Consulta. In difesa del cognome paterno. Arriva la famiglia spezzatino

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Certo, ormai con famiglie frammentate, divise, molto spesso monogenitoriali, è ovvio che la sentenza della Consulta abbia un senso. Il cognome multiplo dei due genitori (cassata come illegittima l’automaticità del cognome paterno), appare oggi come più moderno, più di moda, più in linea con i tempi e presto sarà legge (se il legislatore si affretterà a farlo).

Una mezza vittoria comunque per tutti (come da filosofia pregressa del suo presidente Giuliano Amato). Gli smembratori della famiglia diranno che si tratta di una grande conquista sociale, che rende effettiva la parità delle donne dentro questo tanto criticato nucleo “arcaico” e medioevale; i tradizionalisti, dal canto loro, diranno che in fondo in caso di consenso tra marito e moglie o tra conviventi, il primato del cognome paterno resterà possibile.

Ma al di là delle ideologie, la questione rispolverata dalla Corte Costituzionale è veramente di lana caprina.
E’ solo una bandierina, un palliativo per chi non riesce a portare a casa battaglie vere, di effettiva uguaglianza di genere (parità di diritti, parità salariale, parità di accesso ai posti dirigenziali delle aziende etc).
Le battaglie storiche, al netto dei diversi significati religiosi, morali o civili, che le forze politiche e i cittadini hanno loro attribuito, sono state quelle sul divorzio, l’aborto; ma il tema di poter dare a un figlio il cognome della madre è veramente secondario, minimale.
Piace a quelli che hanno la “sindrome boldriniana” della vocale da aggiungere a ogni parola. Che si indignano se non dici sindaca, o ministra o assessora.

Le reazioni? Quelle della sinistra radical, liberal ci sono state: i vari esponenti gongolano. Latitano silenti, invece, la Lega e Fdi. Cosa vuol dire? Si confermano solo custodi di una sensibilità da mera campagna elettorale, o desolatamente lato destro dello stesso pensiero unico laicista?
Una cosa è certa, il cognome paterno non andava classificato come superiorità razziale dell’uomo, ma come ortodossia, coerenza identitaria famigliare.

Dietro un cognome ci sono una storia, una tradizione, un percorso generazionale che non doveva e non deve perdere la sua unità.
La sentenza della Consulta ha stoppato questa concezione, nel nome di una visione orizzontale della famiglia: la famiglia spezzatino.
Ma queste sono riflessioni antiche, da cittadino perdente rispetto a chi non comprende più i princìpi oggettivi, ma riduce la vita a una semplice pulsione dell’io; alla logica che ogni desiderio deve diventare un diritto.

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