Bersani fa il “guastatore” e Letta non sta sereno

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Sono giorni che si vocifera di un Pierluigi Bersani spostato in direzione di Giuseppe Conte e contrario al progetto di Letta di costruire un fronte draghiano senza i 5Stelle.

Una prima conferma alle indiscrezioni è arrivata ieri sera, con Bersani ospite del programma In Onda su La7. Dichiarazioni che sembrano tanto una doccia fredda per Letta e un viatico per il capo dei pentastellati.

Ma cosa ha detto di tanto dirompente l’esponente di Articolo 1? “Escludere il M5s da un’alleanza? Innanzitutto bisogna chiedersi chi andrà a votare. Perché stando ai dati delle ultime amministrative, l’astensione è diffusa tra chi ha difficoltà economiche. In quella fetta di popolazione c’è la questione sociale. E allora la domanda da farsi è: diciamo qualcosa a queste persone, o vogliamo fare un governo senza popolo?”.

Poi incalzato sulla proposta del “campo largo” Bersani ha specificato: “Io penso, non da oggi, che si sarebbe dovuto lavorare in quest’anno e mezzo per comporre un campo progressista con Pd, ambientalisti, sinistra e Movimento 5 stelle. Io mi sento alternativo a chi propone flat tax, aliquota unica Irpef, a chi vuole cancellare il reddito di cittadinanza, a chi dice no al salario minimo, allo ius scholae, alla ius soli, al ddl Zan e alla legge sul fine vita”.

Insomma, un campo largo molto diverso da quello cui sta lavorando il segretario dem che punta ad un’alleanza con Leu, Sinistra Italiana di Fratoianni, Socialisti, Verdi ma senza M5S. Alleanza da estendere poi ad Azione di Carlo Calenda, a Luigi Di Maio e ai draghiani del centrodestra (Brunetta e Gelmini) ma non ad Italia Viva di Matteo Renzi che sarebbe indigesto a tutti, compreso Calenda. Ma pare che nelle ultime ore le posizioni si siano ammorbidite molto nei confronti dell’ex sindaco di Firenze che continua del resto ad avere molti sostenitori al Nazareno.

Prove tecniche di avvicinamento fra Bersani e Conte con l’obiettivo di costruire un campo di sinistra alla Mèlenchon? Troppo presto per dirlo, ma è evidente che l’ex segretario ha in mente un altro campo progressista che mal si concilia con quello auspicato da Letta e niente affatto ispirato all’agenda Draghi. Non solo. Bersani sembra delineare molto bene i confini di questo campo, includendo il Movimento 5Stelle ma non nominando né Calenda, né tantomeno Renzi. Ed è altresì evidente che specificando di essere alternativo a chi vuole cancellare il reddito di cittadinanza, il riferimento è anche al leader di Azione e a quello di Italia Viva.

E gli stessi concetti li aveva ribaditi anche Nicola Fratoianni dando la sua adesione al campo progressista di Letta, ma bocciando l’agenda Draghi, auspicando un’alleanza con i 5Stelle e manifestando scarso entusiasmo nei confronti di un’alleanza con Calenda che aveva appena definito tanto lui che i Verdi di Bonelli “frattaglie di sinistra”.

Calenda inoltre continua a porre condizioni al Pd, la più pesante della quale è l’indicazione di Draghi come futuro premier in caso di vittoria del centrosinistra. Richiesta irricevibile per il Nazareno dove sanno benissimo che candidare Draghi premier spingerebbe fuori tanto Bersani e company che Fratoianni e i Verdi. Ma il leader di Azione vuole risposte chiare dal Pd e soprattutto che scelga chiaramente di farsi garante della prosecuzione dell’agenda Draghi.

Insomma, Letta si è incamminato su un sentiero molto impervio, stretto fra l’esigenza di unire i draghiani  e quella di allargare il più possibile il perimetro delle alleanze, sapendo perfettamente di non poter contare per vincere soltanto sull’apporto dei fedelissimi del premier dimissionario, ma di aver bisogno anche di una gamba di sinistra. Ma come si può tenere insieme chi vuole portare avanti l’agenda Draghi con chi fino alla scorsa settimana stava all’opposizione dell’esecutivo come Fratoianni e i Verdi? E come conciliare l’idea di campo progressista di Bersani che contempla la presenza essenziale di Conte e dei 5Stelle, con il centrosinistra alla Renzi e Calenda?

E intanto Conte sull’altra sponda attende gli eventi: se passa la linea Bersani è possibile una nuova alleanza Pd-M5S – sinistra senza Calenda e draghiani vari costretti a quel punto a dar vita ad un polo centrista; se invece come è probabile Letta terrà il punto sull’agenda Draghi, sul no ai 5Stelle, sull’alleanza privilegiata con Calenda, e alla fine pure con Renzi, a quel punto potrebbero essere le forze a sinistra del Pd a spostarsi in direzione di Conte. Le prossime settimane da questo punto di vista saranno decisive, ma è chiaro che le parole di Bersani non permettono a Letta di stare sereno.

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