Ucraina, entrano in campo Israele e Turchia. E l’Europa?

3 minuti di lettura

Due nuovi attori sono entrati con decisione nella partita diplomatica che si sta giocando tra la Russia e l’Occidente: Israele e la Turchia. Due attori che entrano in scena andando ad occupare il vuoto dell’Europa che per l’ennesima volta sembra incapace di una minima azione diplomatica.

Dopo la prova di forza manifestata con l’applicazione delle sanzioni contro Mosca, la Ue non è stata in grado di sfruttare questa posizione di vantaggio per costringere Putin a cessare il fuoco e a trattare, in cambio di un allentamento delle restrizioni economiche che rappresentano il tallone d’Achille della Russia.

“Anche se le probabilità non sono grandi, se solo c’è un piccolo spiraglio il nostro obbligo morale è di fare ogni tentativo per il dialogo tra le parti se sarà richiesto” ha detto il premier israeliano Naftali Bennett volato prima a Mosca per parlare con Vladimir Putin, poi a Berlino per incontrare il cancelliere Olaf Scholz.

Il presidente turco Erdogan ha parlato al telefono con Putin con il quale ormai da anni ha siglato un rapporto di buon vicinato nonostante gli interessi geopolitici non sempre coincidenti, in Medio Oriente per esempio o nel Caucaso. E di certo “il sultano” di Ankara spera di giocare un ruolo di primo piano nella crisi ucraina per rafforzare i legami con Mosca a proprio vantaggio, in barba alla Nato cui la Turchia, almeno formalmente, ancora aderisce. Durante il colloquio telefonico ha insistito sull’importanza di adottare misure urgenti per un cessate il fuoco, che oltre alle ragioni umanitarie darebbe, secondo Erdogan, un’opportunità per lavorare a una soluzione politica, aprire corridoi umanitari e firmare un accordo di pace.

Sul fronte europeo l’unico che sta trattando con il Cremlino è il presidente francese Macron, innanzitutto perché la Francia in questo momento ha la presidenza di turno della Ue, ma soprattutto perché, dopo l’uscita di scena di Angela Merkel, Macron  è il leader europeo che Putin ritiene più autorevole ed affidabile, non fidandosi né del nuovo cancelliere di Berlino Olaf Scholz, né tantomeno di Mario Draghi considerato troppo filo Usa e filo Nato. Parlando dell’esito dell’ultimo colloquio Macron è apparso quasi rassegnato. “Putin è sempre molto determinato nel raggiungimento dei suoi obiettivi – ha detto – In particolare, Putin ha ribadito le sue esigenze per un negoziato: la ‘denazificazione’ dell’Ucraina, la sua ‘neutralizzazione’, il riconoscimento dell’annessione della Crimea e dell’indipendenza del Donbass. Tali obiettivi, secondo Putin, se non saranno raggiunti con il negoziato lo saranno con le operazioni militari”.

Eppure una carta l’Europa potrebbe giocarla e si chiama Angela Merkel. L’ex cancelliera tedesca è da sempre in ottumi rapporti con Putin e in passato ha spesso svolto proprio il ruolo di garante della Russia in Europa e nella Nato. Secondo molti sarebbe la persona più indicata per trattare con Putin e convincerlo a ritornare sui propri passi facendo leva appunto su una possibile riduzione delle sanzioni. Ma pare che da parte ucraina il nome della Merkel non sarebbe molto gradito proprio perché ritenuta troppo putiniana e sensibile alle richieste di Mosca. Ma una soluzione va necessariamente trovata. Eppure oltre alla Merkerl anche altri leader europei potrebbero essere considerati interlocutori affidabili da parte del presidente russo, iniziando in Italia da Silvio Berlusconi e Romano Prodi per esempio.

Come ha giustamente evidenziato il filosofo Massimo Cacciari in tv ieri sera ospite a “Non è l’Arena” di Massimo Giletti “con Putin si deve trattare, senza l’illusione che il suo regime possa collassare dall’interno. Segni di debolezza del presidente russo in patria non si sono visti, quindi sperare che possano crearsi spaccature nel governo ad oggi è pura utopia. Se si vuole evitare una carneficina bisogna andare a trattare con Putin, ci piaccia o no e questo compito spetta all’Europa”.

Purtroppo però l’Europa è molto latitante, ragione per cui di fronte ad una situazione di impasse di cui non si intravede alcuna via d’uscita, ecco che tentano di farsi strada altri attori; Israele e Turchia. Ma per la Ue questo è certamente un fallimento, perché la guerra ce l’ha in casa e sarebbe davvero il colmo se a risolvere la crisi ucraina  saranno attori stranieri. Sarebbe la prova provata dell’inconsistenza politica dell’Unione.

E qualche analista azzarda anche un’ipotesi simil complottista, ma non troppo. Dopo il disastro americano in Afghanistan, in Europa è maturata ancora di più la convinzione di dover creare un sistema di difesa comune, nella consapevolezza che continuare a fare affidamento unicamente sull’Alleanza Atlantica a guida Usa non sia più conveniente. Nessuno ha parlato di uscita dalla Nato, ma ci si è convinti dell’esigenza di rafforzare l’Europa all’interno dell’alleanza e non lasciare più il boccino nelle mani degli americani. Un movimentismo non gradito alagli americani che avrebbero avuto così tutto l’interesse ad acuire la tensione fra Russia ed Ucraina per far scoppiare la guerra e mettere in evidenza l’incapacità degli europei a gestire da soli una crisi del genere. E a quanto pare ci stanno riuscendo. Forse sarà puro complottismo, ma è un dato di fatto che l’Europa ancora una volta si è incartata e l’unica cosa che è stata capace di fare è seguire gli Usa sulla strada delle sanzioni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Basket: Nba. Denver batte New Orleans all’overtime, vince Milwaukee

Articolo successivo

Ucraina. Il flop dell’Occidente: comprare economicamente i popoli e le “armi pacifiche”

0  0,00