Conte vuole essere il Mélenchon italiano

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Stringono i tempi in vista della presentazione dei simboli e delle liste che correranno alle elezioni politiche del 25 settembre, tutti adempimenti previsti a ridosso del Ferragosto che quest’anno per la politica sarà tutto meno che il periodo delle ferie.

I partiti sono al lavoro per stringere gli accordi. Il centrosinistra è sicuramente il campo dove si sta faticando di più a definire i perimetri delle alleanze. Sembra ormai certo che il Pd di Enrico Letta punterà a presentarsi come prosecutore dell’agenda Draghi, e per questo motivo sono ormai sfumate le possibilità di un’alleanza con i 5Stelle. Ma se la chiusura a Conte sembra ormai definitiva, non è affatto chiaro con chi il Pd vorrà costruire una coalizione.

L’interlocutore privilegiato sembrerebbe Carlo Calenda e il suo partito Azione il quale però sta ponendo dei paletti ben definiti. Ad esempio il rapporto con le forze a sinistra del Pd come ad esempio Sel, Leu, i Verdi di Bonelli che Letta sarebbe deciso ad imbarcare. In più ci sono Renzi e Di Maio e tutta la pattuglia dei fuoriusciti di Forza Italia e del Movimento 5Stelle.

Il leader di Azione ha chiesto chiarezza sul perimetro delle alleanze a sinistra, e anche con Renzi e Di Maio i rapporti non sono affatto idilliaci, al punto che Calenda è tornato a ribadire nelle ultime ore che preferisce correre da solo che andarsi ad infilare in un’ammucchiata senza né capo né coda, come quella che Letta appunto starebbe tentando di mettere in piedi.

Chi sembra avere le idee chiare è anche Pierluigi Bersani che fra Conte e Renzi ha fatto chiaramente intendere di preferire il primo. Quindi se Letta insisterà con il chiudere le porte ai 5Stelle, una parte di Articolo 1 potrebbe anche rompere con i Dem come riporta La Notizia. E non è da meno Sinistra Italiana che ha fatto capire a Letta di non poter essere della partita se continuerà a puntare sull’Agenda Draghi (Fratoianni del resto è stato l’unico parlamentare eletto con Liberi e Uguali a non aver mai votato la fiducia al governo) e sull’alleanza con Renzi e Calenda.

Conte sembra tenere aperta la porta al dialogo con il Pd, ma il suo appare tanto un tentativo di addossare a Letta la responsabilità della rottura e della probabilissima vittora del centrodestra alle elezioni. Il presidente dei 5Stelle, rinforzato dall’appoggio pubblico di Beppe Grillo che nelle ultime ore ha difeso la linea del Movimento sulla crisi al governo Draghi e ha tirato bordate a Di Maio, sta lavorando alla costruzione di un soggetto di sinistra sognando di diventare il Mélenchon italiano. L’ex premier punta insomma a riportare in Parlamento un’area di sinistra sociale, ambientalista e radicale fortemente competitiva, sul modello appunto del leader francese grande vincitore delle legislative, che rappresenta oggi l’alternativa di sinistra a Macron.

Un blocco quello sognato da Conte che potrebbe concretizzarsi con l’arrivo di Luigi De Magistris, di Bersani, Errani, lo stesso Fratoianni, ovvero quella parte di sinistra che non vuol sentir parlare di Agenda Draghi, e che potrebbe contare anche sul rientro in grande stile di Alessandro Di Battista che pare pronto a candidarsi con il Movimento. Un progetto ambizioso che, visti i numeri dei sondaggi che comunque continuano ad accreditare i 5Stelle al di sopra del 10%, potrebbe riportare in Parlamento quella “sinistra radicale” che è assente sulla scena dal 2008, da quando l’autosufficienza veltroniana ne fece tabula rasa.

Settimane calde quelle che precederanno il Ferragosto, e non soltanto per le temperature ma soprattutto per le tensioni che renderanno davvero molto difficile raccogliere le macerie provocate dalla caduta di Draghi.

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