Primo giorno “no mask”. Gli italiani tra ipocondria di massa e sensi di colpa

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Primo giorno senza mascherine. Ovviamente girando per Roma la prima cosa che si nota, è che in molti continuano a indossarle. La cosa sconsolante, specialmente i giovani.

E qui, le risposte possono essere tante: ignoranza rispetto alla legge, abitudine, pigrizia, psicosi. Perché una cosa è evidente: anni e mesi di propaganda terroristica e terrorizzante (propedeutica al ricorso salvifico e religioso del vaccino), hanno prodotto, creato, partorito, un popolo di ipocondriaci, di paranoici, di militanti mistici della mascherina, che si sentono protetti solo continuando ad usarla. E si credono pure perfetti cittadini, salutisti ed ecologisti.

Lo abbiamo detto e scritto tante volte: il Covid e la relativa narrazione del “Regime-Covid” (l’incontro tra interessi politici, istituzionali e sanitari) ha avuto il merito di tirare fuori le mascherine (psicologiche) che erano già in noi.
Purtroppo è noto, e i governi lo sanno bene, che la gente tra una libertà pericolosa e una sicurezza (si legga schiavitù) garantita, la voglia di vivere e la paura di morire, scelga sempre la seconda opzione.

E anche ora, il sistema (col suo pensiero unico), ci sta concedendo una pausa estiva rispetto alle disposizioni autoritarie (il mix tra modello cinese e Orwell), in attesa di un nuovo ritorno autunnale al confinamento privato e al distanziamento sociale. Lo stesso Decreto Draghi che ha calmierato il Green Pass e sospeso l’uso delle mascherine, se si legge bene tra le righe, non è propriamente una tana libera tutti, piuttosto una sospensione a termine: “Il governo, qualora le condizioni del contagio dovessero riproporsi, si riserva la facoltà di ripristinare le regole antecedenti”. Come volevasi dimostrare.

E i comportamenti registrati nel primo giorno senza museruola sono tutti, come c’era da aspettarselo, all’insegna degli effetti di mesi e mesi di propaganda.
Da un lato, i negozianti, atterriti dall’ipotesi di veder vanificate le loro attività da provvedimenti vessatori sul piano economico, per difendersi affermano che useranno ancora la mascherina; dall’altro, i politici, in primis il ministro Speranza, avverte: “Serve metterle. Noi continuiamo a consigliarle”. Tanto per ribadire una spada di Damocle che incombe sulle nostre teste.
Le solite video-star, frustrate dalla nuova visibilità degli esperti di geopolitica che, data la guerra in Ucraina, li hanno sostituiti nei panel tv, per recuperare terreno, hanno ripreso a cimentarsi nella solita comunicazione ricattatoria (in primis, Fabrizio Pregliasco): “Tutte le aperture facilitano la diffusione del virus, in autunno si prevedono nuove sciagure”.

Ma su un dato esperti, politici e lobbisti sanitari giocano la medesima partita: ingenerare sensi di colpa collettivi. Il solito ricatto morale che precede il ritorno di regole vessatorie. Non per responsabilità di chi guida le leve del potere, ma per “i popoli indisciplinati”. Che devono rimettersi in riga spontaneamente.
Una dittatura è vincente quando i sottoposti non hanno più bisogno del manganello per omologarsi: si adeguano spontaneamente.

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