dicevo della Germania, ma sono molti i Paesi che in questo periodo hanno aumentato il consumo del carbone. In Italia, come vede, abbiamo sbagliato e stiamo sbagliando su molti aspetti. E io, che opero in questo Settore da molti anni, non ne capisco il motivo”.

Ancora più in sintesi, cosa direbbe al Ministro?

“Che i sistemi elettrici di un paese industriale a forte dipendenza dall’estero, non ammettono errori, né tecnici né strategici”.

Le aziende elettriche hanno qualche colpa?

“Diciamo che, dentro questa storia, in molte stanno guadagnando più che bene, particolarmente quante operano nel campo della Distribuzione. Nonostante i lauti guadagni, hanno investito tardi e poco nel rafforzamento e nella digitalizzazione della rete, arteria fondamentale per ogni nostro ragionamento che riguardi il futuro. E va detta un’altra cosa, importantissima”.

Quale?

“Che per realizzare ciò che si dice (più rinnovabili, zero carbone, macchine elettriche, ecc.), bisogna ricostruire la rete di distribuzione con investimenti poderosi, mancati in questi anni. Parlare di produzione elettrica guardando a questa o quella fonte energetica, senza parlare di rete è come parlare di automobili in assenza di strade”.

Non abbiamo parlato di auto elettriche, cosa ne pensa?

“Spero possa accadere nel più breve tempo possibile ciò che si sente dire dappertutto, anche se conservo più di un dubbio. Peraltro vi do una notizia: le auto elettriche… consumano elettricità. Lo dico a mo’ di battuta, perché nessuno rammenta che, per le vetture alimentate ad energia elettrica, serve energia prodotta e distribuita da qualche parte. Le colonnine di ricarica, se fossero installate massicciamente, “sdraierebbero” la rete in men che non si dica. Ecco perché prima di ogni cosa bisogna pensare dove dirigerci, con sano realismo, progettando la rete che serve, dimensionata su ciò che deve distribuire. E servono tempi lunghissimi”.

Che significa in pratica?

“Nel Settore elettrico ogni cambio tecnologico ha bisogno di 20/30anni anni per diventare concretamente funzionante. Cose che sanno in tanti, ma in tanti continuano a nascondersi per non dover dire cose spiacevoli, per non poter compiacere, ma come abbiamo già detto la verità cammina con gambe proprie”.

In conclusione, possiamo dire che, oggi e per qualche anno ancora, l’accoppiata mercato-rinnovabili non ha funzionato, perché ha accresciuto il prezzo delle bollette?

“Si, possiamo dirlo, anzi, dobbiamo dirlo perché è riportato in bolletta, nella voce oneri di sistema quanto le FER incidano sul prezzo finale del Kwh. Mi faccia usare una citazione del sociologo ed economista statunitense Thomas Sowell: in questi anni abbiamo sostituito ciò che funzionava, con ciò che si presentava bene. Lui parlava dell’Occidente in generale, ma il principio vale anche per il settore elettrico”.

Un’ultima battuta prima di salutarci.

“Ai venditori di sogni rispondiamo con la concretezza ed il realismo del sindacato. Se qualcuno avrà voglia di andare a vedere cosa negli anni hanno detto la Cisl e la FLAEI su questo argomento, scopriranno che hanno sbagliato poche o nulla previsioni e comunque che hanno avuto la visione più prossima alla realtà e ai bisogni dei cittadini e del Paese”.

2 Comments

  1. Bravo Segretario, l’Italia non deve perdere la ricerca sulla fusione nucleare perché quella sarà la strada maestra per una nazione totalmente dipendente dalle materie prime per la produzione di energia elettrica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Tennis: Australian Open. Nadal “Di nuovo vivo,Berrettini ha gran futuro”

Articolo successivo

Carabinieri restituiscono al mare tartaruga marina “Fiamma”

0  0,00