Verona, resa dei conti nel centrodestra. Tutti contro Meloni e Zaia

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Come avevamo previsto la sconfitta sicura di Verona ha scatenato i regolamenti di conti nel centrodestra, che ha perso una sua storica roccaforte.

Colpa delle divisioni e dello scontro che si è consumato fra due ex sindaci: Flavio Tosi, ex leghista oggi passato a Forza Italia e Federico Sboarina di Fratelli d’Italia che si sono candidati entrambi a guidare la città. E’ stato quest’ultimo ad andare al ballottaggio e a perdere con Damiano Tommasi. Flavio Tosi aveva proposto a Sboarina un apparentamento ufficiale con Forza Italia e le formazioni che lo avevano sostenuto al primo turno permettendogli di raggiungere il 24%, ma l’esponente di FdI ha rifiutato.

E come era inevitabile sono partiti i processi nei confronti dell’ex sindaco e di rimando della Meloni, accusata di non essere stata in grado di imporre a Sboarina l’apparentamento con Tosi. La somma di tutte le formazioni di centrodestra che si sono presentate divise al primo turno è pari al 60%, il che vuol dire che se la coalizione si fosse presentata unita non ci sarebbe stata partita. L’apparentamento con Tosi avrebbe probabilmente salvato la situazione impedendo la vittoria del centrosinistra, ma Sboarina è convinto che non si sarebbe vinto comunque, perché tanti suoi elettori non avrebbero approvato l’alleanza con l’ex leghista e avrebbero voltato le spalle al centrodestra. L’apparentamento infatti avrebbe stravolto gli equilibri nella maggioranza facendo perdere seggi alle liste che avevano sostenuto Sboarina incrementando invece quelli a sostegno di Tosi che inoltre avrebbe ottenuto spazio in giunta.

Punti di vista naturalmente, ed è oggettivamente impossibile avere la prova che le cose sarebbero andate diversamente; in caso di apparentamento con Tosi la matematica ci dice che Sboarina avrebbe vinto, ma la politica non è soltanto questione di numeri. Il fatto però che l’esponente di Fdi abbia chiuso le porte a Tosi rifiutandosi di sedere al tavolo con lui e discutere, è stato ritenuto dal centrodestra un “suicidio perfetto”.

La leader di FdI è soprattutto nel mirino del Carroccio in quanto ritenuta responsabile di eccessivo protagonismo. Le parole del senatore leghista Paolo Tosato a Il Fatto quotidiano non sembrano lasciare dubbi: “Il centrodestra ha ancora la possibilità di vincere, ma bisogna recuperare uno spirito unitario. Invece qualcuno ha manifestato la volontà di distinguersi, facendo il primo della classe. Questo ha allontanato i nostri elettori e ha aperto un’autostrada ai nostri concorrenti”. Ogni riferimento alla Meloni non è puramente casuale.

Ma anche FdI nelle ultime ore sembrerebbe aver scaricato Sboarina come confermerebbero le parole del coordinatore provinciale Luca Mascanzoni: “Sono stati commessi degli errori, andava portato avanti un dialogo su programmi diversi e sulle persone. Dovranno esserci dei chiarimenti, dovremo rimetterci in piedi in vista delle prossime scadenze elettorali, se serve, anche rivedere e cambiare la leadership”.

Matteo Salvini sembra si sia speso fino all’ultimo per favorire l’apparentamento, ma non tutti nella Lega hanno lavorato nella stessa direzione. Sicuramente non è stato dello stesso avviso il governatore del Veneto Luca Zaia accusato di aver invece fatto pressing su Sboarina per convincerlo a rigettare la mano tesa di Tosi. E’ lo stesso esponente forzista a denunciarlo: “Fosse andata come Matteo Salvini si augurava – attaca Tosi – ovvero ci fosse stato un accordo formale, saremmo qui a scrivere un’altra storia. Ma c’è stato un prima e un dopo che riguarda Zaia. Secondo i rumors di questi giorni, è lui che avrebbe telefonato a Sboarina rafforzandone la decisione di non volere apparentamenti. Dopo quella decisione è l’unico dei leader del centrodestra che ci ha messo la faccia a favore di Sboarina e ha registrato un video con lui”. Ricostruzione verosimile visto che i rapporti fra Zaia e Tosi sono rotti da anni. 

Insomma, tutti contro tutti è proprio il caso di dire, e come sempre avviene dopo ogni sconfitta ecco la parolina magica che ha ripreso a circolare nelle ultime ore: vertice del centrodestra. Ovvero l’ennesimo tavolo fra i leader della coalizione per rimettere insieme i cocci in vista delle prossime elezioni politiche dove tutti ripetono di voler andare uniti per vincere. Vertice che, come sempre avvenuto, si concluderà con l’ennesimo comunicato pieno di buone intenzioni.

Ma prima delle elezioni politiche della prossima primavera ci saranno le regionali in Sicilia il prossimo autunno e anche lì come sembra il centrodestra è tutt’altro che unito e compatto. E non è escluso che ancora una volta le buone intenzioni restino sulla carta, per fare spazio all’ennesimo regolamento di conti fra alleati sempre più divisi.

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