Giovani depressi per il lockdown. E se fosse per il Regime-Covid?

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L’allarme è scattato, finalmente qualcuno se ne è accorto: i medici hanno cominciato a comunicare gli effetti mortiferi del lockdown, specialmente tra i giovani: +84% accessi ai servizi di neuropsichiatria, +200% di intenzioni a togliersi la vita, raddoppiati i numeri dell’anoressia e per la prima volta, sono cresciuti i fumatori.

Oltre a sottoscrivere questo allarme, occorre dire che si tratta però, solo di una parte della verità. Il lockdown è figlio non del Covid, ma della gestione etico-sanitaria e politica della pandemia. Parole come coprifuoco, distanziamento sociale, confinamento privato, oltre a richiamare un lessico bellico, erano e si sono tradotte in fatti concreti, che prima o poi, avrebbero portato a effetti dirompenti e tragici.
Una società si fonda sulla relazione, l’empatia, la socialità tra cittadini, se queste vengono a mancare, muore.

E il risultato è evidente. Un ammasso di zombie, di ipocondriaci, paranoici che continuano a indossare, contrariamente alle regole, quelle che ormai sono diventate “psico-mascherine”. E la ragione non è quella addottata per lavarsi collettivamente la coscienza (tipico prodotto dell’ipocrisia italiota), ossia il senso civico, la protezione verso gli altri, l’etica, ma solo la (legittima) paura di morire, che vince sempre rispetto alla voglia di vivere. Come la sicurezza (schiavitù) controllata, vince sempre su una libertà pericolosa.

In fondo, il “regime Covid” ha vissuto e intende continuare a farlo, proprio su ciò: un perenne stato emergenziale, dove gli interessi multinazionali farmaceutici e quelli politici, di controllo delle masse, convergono, coincidono.
Non a caso la comunicazione terroristica sul virus, mirata alla comunicazione salvifico-religiosa del vaccino, ha generato i giovani di cui sopra.
Del resto, con i grandi ridotti a criceti che girano sulla rotellina, che si accontentano di un passaporto per vivere, mangiare e lavorare, cosa potevamo aspettarci?

E i ragazzi, ovviamente, già dentro bolle autocentrate, autoreferenziali, causate dall’uso massivo e compulsivo dei social, della rete, si sono adeguati. Hanno ristretto ulteriormente il loro campo d’azione (già minimo), limitandosi al privato domestico, alla virtualità, alla vita parallela. Solo che alla fine, evidentemente, hanno scoperto che la vita era ed è altro.
E tra la forza di un riscatto e la frustrazione, l’impotenza, come dai numeri, hanno scelto di andarsene mentalmente e fisicamente.

Negli anni Settanta sarebbero scesi in piazza. Ora negano la realtà, o al massimo amplificano i loro vizi, l’evasione, si inventano risse senza senso, o manifestano per la seconda prova di italiano troppo difficile, si mettono in gonna per solidarietà nei confronti delle ragazze che confondono col loro vestiario la scuola per una discoteca, oppure si mettono in fila per 12 ore davanti a un negozio che vende nuovi cellulari. Quale reazione poteva nascere?
Domanda: più che depressione da lockdown perché nessuno si pone il problema del mal di vivere da vaccino?
Le 480 morti in Italia di under 40, in soli sei mesi del 2021, dopo il vaccino fanno riflettere. Ma nessuno si porrà il problema. Intanto le mascherine continuano a farla da padrone agli esami, grazie al ministro Speranza.

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