La strategia di Conte per rompere con Draghi

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Che nel Movimento 5Stelle una scissione dell’ala governista sia un’ipotesi sempre più concreta lo dimostrano le parole di Giuseppe Conte pronunciate al termine dell’assemblea congiunta dei parlamentari: “Se c’è qualcuno che vuole lasciare lo faccia subito” ha detto.

Alla fine la linea del presidente è prevalsa a maggioranza ed è quella di chiedere garanzie a Draghi in cambio di una rinnovata fiducia. Nessuna fiducia al buio quindi, ma impegni chiari da parte del premier sulle priorità del Movimento.

“Draghi deve valutare le condizioni e decidere il perimetro di questo percorso. La nostra linea è molto chiara e coerente – ha spiegato Conte – Il Paese è in una condizione davvero drammatica. Di fronte a questo l’atteggiamento di responsabilità ci impone di chiedere al presidente Draghi che le priorità da noi indicate vengano poste nell’agenda di governo. E proseguire a tutti i costi nella responsabilità di governo senza chiarire l’agenda sociale all’interno del governo, sarebbe questo sì un atteggiamento irresponsabile”.

Dunque i 5Stelle vogliono risposte chiare sui nove punti presentati da Conte a Draghi nelle scorse settimane prima ancora che scoppiasse la crisi di governo. Una posizione quella uscita dall’assemblea dei parlamentari che è servita per tenere insieme le anime del Movimento ed impedire rotture traumatiche. E in qualche modo Conte, almeno per ora, è riuscito nell’impresa, se è vero che l’ala governista capitanata dal ministro Stefano Patuanelli è sembrata allinearsi alle decisioni della maggioranza.

Scissione scongiurata dunque? Niente affatto. Il capogruppo alla Camera Davide Crippa a leggere le cronache, specie i fedeli resoconti de Il Fatto Quotidiano che sta sostenendo la linea anti Draghi, sarebbe stato redarguito da Conte durante l’assemblea per alcune sue iniziative non apprezzate e condivise. Con il presidente che avrebbe invitato il capogruppo a dimettersi qualora la linea uscita dall’assemblea fosse per lui difficile da sostenere domani in aula. Non solo, Conte come detto avrebbe chiaramente invitato i dissidenti ad uscire allo scoperto subito, senza aspettare domani, in modo da andare in aula con numeri certi. Si parla di un’iniziativa di Crippa e del ministro D’Incà, l’unico fra i ministri a non aver apprezzato la linea uscita dall’assemblea, per mettere in piedi un manipolo di deputati “responsabili” pronti domani a votare la fiducia alla Camera indipendemente da cosa decideranno i contiani dopo aver ascoltato il discorso del premier. I rumors riferiscono che gli eventuali responsabili non sarebbero più di venti, ma nelle prossime ore tutto potrebbe accadere. Inoltre pare che gli scissionisti non sarebbero intenzionati a raggiungere gli ex compagni e andare ad ingrossare il gruppo di Di Maio, almeno non per ora.

Ad ogni modo la sensazione che si ha è che Conte e i fedelissimi stiano cercando una strada per chiamarsi fuori ma evitando che possa essere addebitata a lui la responsabilità della rottura. Le parole del capo pentastellato del resto non lasciano spazio a dubbi: “Posso sintetizzare che la stragrande maggioranza degli interventi ha colto la forza e la coerenza della nostra posizione. Adesso la decisione non spetta a noi ma spetta al premier Draghi”.

Ma non solo, Conte chiede anche che il premier si faccia garante dei 5Stelle nei confronti degli alleati: “Non può sfuggire che ancora in questi giorni noi siamo insultati, siamo attaccati da forze politiche che sarebbero con noi in maggioranza. In questi giorni Renzi dichiara che andrà a depositare referendum contro il reddito di cittadinanza; Ipf ci calunnia tutti i giorni gravemente; Fi e Lega dicono che non vogliono assolutamente lavorare con noi. Attenzione, è un fatto serio. Il premier Draghi dovrà farsi garante se vorrà un clima di rispetto e leale collaborazione nei nostri confronti”.

Richieste che assomigliano tanto ad un tentativo di trovare un accordo sperando che non arrivi. Perché sarà molto difficile per Draghi impegnarsi su ogni singola richiesta dei 5Stelle considerando che alcune sono indigeribili per il resto della maggioranza (vedi i termovalorizzatori e le trivelle). E allora salvo colpi di scena tutto sembrerebbe confermare lo scenario delle ultime ore: ovvero un governo Draghi senza parlamentari e ministri di osservanza contiana, visto che anche l’ipotesi dell’appoggio esterno dei 5Stelle, dopo la linea uscita dall’assemblea sembra ormai poco credibile.

 

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