Bugie politiche. Il trasformismo italico, da Crispi a Di Maio

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“Quarta Repubblica” ha mandato in onda un divertentissimo servizio su Luigi Di Maio: un mega-racconto di quello che solennemente ha detto in questi anni e quello che ha sonoramente smentito, facendo esattamente l’opposto.
Ma di Pinocchio ce ne sono tanti in politica (e non solo). Lo stesso servizio può valere per la maggioranza dei leader di partito attualmente in servizio permanente effettivo, senza trascurare i padri della patria, anche loro non esenti da bugie istituzionalizzate.

Sul tema ci sono parecchie interpretazioni, nessuna esaustiva.
Cominciamo a dire che la politica non è una religione. Si veste di credo mistico, ma lo fa soltanto per scatenare molle fideistiche, idealismi di mera appartenenza, da opposte tifoserie, unicamente per ottenere i voti.
Chi pensa che la politica sia idealità è un ingenuo. E chi lo fa credere è un mestierante, se non un truffatore… di parole. Ma d’altra parte, la molla che scatta è come per l’innamoramento; se non avviene la scintilla non c’è il voto. Infatti, si vede dai numeri delle ultime consultazioni: niente amore, solo delusione, disimpegno e disaffezione (un cittadino su due non si reca alle urne).

La presa in giro su Di Maio – va ammesso – si presta maggiormente all’ilarità, perché l’ex capo politico dei 5Stelle ha sempre pronunciato con enfasi tutto lo scibile umano (compresi sfondoni linguistici, storici e geografici). Al governo populista con la Lega sovranista, al governo giallorosso col Pd (il partito di Bibbiano), e ora ai vertici col tecnocrate Draghi, figlio di quella élite bancaria, finanziaria filo-euro, che i grillini prima maniera, hanno odiato e dicevano di voler combattere, ed espressione di quella politica (incarnata dalla coalizione trasversale che regge la maggioranza), che volevano distruggere come una scatola di tonno (la casta italiana e di Bruxelles), con la benedizione di quel capo di Stato, Sergio Mattarella, ritenuto meritevole a suo tempo di impeachment.

E adesso il ministro degli Esteri pontifica con autentica normalità, “basta con i sovranismi, con i populismi, con le forze che attentano alla governabilità”. Assunti da perfetto conservatore.
Delle due l’una, o il grillismo è definitivamente sepolto, o da movimento liquido ha mutato veste per l’ennesima volta. Al punto che risulta estremamente difficile riconoscere pure le differenze tra Insieme per il Futuro e i 5Stelle di Conte: entrambi dicono di perseguire un progetto moderato, liberale, ecologista, per i diritti civili (due partiti-Recovery), e di appoggiare il premier. Con l’unica differenza forse, che Conte intende fare da spina nel fianco di Draghi, pungendo su qualche battaglia (la giustizia e le armi all’Ucraina); Di Maio è totalmente allineato e appiattito su Palazzo Chigi.

Naturalmente si può cambiare idea, ma deve essere il risultato di un processo lungo e serio di metabolizzazione e rinnovamento. Non così, usa e getta.
Invece, nella politica dei social, degli annunci che sostituiscono i fatti e delle narrazioni finalizzate al consenso, la propaganda la fa da padrona, è arduo illudersi che ci possano essere percorsi profondi e autentici.
Si chiama posizionamento della comunicazione politica, strategie che sono alla base di ogni frase dei leader. E se cambia il contesto, si è al governo, si è all’opposizione, ci si deve alleare, si deve litigare, cambia il perimetro e cambiano gli slogan.
E Di Maio, da questo punto di vista, è in ottima compagnia. In quanto a bugie, mutamenti lessicali a 360 gradi e amnesie.

Però c’è un’ipotesi di sfondo che nessuno ha sottolineato: la forza inclusiva e integrante delle istituzioni parlamentari che, da quando sono sorte (lo Stato unitario risorgimentale), sono riuscite a metabolizzare, cooptare, costituzionalizzare le forze di opposizione radicale al sistema, le forze antagoniste e rivoluzionarie, trasformandole addirittura nell’ossigeno stabilizzatore e riformatore delle medesime istituzioni.
Da De Pretis a Crispi, da Giolitti a Di Maio, i movimenti “pericolosi”, dai socialisti ai cattolici, ai radicali di fine Ottocento, fino ai grillini, non hanno avuto lo stesso inizio e la stessa fine?
Ciò non vuol dire ovviamente che Di Maio sia uguale a Giolitti. Ma conferma la forza divoratrice delle istituzioni parlamentari.

L’unico che al contrario, non si è costituzionalizzato, ma ha fascistizzato dall’interno le istituzioni è stato Mussolini (pur oggetto della consolidata manovra dall’alto, ordita da Giolitti col Blocco Nazionale del 1921). Con gli effetti che sappiamo. Ecco perché forse Grillo ha pensato nella fase più “anti” dei grillini, di fare una nuova marcia su Roma. Ma anche Grillo non è Mussolini. Al massimo è la copia di Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo Qualunque, vero papà ideologico del Movimento 5Stelle.

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